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Milan, Ramos: "Amo la pressione, la 9 non mi pesa. Stagione positiva se vinciamo lo scudetto"

Milan, Ramos: "Amo la pressione, la 9 non mi pesa. Stagione positiva se vinciamo lo scudetto" TUTTOmercatoWEB
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Gaetano Mocciaro
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Gaetano Mocciaro
Oggi alle 12:30Serie A

Gonçalo Ramos ha rilasciato una lunga intervista a DAZN. Il portoghese racconta le prime impressioni da quando veste la maglia del Milan, la scelta di mettersi in gioco in rossonero dopo aver vinto tutto col Paris Saint-Germain

Sei qui per fare la storia del Milan?
"Certo. Non solo io, ma penso che chiunque arrivi in questo club voglia fare la storia del club in prima persona. Il Milan, già di per sé, è la storia. E noi vogliamo renderla ancora migliore e conquistare altri trofei".

Come riesci a convivere con il fatto di rappresentare anche il sogno dei tifosi?
"Non penso a quanto il club ha pagato per me. Penso più alla fiducia che il Milan ha riposto in me. Per me è un buon segnale che abbiano pagato tanto per me. Significa che credono in me e mi piace vederla così: è fiducia, si fidano di me. Quindi devo dimostrare il mio valore, devo aiutare la mia squadra a vincere. Quindi è tutta motivazione. È anche pressione, ma una pressione positiva".

Sempre sul gestire la pressione
"Non penso che si possa avere una soluzione per gestire la pressione. Penso che chiunque si trovi in questa situazione la senta. E poi dipende dalla persona. A me piacciono molto i momenti di pressione, perché sono momenti belli. Senti davvero il momento e sono momenti importanti. Non senti pressione nei momenti che non contano. Ti alleni ogni giorno ma in allenamento non senti la pressione. Quando arrivi alla partita, alla grande partita, lì senti la pressione. E personalmente mi piace molto, è un bel segnale".

Ancora sulla gestione della pressione
"Mi piace pensarla così anche perché, in fondo, il mio lavoro è segnare ma questo mostra anche la mia mentalità e il modo in cui lavoro ogni giorno, non solo in partita. Cerco di fare tutto nel modo giusto per essere più vicino possibile al gol e naturalmente non è una bella sensazione sbagliare un gol. Nessuno vuole sbagliare ma è importante saperlo gestire perché se dopo aver sbagliato un gol nei primi minuti continui a pensarci tutta la partita, non puoi aiutare la squadra. Quindi se lasci che questo tipo di cose influenzi la tua mentalità penso sia la fine della tua partita".

Sull'esperienza al servizio del Milan
"Penso di essere già un giocatore esperto perché ho imparato molto dai giocatori con cui ho giocato durante la mia carriera: in Nazionale, al Benfica, al Paris Saint-Germain e anche qui. Sto imparando, lo faccio ogni giorno. Però ho già vinto alcuni trofei, anche molto importanti. Quindi è bello poter portare un po' di DNA e una mentalità vincente alla squadra. E il modo migliore per farlo è lavorare duro ogni giorno. È qualcosa di contagioso e voglio provare a fare questo".

Sul primo gol in rossonero
"È bellissimo, una sensazione incredibile. Segnare in casa, sentire i tifosi, la magia dello stadio. Ed è bello poter mostrare un po' di me stesso e far vedere che possono vedermi lavorare e segnare dei gol".

Sugli obiettivi
"Per me sarebbe una stagione positiva se vincessimo lo scudetto. Non mi interessa il numero di gol. Se segno 100 gol e finiamo al settimo posto non conta niente. Per me la cosa più importante è vincere, anche se non dovessi segnare tanto".

Il primo ricordo del Milan
"Non c'è un ricordo particolare ma mentre crescevo mio padre mi parlava tanto del club, era la sua squadra preferita. È cresciuto vedendo il Milan vincere tutto. Questo è il mio ricordo, mio padre che parla molto del club. Non una partita in particolare".

