Ramos a DAZN: "Qui per fare la storia. Non mi importano i gol, voglio vincere lo Scudetto"
Gonçalo Ramos, nuovo centravanti del Milan, pagato a un prezzo di record dal PSG, è stato intervistato in esclusiva da DAZN in vista del big match di domenica sera contro la Juventus. Le sue dichiarazioni integrali.
Sulle sue aspettative in rossonero: “Sono qui per fare la storia del Milan, così come chiunque venga qui: vogliamo fare la storia in prima persona. Il Milan è già la storia, noi vogliamo renderla migliore e conquistare altri trofei, più vittorie e tutto il resto”.
Sull'essere l'acquisto più caro della storia del club: “Non penso tanto al prezzo con cui sono stato pagato ma piuttosto alla fiducia che il club ha riposto in me. Per me è un buon segno che abbiano pagato tanto per me, significa che credono in me: si fidano di me. Perciò devo dimostrare il mio valore e aiutare il club a vincere. È motivazione e pressione, ma una pressione positiva. Non penso ci sia una soluzione per gestire la pressione: chiunque si trovi in questa situazione la sente e dipende anche dalla persona. A me piace molto la pressione, sono momenti positivi e importanti: non c'è pressione in momenti che non contano nulla. Ti alleni ogni settimana e ogni giorno ma nell'allenamento non c'è la pressione: puoi sbagliare, puoi migliorare... Ma quando arrivi in partita c'è la pressione e a me piace molto: è un buon segno perché significa che stai facendo qualcosa di importante e che puoi fare qualcosa di importante”.
Sull'importanza di fare gol: "Ho l'arroganza di voler segnare? Mi piace pensarla così: il mio lavoro è segnare ma questo dimostra anche la mia mentalità e il modo in cui lavoro ogni giorno, non solo nella partita. Cerco di fare tutto nel modo giusto per essere più vicino possibile al gol e ovviamente non è una bella sensazione sbagliare i gol: nessuno vuole sbagliare ma è importante gestire questa situazione perché se dopo che sbagli un gol nei primi minuti, non puoi aiutare la squadra o segnare il gol dell'1-0, non puoi essere importante. Se lasci che queste cose ti colpiscono, credo che finisce già la tua partita"
Sulla mentalità da trasmettere ai compagni: "Credo di essere già un calciatore esperto perché ho imparato molto dai calciatori con cui ho giocato nella mia carriera: in Nazionale, al Benfica e a Parigi. Anche qui sto ancora imparando ogni giorno. Ho già vinto alcuni trofei, anche molto importanti: è un bene che io possa portare un po' della mentalità vincente alla squadra. Il modo migliore per farlo è lavorare duramente e ogni giorno, così diventa contagioso: voglio provare a farlo"
Sulla sensazione del primo gol a San Siro: "È stata una sensazione fantastica segnare in casa, sentire i tifosi e la magia dello stadio. È stato bello anche mostrare un po' di me stesso: hanno potuto vedermi al lavoro e segnare un gol, bello passare questo messaggio ai tifosi e sentire il loro sostegno"
Sull’obiettivo della stagione: “Per me sarà una stagione positiva se vinciamo lo Scudetto, non mi interessa dei gol. Se vinciamo lo Scudetto è una stagione positiva. Se ne segno 100 e arriviamo settimi non serve a nulla. Voglio vincere più di segnare i gol: per me è la cosa più importante, anche se non segno così tanto”.
Sul primo ricordo che ha del Milan: “Non ho un primo vero ricordo del Milan, ma da piccolo mio padre mi parlava sempre del Milan. Era il suo club preferito, è cresciuto guardando il Milan vincere tutto e il suo sogno era giocare al Milan un giorno. Per me il ricordo è stato mio padre che mi parlava del club, non una partita o un gol in particolare”.
Sul rapporto con suo padre: “Ogni volta che gioco parlo sempre con mio padre, è la prima persona con cui parlo dopo una partita per vedere cosa posso migliorare e cosa ho fatto bene e male. È il mio allenatore nella vita, mi capisco molto e ho imparato tanto da lui. È bello averlo al mio fianco perchè mi dice solo la verità e vuole aiutare: non mi dice le cose positive solo per farmi stare bene. Vuole mettermi sempre nella giusta strada. Il suo miglior consiglio? Non ce ne è uno in particolare ma credo che sia tutto quello che mi dice ogni giorno, dopo ogni partita, parlandomi delle cose che posso migliorare”.
Sulla sua famiglia: “La famiglia è importantissima per me: ci sono sempre, mi aiutano a staccare un po' dal calcio perché è importante godersi un po' di tempo con i propri cari, stare con loro e fare qualcosa con loro. Pensare ogni giorno all'allenamento e al calcio non credo sia salutare, quindi ho bisogno di godermi il tempo con la mia famiglia. Loro sono con me nei momenti negativi e positivi. È bello avere questa stabilità nella mia vita. Io credo che mio figlio si ricorderà solo del Milan perché è troppo piccolo per ricordarsi di Parigi o di quello che è successo con la Nazionale fin qui: inizierà a ricordarsi da adesso"
Sul suo primo ricordo legato al calcio: "Sin da quando ho memoria ho sempre avuto un pallone da calcio tra i piedi, giocando sin da quando avevo due anni. A quattro anni ho iniziato in una squadra che si chiamava Olhanense ad Algarve. Mi ricordo il mio primo allenamento: non avevano neanche una squadra per me e dovevo giocare con i bambini di due anni più grandi di me".
Su quanto è stato difficile il suo percorso fino al Milan: "Penso che andare a vivere da solo a undici o dodici anni è stato difficile. Non mi immaginavo di andare via senza la mia famiglia, nemmeno i miei genitori credevano che sarei stato lontano così a lungo. È stato difficile nei primi sei mesi ma dopodichè insegui i tuosi sogni, giochi, ti alleni, stain con i tuoi compagni ogni giorno. La parte più difficile sono stati i primi mesi ma dopo quelli ero pronto e non pensi più di lasciare questo sogno. Il mio sogno è vincere tante cose con il Milan e aiutare il club a tornre a vincere un po' di titoli, fare un po' di magie con i miei compagni"
Sul peso della maglia numero 9: "Tutti mi hanno parlato della maledizione della maglia ma non penso molto a questo. Olivier Giroud ha giocato qua poco tempo fa e non è stato condizionato. Per me è un onore vestire il numero 9 del Milan, è una maglia pesante. Mi piace molto indossarla e spero di segnare tanti gol"
Su Ruben Amorim: “Quando Amorim mi ha chiamato mi ha detto che contava su di me e che se fossi venuto qua sarei stato importante per il progetto. Mi ha detto che potevo aiutare il Milan con gol. Mi ha chiamato quando ero al Mondiale, a luglio. Sono andato in camera e abbiamo parlato: è stato molto facile. Un momento che ricorderò per sempre”.
Sui compagni: "Il rapporto migliore lo avevo con Rafa ma ora è andato in un altro club. In generale mi trovo bene con tutti, abbiamo un sacco di giocatori nello spogliatoio che parlano francese e poi c'è anche Diego Moreira che parla con me in portoghese. C'è Mario Gila con cui parliamo spagnolo. Anche con Chukwueze mi trovo bene ma in generale parlo con tutti, è facile stare nel nostro spogliatoio e nella nostra squadra"
Preferisci il Pistolero o lo Stregone? "Preferisco il Pistolero. Mi chiamavano lo Stregone quando ero più giovane nelle giovanili del Benfica ed era una piccolo scherzo con le persone che c'erano lì"


