Musah, Rabiot, Modric: incastri e scelte impopolari per il bene del centrocampo
Ruben Amorim è stato schietto e sincero anche su Luka Modric e la sua prestazione di ieri contro la Lazio, insufficiente (come il resto dei compagni nel primo tempo). Schietto, ma non distruttivo o irrispettoso, anzi. Il tecnico portoghese ha praticamente rigirato la frittata, responsabilizzando tutti gli altri giocatori e dando una carezza al croato, parso comunque in difficoltà tecnica e non solo fisica. Una partita storta può capitare a tutti.
Dicevamo di Amorim. È stato molto lucido nell'inquadrare il problema, che non può essere Modric. Il problema è arrivato a causa dello scarso controllo che ha avuto la squadra in fase di possesso e nell'enorme difficoltà di attaccare in maniera organizzata e organica: "Dobbiamo essere davvero bravi con il pallone per far sentire Luka a suo agio nella partita. Se trasformiamo la gara in continui capovolgimenti di fronte e corse all'impazzata, non è il tipo di partita per Luka. Ed è per questo che abbiamo cambiato impostazione nel secondo tempo inserendo Musah: avevamo capito che ci serviva un po' più di passo in mezzo al campo. In più penso che Luka si abbassasse troppo vicino ai centrali di difesa, trovandoci così con quattro giocatori solo per iniziare l'azione e con meno uomini tra le linee. Possiamo giocare con Luka e lo abbiamo dimostrato nelle ultime partite, ma per farlo dobbiamo trasformare la gara in un dominio di possesso e controllo. Se la trasformiamo in una gara di corsa, per lui diventa impossibile".
Una considerazione giusta, che però fa sorgere ulteriori domande. Il Milan di oggi, a metà settembre, è pronto a fare una gara di dominio e controllo attraverso il controllo del pallone? Se non lo è, è più giusto "correre ai ripari" inserendo giocatori più fisici oppure insistere su chi in rosa è il migliore a farlo sperando che il resto della squadra si abitui a questo tipo di mentalità? Domanda da cento milioni di dollari a cui dovrà dare una risposta proprio Amorim, che è l'unico ad essere sempre a stretto contatto con i calciatori di settimana in settimana. L'allenatore portoghese in queste prime uscite ha sperimentato molto, non trovando mai fin dall'inizio la chiave di volta vincere le sfide, ma dimostrando comunque una buona capacità di lettura e analisi per intervenire a gara in corso.
A questo punto la prossima domanda è: contro il Benfica, squadra europea abituata a giocare in modo offensivo, su che tipo di centrocampo bisognerà puntare? Musah ha dimostrato di essere al top dal punto di vista fisico e dell'intensità, mentre per quanto riguarda la gestione della palla va spesso in diffocltà quando deve pensare e fare delle scelte. Modric l'esatto contrario.
Ma che la scelta ricada su uno o sull'altro il resto della squadra deve capire che un primo tempo come quello dell'Olimpico è stato gravemente insufficiente e non è possibile affrontare impegni ufficiali con quella pochezza e quella mancanza di energia. Anche perché in Europa difficilmente si trovano squadre che giocano solo un tempo: la mentalità comune è quella di continuare a martellare ed insistere ad attaccare. Ha fatto bene Amorim a voler responsabilizzare il resto della squadra: anche perché avere un calciatore del livello di Modric in rosa è un privilegio per pochi, anche se il croato ha 41 anni. L'anno scorso ha dato tutto e anche di più, è arrivato il momento che i compagni gli diano anche qualcosa in cambio.


