Braida: "Il Milan resta la mia vita. Ora cerca identità. Leao? Troppo umorale"
Ottant’anni e una vita intera dedicata al calcio, con il Milan nel cuore. Ariedo Braida celebra un traguardo importante e, parlando dei rossoneri, lascia emergere tutta la passione di chi ha vissuto tre decenni da protagonista dietro la scrivania. Tra i tanti affari conclusi, l’ex dirigente non ha dubbi sui suoi preferiti: “Non uno, ma due: sono legato a Shevchenko, ma Van Basten fu una vera scoperta”, le sue parole a Il Resto del Carlino. Sul centravanti ucraino ricorda: “Era già conosciuto, ma non potevamo sbagliare. Ogni volta che lo vedevo faceva cose straordinarie. Gli dissi: ‘Vieni al Milan e vincerai il Pallone d’Oro’. E così è stato”. Diverso il discorso per l’olandese: “Lo vidi ad Amsterdam, faceva solo giocate decisive. Fu un colpo di fulmine”.
Tra le trattative più complesse, Braida cita Ancelotti, mentre tra i rimpianti resta Vialli: “Sembrava fatta, poi preferì restare alla Sampdoria perché a Milano non c’era il mare”. Indelebile anche la delusione per Istanbul, accanto all’orgoglio di aver contribuito a un ciclo irripetibile. Guardando al presente, l’analisi è lucida: “Oggi vedo un Milan ancora alla ricerca di identità. Ai miei tempi c’erano campioni, ma anche uomini che restavano a lungo e davano continuità”. Su Leao aggiunge: “Ha qualità, ma mi sembra un giocatore umorale, dipende dalle giornate”.
Infine, uno sguardo al calcio italiano: “Serve un progetto serio, ripartire dalla tecnica e creare una scuola di formazione. Senza basi solide è difficile risalire”. Ma se potesse scegliere di tornare ancora, non avrebbe dubbi: “Solo il Milan. È la mia vita”.
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