Il grillo parlante. Il mercato autarchico. Il Milan e gli altri
E la Superlega no, perchè c'è il ricatto. E lo Stadio no, perchè c'è Monguzzi. E il Decreto crescita no, perchè c'è il "grillo" parlante. Tutto no, sempre no. E così è difficile andare a competere in Champions League contro le big europee che hanno un mondo di ricavi e di stadi in mano, tutto spudoratamente dalla loro parte. "Grillo" tra virgolette perchè pensare che ci potesse essere qualcuno peggio del ministro "grillino" anti-calcio Spadafora, era difficile da credere. E invece hai visto...Tranquillo andremo a giocare la Champions League a Old Trafford e al Parco dei Principi come ci è stato detto di fare, con i giovani italiani, che hanno bisogno di tempo e di pazienza, ma almeno poi che qualcuno che ha molta più bocca che pazienza ci risparmi anche i danni con i soliti commentini da tifoso da bar, visti i danni molto più rilevanti che ci ha fatto con una visione da orticello sule agevolazioni fiscali. Una visione che non tiene conto dell'alta competitività europea con cui dobbiamo misurarci ogni giorno, ogni settimana, ogni anno si spera. E quando faremo i conti di quanto arriverò nelle casse dello Stato dal gettito fiscale relativo a operazioni calcisticamente minori SENZA Decreto crescita rispetto a quanto incassavano con operazioni di livello più alto CON il Decreto applicato, ci divertiremo. Amaramente, ma lo faremo. Mi spiace ritrarre un mondo del calcio italiano conflittuale rispetto ai politici di ogni schieramento, ma così è. Inerti sugli stadi, vecchi nella considerazione della filiera industriale (ci chiamano "squadre", quando in realtà siamo brand iconici alle prese con una competizione globale), egoisti nell'iniettare populismo, per puro e presunto tornaconto elettorale, nell'unica cosa che dava sollievo ai club per operare nel tentativo di soddisfare milioni di tifosi. Sono arrivato ad una conclusione: i politici di ogni ordine e grado sono gelosi e invidiosi della popolarità dei protagonisti del calcio, E agiscono, o non agiscono, di conseguenza. Anzi non perdono l'occasione di fare dichiarazioni sul calcio, così qualcuno si accorge che esistono anche loro.
Visione da orticello, quindi, visione chiusa, Direi autarchica. Proprio così, ad esultare sono i sindacalisti italiani e gli agenti italiani. Che non ne potevano evidentemente più dell'oasi di libertà che ci si era costruiti, fuori dalle solite camarille. Cosa sono le camarille? Quelle di giugno, del pranzetto e dello scherzetto, per parlare delle cose che si vedono in superficie. Anche se poi il reticolo è molto più complesso e più ampio. Le solite camarille certo che sì, per fuggire dalle quali sono aria pura le trattative in Premier, in Olanda, in Spagna, ovunque volete voi ma fuori dal mercato italiano. Sapete cos'è il mercato italiano? Gli scambi fra amici, fra alleati di Lega, le operazioni sempre fra una società e l'altra (e non mi riferisco minimamente a vicende milanesi, seguitele bene TUTTE le traiettorie), e il solito meccanismo. Quelle per cui se Milan, Inter e Juve vogliono in giocatore da un club italiano, a solo pronunciarne il nome costa 20 milioni, se fai anche il cognome il prezzo sale a 40. Ma se poi sono le altre a chiedere alle solite tre un giocatore, eh beh no dai prestito, e le solite tre devono anche contribuire all'ingaggio. Non voglio contaminare il sacrosanto fronte comune delle 20 squadre di Serie A sul Decreto crescita, ma così è se vi pare. E anche se non vi pare. Che continui ad esserci il fronte comune, ma non solo adesso. Anche domani e dopo domani.
Non voglio trascurare Milan-Sassuolo, che per noi è fondamentale, ma quando ce vo ce vo. Leggo e percepisco, in giro, social soprattutto, un tentativo subdolissimo di sminuire i mega problemi di altri con la situazione del Milan. Ciascuno è padronissimo delle proprie vicende e delle proprie scelte e non ho elementi e conoscenze per entrare nel merito, ma se a situazioni diverse viene accostato il Milan allora, se permettete, commento. Intanto il Milan. Chiuda la bocca per sempre chi pensa che il Milan sia in vendita o oggetto di aste. Il Milan, a maggior ragione, visto il contesto di cui parlavamo prima, cerca possibili collaborazioni o investimenti per fare crescere il club. Il Milan ha il bilancio in attivo, non in passivo. Il Milan non ha esposizione debitoria, punto e non vado oltre. Il Milan fra due anni salderà il debito contratto per finanziare una acquisizione, non per tirare a campare. E le cifre sono vicine, 550 milioni fra due anni da una parte, 400 fra pochi mesi dall'altra. Quindi evitiamo di accostare mondi e pianeti estranei fra loro, conti che non sono nemmeno lontani parenti. E noi andiamo in campo stasera a San Siro senza pensare agli infortuni, ma solo ai meravigliosi 70mila e oltre: con i giocatori che abbiamo, senza alibi, dobbiamo essere perfettamente in grado di far bene stasera anche contro l'avversario forte che ben conosciamo. Forza.


