Petagna si racconta alla Gazzetta: “I tifosi sono stati d’aiuto. Serve umiltà!”
La Gazzetta dello Sport dedica due pagine ad Andrea Petagna, l’attaccante biancorosso si è raccontato in un’intervista completa, nella quale ha raccontato anche luci e ombre degli ultimi suoi anni.
Vediamo nel dettaglio l’intervista:
Cosa le è successo?
"Un anno e mezzo durissimo. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. A Milano ho solo un amico, gli altri sono spariti"
Ha rischiato la depressione?
"Sono andato da uno psicologo, stavo male. Ho avuto due mesi la polmonite e non potevo né allenarmi né vedere mio figlio."
E oggi?
"Oggi sono felice, sono un uomo cresciuto e maturo."
Qual è stata la svolta?
"I tifosi, l’anno scorso prendevo gli insulti. Quest’anno invece in estate sono stato applaudito, è stata una bella cosa."
Tutti volevano il ritorno di Petagna
"Ho fatto vari allenamenti specifici, sono andato prima in Toscana poi in Sardegna dal prof. Tognaccini per allenarmi, dovevo fare più di tutti."
E la società?
"Ringrazio il direttore Burdisso, mi ha mandato un messaggio bellissimo in estate, sono tornato ancora più carico."
Stanno anche arrivando i gol
"L’ho preso come un segno del destino: per la prima volta in due anni ho dormito con mio figlio e due giorni dopo ho segnato."
E la Serie B?
"La ricordavo più fisica, ora è molto più giovane, la preferivo prima sinceramente."
Qual è stata la cosa più difficile nell’adattamento?
"Il Monza è una squadra da Serie A. Serve umiltà. Se gli attaccanti non corrono non vinciamo. Spesso siamo andati sotto per esser stati troppo superficiali, però quasi sempre abbiamo avuto la forse di ribaltarla."
Cosa serve per la promozione?
"Umiltà e carattere. Abbiamo ancora Palermo e Venezia in casa, non dobbiamo lasciare punti come a Chiavari. La B è strana, ma anche divertente."






