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Chivu: "E' sempre una motivazione in più giocare il derby. Non conta la classifica, non conta niente"

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Marta Bonfiglio
Oggi alle 15:00Serie A
autore Marta Bonfiglio
30.10.2026 15:00Serie A
www.imagephotoagency.it
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Nella notte di Halloween San Siro ospita il derby di Milano. L'Inter vuole i tre punti per continuare a viaggiare spedita per restare in vetta alla classifica, ma Chivu vuole anche sfatare il tabù e vincere la prima partita contro i rossoneri. Oggi pomeriggio la conferenza stampa del tecnico nerazzurro alla vigilia della sfida: diretta testuale a cura di TMW. 14.20 - L'inizio della conferenza stampa è previsto alle 14.30. 14.30 - Inizia la conferenza stampa. Settima partita in 21 giorni. Come arriva la squadra? "E' pronta consapevole del fatto che è un derby. E' sempre una motivazione in più giocare questa partita. Non conta la classifica, non conta niente". Il Milan parte molto forte, è un approccio che ti aspetti anche dalla tua squadra? "Nasce tutto dall'equilibrio. Da quello che hai nelle gambe e nella testa. Devi saper scegliere bene quando puoi fare certe cose. Sappiamo la forza del Milan e come può fare male. E' una squadra che ha tecnica, dobbiamo essere pronti a mantenere la compatezza, coprire la profondità". C'è una necessità di orgoglio dopo sette derby senza vittoria? "Dobbiamo vederla come una partita di campionato. Non dobbiamo accontenarci di cosa abbiamo fatto fin qui. Dobbiamo essere la nostra miglior versione. Dobbiamo farci una domanda se non vinciamo da sette derby. Episodi, momenti, sono stati a loro favore come l'anno scorso all'andata. Bisogna fare qualche sacrificio in più. Gli altri non ti regalano niente". Le motivazioni, l'adrenalina e la leadership, possono cancellare il deficit energetico di Thuram? "Lui sta bene, non ha nessun deficit. Un giocatore quando ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, dell'entusiasmo e della fiducia le energie le trova sempre e sono sicuro che le avrà anche domani". Dopo Venezia hai detto che l'Inter non aveva giocato bene. Ti aspetti una squadra più attenta domani? "Il campionato scorso mi insegna che un derby non è decisivo. E' una sfida di Serie A importante, ci sono sempre tre punti in palio. La storia mi insegna che il Milan ha vinto all'andata poi ha perso a Roma con la Lazio quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. E' solo la decima partita. Ovvio che subentrano tante altre cose come l'orgoglio, la determinazione, sentire i tifosi contenti. Sai che se non la vinci escono fuori cose da gestire. Dalle parole ai fatti la strada è lunga". Chi gioca con meno pressione? "Non esistono favorite nei derby. C'è tanta voglia e ambizione, l'energia la trovi nella motivazione. La pressione è su tutti, ma non bisogna pensare troppo. Bisogna solo fare le cose giuste". Può essere una sfida dove il baricentro sarà più basso? "E' una domanda che dovrei fare io a voi. Quello che stiamo facendo viene interpretato male, noi non giochiamo a uomo ma andiamo sui riferimenti che ti permettono di fare determinate pressioni. Più organizzazione e più pensiero comune l'abbiamo avuto perché non abbiamo scelto di andare sempre. E' una valutazione di campo dove un giocatore si prende le responsabilità. Dobbiamo solo cercare di trovare l'equilibrio giusto. Quando si va si deve andare con decisione. La squadra è più consapevole. Rimane una situazione da migliorare ma giocando ogni tre giorni puoi lavorarci poco". Le piace il nuovo progetto stadio? Pensa che un giorno allenerà l'Inter lì? "Devo stare attento a cosa dico (ride ndr.), io sono pro nuovo il mondo va avanti. Mi dispiace dall'altra parte, ho dato tanto da giocatore a San Siro. Ma il mondo va avanti e bisogna accettarlo. Il nuovo fa paura ma una volta che ti abitui ti dà soddisfazioni. Allenerò lì? Non dico niente, mancano ancora quattro