Pronto, c'è Jashari? Lo svizzero delude ancora: non può essere lui l'erede di Modric
Niccolò Crespi
E' inutile sparare a zero solo sui singoli dopo una sconfitta così, come quella arrivata ieri sera contro gli ungheresi del Ferencvàros. Focus e riflessioni su quanto visto in campo però, sì è lecito e doveroso farlo. L'argomento è quindi sulla partita di Ardon Jashari e in generale su tutto il momento vissuto dallo svizzero, oggi mai continuo e decisivo da quando veste la maglia del Milan.
JASHARI E' PRONTO?
Una domanda quasi scontata. Un giocatore come Jashari può essere pronto a fare il titolare nel Milan in assenza di un gigante come Luka Modric? La risposta è no, chiaramente. Nulla contro il ragazzo, che nella scorsa stagione non ha mai saputo dare continuità alle sue prestazioni, complice sicuramente il grave infortunio a settembre e il particolare rapporto con Allegri e il suo modo di stare in campo. Però, almeno con Amorim lo svizzero ha avuto modo di dare lustro alle sue partite. Il risultato? Poco, pochissimo. Jashari è timido, si nasconde spesso dietro l'uomo e tende sempre a fare la stessa giocata. Un appoggio corto, un lancio mai realmente a scavalcare l'uomo. In porta non calcia quasi mai, l'unica volta, a memoria, quando a Udine sulla respinta maldestra di Okoye, Hutchinson ha trovato il suo primo gol al Milan. Ma così, caro Ardon non basta. Per dare un senso all'esoso investimento speso nella scorsa estate, servirebbero più segnali, anche di personalità dallo stesso giocatore. L'occasione in Europa League era ghiotta, e Jashari così come tutta la barca è affondato in un primo tempo surrale e assurdo.
I TRISTI NUMERI IN ROSSONERO
Con la maglia del Milan, il centrocampista svizzero ha giocato pochissimo. Ad oggi nemmeno 30 partite ufficiale (29) condite da solo due assist. Pochissimo.


