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Difesa solida, transizioni assenti: così il Pisa ha perso la partita col MilanTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 08:00Serie A
di Davide Caruso

Difesa solida, transizioni assenti: così il Pisa ha perso la partita col Milan

L’analisi del giorno dopo: i numeri di Pisa-Milan raccontano una gara di estrema sofferenza, dove l’efficienza difensiva dei toscani è crollata solo davanti alla qualità dei singoli. Il tabellone luminoso della Cetilar Arena che recita 1-2 lascia un retrogusto ancora più amaro se incrociato le statistiche. La sfida tra Pisa e Milan non è stata una partita convenzionale, ma un esperimento sociologico su quanto a lungo una squadra possa resistere in apnea. Il dato più macroscopico, quello che rimarrà negli annali di questa 25ª giornata, è il possesso palla nel primo quarto di gare: 17,97% per il Pisa contro l’82,03% del Milan. Un dislivello che solitamente prelude a goleade, e che invece ha prodotto una gara decisa solo a cinque minuti dal termine. Il paradosso della serata risiede nella produzione offensiva concessa agli avversari. Nonostante il Milan abbia monopolizzato la sfera completando 630 passaggi contro i 289 dei padroni di casa, la gabbia difensiva costruita da Hiljemark ha funzionato per lunghi tratti. I rossoneri, pur dominando il campo, hanno chiuso con gli stessi tiri nello specchio del Pisa: soltanto 2. I nerazzurri hanno accettato di giocare una partita di trincea, con un baricentro medio bloccato a 45,96 metri nel primo tempo, schiacciati dalla linea difensiva milanista che stazionava oltre la metà campo (52,33 metri). Questa scelta strategica ha costretto il Milan a un palleggio perimetrale e spesso sterile, come dimostra l'enorme mole di passaggi dei difensori rossoneri Pavlovic (96) e Tomori (90), lasciati liberi di impostare ma privi di sbocchi centrali. Se c'è un numero che certifica l'orgoglio del Pisa, è quello relativo alla prestazione di Felipe Loyola. Il centrocampista cileno non ha solo segnato il gol della speranza, ma ha interpretato una gara di sacrificio totale, risultando il primatista assoluto del match per distanza percorsa con 11,991 km. Il confronto a distanza con Luka Modric spiega perfettamente le due facce della partita: Loyola ha corso quasi 1,5 km in più del croato (fermo a 10,5 km), ma il milanista ha gestito il ritmo con una qualità tecnica inarrivabile, completando 88 passaggi con il 93% di accuratezza. Alla fine, la lucidità del "cervello" rossonero ha prevalso sui "polmoni" nerazzurri nell'azione decisiva dell'85'. Dove ha perso la partita il Pisa? I dati indicano chiaramente la fase di transizione. Difendere così bassi richiede una capacità chirurgica di ribaltare il fronte, che ieri è mancata. La squadra di Hiljemark ha completato appena 53 passaggi nell'ultimo terzo di campo, meno della metà dei 117 effettuati dal Milan. Quando riconquistava palla (39 recuperi totali contro i 51 del Milan), il Pisa si trovava troppo lontano dalla porta di Maignan. Gli attaccanti sono rimasti isolati: Stojlkovic e Tramoni hanno faticato a connettersi con il resto della squadra, con quest'ultimo che ha registrato l'indice di rischio passaggio più alto della squadra (34,17%), sintomo di giocate forzate per mancanza di opzioni sicure. Il "Day After" ci consegna un Pisa che esce ridimensionato nel risultato ma non nello spirito. Concedere due sole conclusioni nello specchio a questo Milan è un merito tattico indiscutibile. Tuttavia, la lezione della Cetilar Arena è severa: in Serie A, l'organizzazione difensiva senza una valvola di sfogo nel palleggio (83% di precisione per il Pisa, un dato buono ma su volumi troppo bassi) rischia di trasformare le partite in lunghe agonie dove, prima o poi, la giocata del campione avversario rompe l'argine.