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CR7 e una punizione ridicola: la Federcalcio portoghese ha perso l'occasione per dare l'esempio

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Michele Pavese
Oggi alle 10:30Serie A
autore Michele Pavese
20.10.2026 10:30Serie A
Ironia, critiche e domande legittime all'indomani della sanzione comminata al fuoriclasse dopo l'abbandono del ritiro
www.imagephotoagency.it
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Più che una punizione, sembra quasi una barzelletta. Cristiano Ronaldo dovrà pagare 255 euro di multa per il caso scoppiato durante l'ultima pausa per le nazionali, quando lasciò in anticipo il ritiro del Portogallo dopo essere rimasto in panchina nella sfida contro la Norvegia e dopo lo scontro pubblico con il commissario tecnico Jorge Jesus. Una cifra che, per la maggior parte delle persone, rappresenterebbe una somma da non sottovalutare, ma che per CR7 equivale praticamente a una mancia al ristorante.

Una somma che equivale a pochi secondi di lavoro

Il paradosso è evidente: come sottolineano anche i media portoghesi, Ronaldo percepisce all’Al Nassr uno stipendio annuo vicino ai 250 milioni di euro considerando bonus e premi. Facendo un semplice calcolo, la somma che dovrà versare corrisponde a una percentuale praticamente invisibile dei suoi guadagni, appena pochi secondi di lavoro. Ed è proprio questo il punto che suscita ironia e amarezza: alcuni tifosi hanno organizzato una "colletta" per aiutarlo a pagare, criticando aspramente la Federazione. Perché il problema non è il valore economico della sanzione, ma il messaggio che comunica.

Peso ed esempio

Ronaldo non è un calciatore qualsiasi. È il simbolo della nazionale portoghese, il miglior marcatore della storia della Seleção, un patrimonio sportivo e commerciale enorme per tutto il movimento. La sua presenza garantisce attenzione mondiale, sponsor, visibilità e un ritorno economico che va ben oltre il campo. Ed è inevitabile chiedersi se anche questo peso abbia influito sulla gestione della vicenda. La Federazione ha riconosciuto le attenuanti, anche considerando il contributo straordinario dato da Ronaldo al calcio portoghese e le successive scuse del giocatore. Ma proprio per il suo ruolo, la questione avrebbe potuto essere affrontata diversamente. Un campione di questo livello dovrebbe essere il primo a rappresentare il rispetto delle regole, non perché sia meno importante degli altri, ma perché la sua immagine arriva a milioni di ragazzi che guardano a lui come esempio. La sospensione di un mese, già quasi completamente scontata perché partita dal 30 settembre, gli permetterà probabilmente di tornare con il Portogallo già a novembre. In pratica, una vicenda che avrebbe potuto segnare una frattura profonda è finita con i classici tarallucci e vino. Resta solo una domanda: se a creare lo stesso caso fosse stato un giocatore meno famoso, la sanzione sarebbe stata la stessa?

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