Gravina bussa al governo: "Sulle scommesse ci dà ragione anche l'Unione Europea"
“Tutelare i giovani è compito della Federazione, ma serve anche il supporto del governo”. Nella conferenza stampa di oggi, il presidente federale Gabriele Gravina è tornato a battere sul tasto dei proventi dalla pubblicità delle scommesse, al momento ancora preclusi ai club italiani, nonostante le scappatoie siano stati trovate da tempo: “La media nei principali campionati europei è dell’1% (come percentuale del raccolto pubblicitario versata alle rispettive federazioni, ndr). Senza arrivare al 3,5% del Portogallo, sarebbe uno degli strumenti per poter portare avanti un progetto di sviluppo non solo per il calcio maschile, ma anche il calcio femminile.
Tutto ciò impatterebbe in maniera molto positiva anche sul degrado delle nostre infrastrutture. Questo trasformerebbe il betting da una minaccia etica a una risorsa per sviluppare il sistema. È chiaro che per la diffusione di questo progetto serviranno risorse importanti, siamo convinti di essere dalla parte della ragione pretendendo il rispetto di una risoluzione dell’Unione Europea che fa riferimento al diritto d’autore sulle scommesse degli eventi sportivi. Chiediamo un confronto e un supporto che non andrà a gravare sulla fiscalità e non intacchiamo le sorti del bilancio del nostro paese.
Per ogni euro di contributo noi ne restituiamo 19,7, forse è arrivato il momento di rivedere i contributi verso un mondo che lavora non solo su aspetti tecnici, ma anche sociali. Con Renzo Ulivieri abbiamo parlato della criticità degli introiti per i tecnici di base, crediamo sia una criticità da affrontare in tempi brevi. I formatori dovranno avere garanzie dal punto di vista dell’introito. Non credo che le difficoltà di questi anni sono legati a una forma di appagamento, è tipico della cultura del nostro paese dare fondo a tutte le energie quando siamo in difficoltà. Questo Paese dà il meglio di sé quando è in crisi. Ci sono voluti tanti anni a presentare questo progetto per tante motivazioni. Non è facile incrociare l’attività politica della federazione con gli interessi dei club. Dobbiamo iniziare a ragionare con un’analisi diversa rispetto alle recenti analisi”.
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