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Dall'addio di Gomez a Heil Putin: 5 anni dopo Kharkiv soffre ancora

11.12.2019 08:45 di Andrea Losapio    articolo letto 10781 volte
Dall'addio di Gomez a Heil Putin: 5 anni dopo Kharkiv soffre ancora
Nell'estate del 2013 Alejandro Dario Gomez poteva scegliere dove andare. Magari l'Atletico Madrid, perché c'era Diego Pablo Simeone, che lo aveva avuto a Catania. Oppure la Fiorentina, perché Vincenzo Montella - i ricorsi storici spesso usano dei percorsi difficilmente prevedibili - pensava che il Papu fosse il folletto giusto per la sua squadra. Alla fine ebbe la meglio il Metalist, squadra dell'Oblast di Kharkiv. Europa Orientale, molto Orientale, praticamente Asia per chi non è avvezzo. E soprattutto lo era per il calcio italiano, sempre molto referenziale, Porta a Est dei campionati di alto livello. Però il Metalist era squadra promettente, con l'idea di diventare un'habitué dei palcoscenici internazionali. Per questo Gomez. E per questo Gomez aveva scelto Kharkiv, non proprio una metropoli, più il confine dell'impero, con l'idea che l'impero ci fosse ancora ma che in quel momento non poteva dagli i soldi che servivano.

NO, NON C'ERA - Il problema è che, dopo un anno, i separatisti russi decisero di attaccare l'Ucraina. Mariuspol, Donetsk, Luhansk. Città ucraine che caddero e che furono teatro di scontri, di rivolte sanguinarie. Anche Kharkiv lo è stata, tra bombe, deflagrazioni e manifestazioni. E non è un caso se Rinat Akhmetov, numero uno dello Shakhtar, in qualche modo contribuisca a questa "guerra fredda" fra i due paesi. Una sfida di posizione che qualche volta degenera in rissa, come un anno fa, quando l'area ucraina fu violata e promulgata la legge marziale. Un mese di collaborazione totale, con le sfide che si giocavano a Lviv (Leopoli) praticamente 1000 km lontani da Donetsk.

LA STATUA DI LENIN - Invece Kharkiv, più vicina, è tornata a giocare un ruolo decisivo per il calcio internazionale non tanto con il Metalist, ma con lo Shakhtar Donetsk, perché la Donbass Arena - bellissimo impianto, una delle sedi dell'Europeo2012 al pari dello Stadio del Metalist - è stata bombardata ed è quindi non più utilizzabile. Qui a Kharkiv, nell'immensa piazza Svoboda (una delle più grandi d'Europa) c'è l'Università, ma non solo. Anche l'enorme statua di Lenin, eretta nel 1964 e tirata giù dai nazionalisti ucraini solamente cinque anni fa, appunto.

KHARKIV SOFFRE ANCORA - Città mineraria, con una vocazione da guerra, perché qui venivano costruiti gran parte dei mezzi che poi venivano utilizzati dal regime comunista. L'abbattimento del volo della Malaysian Airlines, nell'estate del 2014, mise fine all'avventura di Gomez in Ucraina, perché "la mia famiglia aveva paura", disse il Papu nell'estate del 2014. Nessuno voleva più tornare in Ucraina. Ed è quasi incredibile che proprio a Kharkiv il Papu si giochi una fetta del proprio futuro, dopo probabilmente averlo fatto con il passato. Un tempo che qui conoscono bene, perché in piazza Svoboda, al netto dei militari che passeggiano ora dopo ora, in una sfilata non da corteo ma più casual, forse per allentare la tensione, c'è un picchetto semi permanente, una tenda dai colori del Boca Juniors che, in realtà, cercherebbe di essere la memoria storica di un luogo che è preso in mezzo da due popolazioni, quella russa e quella ucraina. I volantini dipingono Putin come Hitler, le foto sono crude nela loro trasposizione mediatica, quasi a ricordare che qui c'è stata (e forse c'è ancora) una guerra.

© foto di Kharkiv

© foto di Kharkiv

© foto di Kharkiv

© foto di Kharkiv

© foto di Kharkiv

© foto di Kharkiv

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