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Gli arbitri scelgono la continuità dopo un anno orribile. Ma il professionismo può tornare di moda

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Ivan Cardia
Oggi alle 18:22Serie A
autore Ivan Cardia
10.10.2026 18:22Serie A
L'AIA ha eletto il suo nuovo numero uno: Francesco Massini ha battuto al ballottaggio l'ex presidente Carlo Pacifici, 461 voti a 441
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport
Il candidato di rottura, semplicemente, non c’era. Ma forse sono le regole alla base delle elezioni dell’Associazione Italiana Arbitri a escluderlo in partenza. E del resto la svolta che più conta è stata già impressa al campionato, con un approccio molto diverso rispetto al passato. Però Francesco Massini, nuovo presidente dell’AIA dopo esserne stato reggente negli ultimi mesi, è di sicuro una scelta che sa di totale continuità.

L’annus horribilis

Massini, infatti, era il vice di Antonio Zappi, ormai ex presidente decaduto dopo l’inibizione a 13 mesi per le pressioni esercitate sui designatori di Serie C e D affinché si dimettessero nell’estate 2025. Ha retto nella tempesta ed è una persona stimata da tanti - ca va sans dire, altrimenti non l’avrebbero eletto -, anche per il suo grande equilibrio. Però fa parte di quel Comitato Nazionale che per molti si sarebbe dovuto dimettere con la decadenza di Zappi e ha vissuto quindi in prima fila un periodo a dir poco complicato. Dal rischio di sforamento di budget al taglio dei raduni dalla Serie C in giù, passando per Arbitropoli e, appunto, la vicenda Zappi, pur senza mai prendervi parte. Difficile parlare di un cambiamento epocale.

E il professionismo?

Una svolta, però, potrebbe esserci sotto un altro profilo. Dei tre candidati, Massini era l’unico a inserire esplicitamente nel proprio programma la professionalizzazione degli arbitri. Quella a cui puntava il progetto di Gabriele Gravina di creare anche in Italia una sorta di PGMOL, la società a cui fanno riferimento gli arbitri in Inghilterra, sotto il controllo della Premier League. È finito nel cassetto con il tracollo di Zenica e al momento non sembra al primo - e nemmeno al secondo o al terzo - posto nell’elenco di priorità del commissario straordinario, nonché passato e futuro presidente federale, Giovanni Malago. Ma chissà che la spinta non possa partire proprio dalla categoria arbitrale.

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