anni. E' dura resistere per tanti anni. Se cambierà la cultura sportiva probabilmente...". I sette derby non vinti sono una striscia simile a quella della Champions. C'è il rischio che possa pesare alla squadra? "La partita contro lo Shakthar si è fatta sentire. Abbiamo speso tanto, vincerla in dieci...poi abbiamo giocato con la Fiorentina. Non è perché si deve fare sempre il bello che bisogna far vedere quanto siamo bravi. Questa squadra ha capito che speculare ti può condizionare l'andamento della gara. Noi siamo consapevoli che il derby ci obbliga ad aggiungere qualcosa in più". Come sta Carlos Augusto? Bastoni centrale ti dà più equilibrio? "Sono condizionato da infortuni e qualcuno deve riposare ogni tanto. E' una riserva del quinto a sinistra e un difensore. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni. Ne ho pochi". In porta torna Martinez? "Vedremo domani". L'Inter ha conquistato 13 punti partendo dallo svantaggio, quanto è importante domani non prendere gol o farlo prima? "Io ho avuto allenatori che partivano dal presupposto che la squadra non deve subire. Io non sono quel tipo di allenatore che predilige l'attacco piuttosto che la difesa. Io chiedo di capire i momenti di una partita e quando devi metterci tutto per fare certe cose. Io mi arrabbio per persone che vanno a speculare o che si fidano del compagno e si dimenticano dei principi di una squadra. Parto sempre dal fatto che in difesa si parla di undici giocatori che devono avere una chiarezza in quello che si deve fare. Su questo l'Inter lavora, a volte lo fa bene e a volte male. Il compito è riuscire a trovare l'equilibrio. 0-0 è bello? Non lo so, se perdi 1-0 è brutto ma se vinci 1-0 puoi essere soddisfatto. Anche se, se lo fa l'Inter si dice sempre qualcosa...Voglio che i miei ragazzi diano tutto per uscire a testa alta e dire "io ci ho provato"". L'Inter sembra che stia cercando la propria identità. Si snatura quando incontra un blocco basso, perché accade oggi? "Se finisce 5-3 ne hai presi 3 ma nei hai fatti 5, se finisce 2-0 non va bene perché non ne hai fatti 5. Il problema dell'Inter è che deve trovare un po' di motivazione in più rispetto a quello che sta facendo in questo momento. Bisogna capire che quando abbiamo la palla dobbiamo esaltare le nostre caratteristiche sapendo di poterci prendere qualche rischio. Bisogna trovare un po' di provincialità quando non si ha la palla senza avere la presunzione che abbiamo forti individualità. C'è bisogno di undici giocatori che deve avere la stessa fame di una provinciale. Sono rimasto esterrefatto dal Venezia. L'ideale è sempre quello. Cerchiamo di essere quello che siamo noi e cerchiamo di migliorare quando attacchiamo un blocco basso sia quando dobbiamo avere energia". Dopo Venezia è stato molto onesto. Perché l'Inter ha fatto una brutta partita? "Nella testa di tutti noi, mi ci metto dentro, ci sono certe situazioni. Se però devo giustificare, devo essere attento perché parlerei di cose che sono molto intime e devono rimanere in un determinato contesto. Io so cause e motivi, sono stato nello spogliatoio e in condizioni simili di classifica e stagione. Magari qualcuno non lo accetta, ma scatta sempre qualcosa in testa ai giocatori. Quando pensi di poter gestire, la velocità di pensiero diminuisce a livelli dilettantistici. Per fortuna l’abbiamo portata a casa. Ci sono tante squadre che addirittura perdono le partite quando giocano ogni tre giorni. Noi abbiamo sbagliato solo quella col Bruges dal punto di vista del risultato anche se ne mancano ancora fino alla prossima sosta. Ci sono tante cose che non si possono dire, che rimangono nelle mura di uno spogliatoio. Sono convinto che i giocatori siano i primi a essere consapevoli di cosa non va e di cosa devono aggiungere. Ma sono umani e questo è importante da far capire. Non è semplice avere sempre la pressione addosso per vincere. Loro ce la mettono tutta”. 15.01 - Finisce qui la conferenza stampa.

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