Caos arbitri, AIA verso il commissariamento. Ma la FIGC aspetterà l'appello: il punto
Come ci si aspettava, la squalifica del presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, ha basi abbastanza solide. Almeno, a leggere le 23 pagine di motivazioni, depositate oggi dal Tribunale Federale Nazionale. Nonostante questo, ai piani alti della FIGC resta l’idea di aspettare il giudizio di appello. Il commissariamento dell’AIA è dietro l’angolo, praticamente inevitabile se la sentenza non sarà ribaltata - e le possibilità sono basse, ma l’alea è il bello del giudizio -, però dovrebbe diventare realtà tra almeno un mese.
Perché il commissariamento. Lo scorso 12 gennaio - le motivazioni sono state pubblicate appunto oggi - il TFN ha squalificato per 13 mesi il presidente Zappi, per la spinta “irregolare” affinché Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, designatori di Serie C e D, si dimettessero, lasciando spazio a Daniele Orsato e Stefano Braschi. Da sola, un’inibizione così lunga porterebbe alla decadenza del presidente, che peraltro in passato aveva già accumulato altri dieci mesi (il limite per avere cariche di presidenza è di 12). In base al combinato disposto dell’articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc e dall’articolo 15 del Regolamento AIA, la decadenza è da pronunciarsi solo a seguito di sentenza definitiva, e cioè dopo che il processo ha concluso il suo percorso a livello di giustizia sportiva endofederale, ovvero TFN e Corte d’Appello Federale. In questo contesto, la decadenza diventa però un aspetto quasi secondario: l’AIA, ragionano in FIGC, non può avere un presidente inibito per oltre un anno.
Ma si aspetterà l’appello. Questione di forma, più che altro: solo l’assoluzione in secondo grado “salverebbe” la poltrona di Zappi, che ha sempre contestato - sia a livello procedurale che nel merito - l’intera inchiesta e i cui legali sin da subito hanno promesso il ricorso. Da oggi, hanno 7 giorni per presentarlo, e poi la discussione (con successivo provvedimento) sarà da fissarsi entro 20 giorni. Risultato: se ne riparla tra 15 e 20 febbraio. Anche un forte sconto non basterebbe a cambiare le idee di Gabriele Gravina, che studia già la rosa dei nomi per il ruolo di commissario, ma il presidente federale non si muoverà prima dell’appello. Salvo sorprese: tecnicamente, l’organo competente a decidere sull’eventuale commissariamento è il consiglio federale, che si riunirà lunedì prossimo, il 26 gennaio. L’indicazione di aspettare l’appello dovrebbe essere condivisa da tutte le componenti, ma potrebbe non mancare qualcuno che chieda di anticipare i tempi, anche per mandare un messaggio. In settimane di convulse polemiche arbitrali, che gli arbitri non abbiano una guida - a oggi l’AIA è retta dal vice presidente vicario, Francesco Massini -, non è esattamente una gran cosa.
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