La Coppa del Mondo tra misteri e furti: i nazisti, il furto di Londra e il cane eroe
Prima dell’attuale trofeo dei Mondiali, esisteva una coppa che è diventata quasi leggendaria: la Jules Rimet. Non solo per il valore simbolico nel calcio mondiale, ma anche per la sua storia tormentata, fatta di furti, ricerche naziste e misteri mai del tutto risolti.
La nascita del trofeo nel 1929
La storia comincia nel 1929, alla vigilia della prima Coppa del Mondo. Il presidente della FIFA Jules Rimet, ideatore della competizione, decide di creare un trofeo che rappresenti la nuova manifestazione internazionale.
Il progetto viene affidato all’orafo parigino Abel Lafleur, che realizza una statuetta raffigurante Nike, la dea greca della vittoria alata, mentre sorregge una coppa. Il trofeo pesa 3,8 chilogrammi ed è realizzato con una base di lapislazzuli e circa 1,8 chilogrammi di metallo dorato. Inizialmente si pensava fosse oro puro, ma in seguito si scoprì che si trattava in realtà di argento placcato oro.
La statuetta viene battezzata Coppa Jules Rimet e assegnata alla squadra vincitrice del Mondiale, che la conserva fino all’edizione successiva. Il regolamento stabilisce anche che il trofeo venga consegnato definitivamente alla nazionale che lo vincerà per tre volte. Questo accadrà nel 1970, quando il Brasile conquisterà il suo terzo titolo mondiale. Ma prima di arrivare a quel momento, la coppa attraverserà una storia incredibile.
Il tentativo dei nazisti durante la guerra
Durante la Seconda guerra mondiale, la coppa si trova in Italia, dopo i successi azzurri del 1934 e del 1938. Con l’occupazione tedesca cresce il timore che il trofeo possa essere sequestrato dai nazisti, interessati sia al valore del metallo sia al prestigio simbolico dell’oggetto.Il compito di custodirla viene affidato a Ottorino Barassi, segretario della Federazione italiana e vicepresidente della FIFA.
Per evitare che la Gestapo la trovi durante eventuali perquisizioni, Barassi decide di nasconderla nella sua casa a Roma. Il nascondiglio scelto è sorprendentemente semplice: sotto il letto, dentro una scatola da scarpe. Un posto così banale che i soldati tedeschi non lo controllano mai. Grazie a questo stratagemma la coppa riesce a sopravvivere alla guerra.
Il furto di Londra nel 1966
Il secondo episodio avviene più di vent’anni dopo, nel 1966, alla vigilia del Mondiale inglese. La Coppa Rimet è esposta alla Westminster Central Hall di Londra durante una mostra filatelica dedicata allo sport. Il 20 marzo qualcuno riesce a rubarla. Scotland Yard riceve poco dopo una lettera anonima con una richiesta di 15.000 sterline di riscatto, accompagnata da un dettaglio inquietante: la testa rimovibile del trofeo.
La polizia arresta un uomo, Edward Bletchley, un portuale disoccupato, che però si rivela essere soltanto un intermediario e non il vero ladro.
Il mistero sembra insolubile, fino a quando accade qualcosa di incredibile. Il 27 marzo, appena una settimana dopo il furto, la coppa viene ritrovata avvolta in un giornale sotto una siepe in un giardino di Londra. A scoprirla è Pickles, un cane meticcio che la trova mentre il suo padrone lo porta a fare una passeggiata. Grazie a Pickles, pochi mesi dopo, la coppa potrà essere sollevata dall’Inghilterra, vincitrice del Mondiale.
Il mistero del ladro del 1966
Per decenni l’identità del vero ladro della Coppa Rimet nel 1966 è rimasta un mistero. Scotland Yard arrestò infatti solo Edward Bletchley, considerato un intermediario del tentativo di estorsione, senza riuscire a individuare il responsabile del furto. Nel 2018, però, una possibile spiegazione è emersa grazie alla testimonianza di Gary Cugullere, nipote di un uomo che avrebbe confessato in famiglia di essere stato il vero autore del colpo. Secondo il racconto, il ladro sarebbe stato Sidney Cugullere, soprannominato Mr Crafty, che il 20 marzo 1966 sarebbe riuscito a entrare nella Methodist Central Hall di Westminster, dove il trofeo era esposto, e a uscire indisturbato con la coppa.
Il motivo del gesto sarebbe stato sorprendentemente semplice: essere il primo inglese ad alzare la Coppa del Mondo. Un desiderio che anticipò di qualche mese quello che accadde davvero, quando l’Inghilterra vinse il Mondiale nel luglio del 1966 battendo la Germania Ovest 4-2 in finale. Il segreto sarebbe rimasto nascosto per anni e rivelato solo a pochi familiari prima della morte dell’uomo, avvenuta nel 2005. Resta comunque una ricostruzione mai confermata ufficialmente dalle autorità, mentre il recupero del trofeo rimane legato alla storia ormai celebre del cane Pickles, che lo ritrovò una settimana dopo il furto sotto una siepe nel sud-est di Londra.
Il furto in Brasile e la scomparsa definitiva
Nel 1970 la Coppa Jules Rimet viene assegnata definitivamente al Brasile, dopo il terzo titolo mondiale conquistato dalla Selecao. Il trofeo viene esposto nella sede della federazione calcistica a Rio de Janeiro, dove rimane per oltre un decennio.Il 19 dicembre 1983, però, un gruppo di ladri riesce a introdursi nell’edificio, neutralizzare il guardiano e rubare la coppa. Secondo le indagini, il trofeo viene fuso per ricavarne lingotti, venduti poi sul mercato dell’oro per circa 15.500 dollari. La banda verrà identificata in seguito, anche grazie alla testimonianza di un uomo a cui era stato chiesto di partecipare al furto.
Un mistero che dura ancora oggi
Nonostante la versione ufficiale parli di fusione del trofeo, alcuni dubbi restano. Poiché la coppa non era realmente d’oro massiccio ma argento placcato oro, diversi studiosi e appassionati ritengono che possa non essere stata fusa e che possa trovarsi ancora oggi in qualche collezione privata. Un mistero che rende la storia della Jules Rimet ancora più affascinante.






