Il presidente CONI Buonfiglio: "Fatico a spiegare perché abbiamo commissariato la FIGC"
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Dimitri Conti
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Oggi alle 13:10Serie A
autore Dimitri Conti
30.10.2026 13:10Serie A
Il numero uno del Comitato Olimpico si sofferma sul tema Federcalcio, spiegando anche la questione del tesseramento di Malagò.
Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, è stato intervistato da Sky Sport sulle evoluzioni recente dello sport italiano, con focus specifico sul calcio e sulle elezioni della FIGC: "Ad atlete e atleti chiediamo la cura del dettaglio. E dopo anni, il bilancio di previsione sarà in leggero attivo, senza passività. Questo è il messaggio che vogliamo mandare, di efficienza, di corretta gestione e visione".
Un auspicio per questa fase del calcio italiano?
"Io ho fatto molta fatica a far comprendere, non al mondo sportivo ma a quello fuori, perché abbiamo dovuto commissariare la FIGC. Mi rendo conto che è difficile comprenderlo per chi vive lo sport solo attraverso la comunicazione, che contribuisce a non rendere chiaro il tutto. Se arrivi tre secondi dopo che è dato il via ad una gara, non parti. Così se non sei tesserato, e questa è una regola che abbiamo confermato come CONI nel 2024 quando non ero presidente. Faccio un esempio: se io non fossi tesserato e importunassi un atleta, non sarei perseguibile dalla giustizia sportiva. Da tesserato, riconosci che ti impegni a rispettare tutte le regole. Anche perché tra la data della candidatura e quella delle elezioni, intercorre uno spazio di tempi. Nonostante i pareri di eccellenti giuristi, la Giunta ha riconosciuto che bisognava commissariare la Federazione. Allo stesso tempo abbiamo tenuto conto, e mi sono attirato delle critiche, del fatto che una persona che viene dal mondo dello sport fosse stata eletta a pieni voti: abbiamo dato la possibilità di riportare la situazione all'assemblea nel più breve tempo possibile. Mi farebbe piacere che ci fosse un programma a medio-lungo termine per ridare serenità allo sport più seguito in Italia. Non è facile mettere insieme tutte le componenti, e mi rendo conto che la prossima legislatura durerà solo 2 anni: il CONI si astiene da qualsiasi interferenza, sarebbe scorretto. Mi auguro si mantenga un confronto leale, non una competizione. Nel rispetto delle regole".
Cosa le ha dato più soddisfazione nel ricoprire questo ruolo? E un'amarezza?
"Tante volte non si ha il coraggio di essere coerenti, si dice una cosa e se ne fa un'altra: questa è la mia amarezza. La cosa più entusiasmante è vivere accanto alle diverse federazioni i successi di atleti e atlete. E poi aver riportato armonia istituzionale: siamo partner e dobbiamo esserlo sempre, per le politiche del mondo sportivo. Noi, Sport & Salute, il Governo: serve sempre sintonia, non escludendo il confronto ma con una certa armonia. Con Abodi e Giorgetti cerchiamo forme per portare avanti il lavoro con le federazioni. Se litighi, non vai avanti. Nella mia vita ho sempre dialogato, mai battendo troppo forte il pugno o si spacca il tavolo".
Col calcio un po' l'ha fatto…
"All'interno. All'esterno no, lo abbiamo fatto con educazione perché andavano rispettate le regole".
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