Ancora sul padre
"Ogni volta che gioco voglio parlare con lui. È la prima persona a cui chiedo della partita: cosa ne pensa, in che cosa posso migliorare... è come il mio allenatore nella vita, perché mi capisce molto ed è mio padre. Naturalmente ho imparato molto da lui ed è bello averlo al mio fianco perché dice sempre la verità. Se vuole aiutarmi, non mi dice solo cose belle per farmi contento. Vuole indirizzarmi sulla strada giusta".

Sull'importanza della famiglia
"La famiglia è importantissima, tutti ci sono sempre per me. Mi aiutano a staccare un po' dal calcio perché è importante godersi il tempo con la propria famiglia. Pensare ogni giorno all'allenamento o alla partita non è salutare. Hai bisogno della tua famiglia e loro sono con me sia nei momenti belli che nei momenti brutti".

Sul figlio piccolo che crescerà milanista
"Sta crescendo adesso e probabilimente ricorderà solo il Milan perché è troppo piccolo per ricordare il Paris Saint-Germain".

Sui primi passi da calciatore
"Da quando ho memoria sono cresciuto col pallone tra i piedi. Giocavo già a uno o due anni e poi a quattro ho iniziato a giocare in un club che si chiamava Olhanense. E ricordo il mio primo allenamento lì. Non avevamo nemmeno una squadra per la mia età, dovevo giocare con i ragazzi di sei anni".

Sui sacrifici fatti
"Andare a vivere da solo a 11-12 anni è molto difficile. Non riuscivo a immaginarmi senza la mia famiglia, nemmeno i miei genitori credevano davvero che sarei rimasto lontano così a lungo. Probabilmente i primi sei mesi sono stati difficili ma alla fine stai seguendo il tuo sogno. Ti alleni, giochi, vivi ogni giorno con i tuoi compagni. Diventa la tua vita e non pensi più di tornare indietro".

Un suo sogno
"Il mio sogno è vincere tanto al Milan e aiutare la squadra a tornare a vincere trofei e fare qualcosa di magico".

Sulla maledizione della numero 9 al Milan
"No, ma mi hanno parlato della maledizione della maglia numero 9. Non ci penso molto, perché c'è stato Giroud e per lui non era una maglia maledetta, quindi per me non è un problema. È un onore indossare la numero 9 al Milan, è una maglia pesante ma significa anche fiducia e mi piace davvero indossare questa maglia e spero di segnare tanti gol".

Sull'influenza di Amorim per il suo arrivo al Mialn
"Ero già convinto dal club, perché è il Milan. Ma quello che mi ha detto l'allenatore è che contava su di me e che se fossi venuto qui sarei stato importante. Voglio far parte di un progetto in cui mi sento importante, in cui posso aiutare la squadra".

Sulla chiamata di Amorim
"Ero al Mondiale e lui mi ha chiamato. Quindi sono andato in camera, ho parlato con lui ed è stato molto semplice. Me lo ricorderò sempre".

Sul rapporto con i compagni di squadra
"Il rapporto migliore probabilmente lo avevo con Rafa (Leao), ora è andato in un altro club ma penso che in generale io mi trovi molto bene con tutti perché nello spogliatoio ci sono molte persone che parlano francese e anch'io parlo francese. Ora c'è Diego (Moreira) che parla portoghese con me. C'è Mario (Gila) che parla spagnolo. Anche con chukwueze mi trovo molto bene ma in generale parlo con tutti".

Cosa gli manca del Portogallo
"Mi manca il cibo portoghese, anche se il cibo anche qui è molto buono".

Cibo preferito in Italia?
"Probabilmente la Carbonara".

Sul cibo portoghese
"Anche in Francia non era male ma penso che in Portogallo si mangi davvero bene".

Piatto portoghese preferito
"Choco"

Sul soprannome
"Preferisco 'Pistoleiro' per le pistole. Mi chiamavano 'O Feticeiro' quando giocavo nelle giovanili del Benfica, era una specie di piccolo scherzo con le persone dell'Academy".

La cosa più importante nella vita?
"La mia famiglia"

La cosa più importante nel calcio?
"Vincere".

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