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tmw / napoli / Editoriale
La scelta di Lukaku che non prenderà meno che in Inghilterra (colpa delle tasse?) e quella di Icardi che vorrebbe rimanere al PSG, ma è un sogno del Monza. I calciatori devono capire che gli stipendi in Italia saranno molto inferioriTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Lorenzo Di Benedetto
sabato 2 luglio 2022, 10:25Editoriale
di Andrea Losapio

La scelta di Lukaku che non prenderà meno che in Inghilterra (colpa delle tasse?) e quella di Icardi...

Siamo già al due di luglio. Fra poco incominceranno i ritiri delle varie squadre, in previsione della partenza del campionato del prossimo tredici di agosto. Chissà come sarebbero felici i nostri commissari tecnici: di solito a settembre ci sono due partite sulle gambe e l'Italia fa sempre fatica contro chiunque, dalla Spagna a Israele. Stavolta, per non sbagliare, abbiamo fatto fatica anche a marzo e contro la Macedonia del Nord, uscendo dal Mondiale per evitare di lamentarci della Nations League. Battute a parte, ci sono solamente 40 giorni da qui all'inizio della Serie A, con quattro partite che si giocheranno fra la metà e la fine di agosto: il mercato si chiude il primo di settembre, mai come stavolta ci saranno dei grandi stravolgimenti.

Ieri l'avvocato di Lukaku ha spiegato come non si sia tagliato l'ingaggio e che, anzi, il suo assistito sarà il più pagato della Serie A. Non stentiamo a crederci, anzi. Ma allora perché spesso abbiamo letto che se lo era addirittura dimezzato? Ci sono due vie che probabilmente concorrono. La prima è una questione abbastanza semplice: tutti i compensi letti in Inghilterra sono al lordo delle tasse. Lukaku percepiva 15 milioni di sterline, quindi sono circa una decina di euro al netto delle imposte. Qualcosina in più rispetto all'Inter prima maniera, insomma. In più c'è una situazione da valutare nel contingente: come funzionano le tasse sulle commissioni di un trasferimento come quello di Lukaku? Metà le deve pagare il Chelsea, metà il calciatore con apposita dichiarazione dei redditi. E su un trasferimento da 115 milioni sicuramente non sono due spicci. Sarebbe bello capire quanto ha preso davvero Lukaku al Chelsea nei dodici mesi, probabilmente una cifra sorprendente.

Poi c'è un altro numero nove, ex interista, che sta infiammando la versione biancorossa di Milano 2. Perché con Berlusconi e Galliani ci può essere tutto. Carboni, Sensi (forse?), ma alla fine il nome giusto, in mezzo a tanti italiani, è quello di Mauro Icardi. È in vacanza intorno a San Siro, come mostrato sui social. Lui non ha nessuna intenzione di perdere un euro dal Paris Saint Germain, ha due anni di contratto e vuole rispettarli. Conoscendo Wanda Nara possiamo essere sicuri che sarà così. Ma dall'altro lato Luis Campos lo ha messo nei cedibili e farà di tutto per prestarlo (almeno) in Italia. Nome da copertina, dopo Balotelli due anni fa, non è incredibile pensare che - con larga parte dello stipendio pagato dal PSG - sia un affare possibile. Nessuno dall'entourage ha smentito a domanda diretta, anzi. Mentre Pier Silvio Berlusconi ha aperto dopo la chiusura di Galliani in Regione Lombardia, come colto con le mani nella marmellata. Si vedrà, ma sarebbe straordinario rivedere Icardi a Milano... Ma non con l'Inter né con il Milan.

Infine c'è una questione aperta che brucia come una ferita. Gli stipendi dei calciatori di Serie A non possono più essere quelli di due anni fa. Semplicemente perché non ci sono più le plusvalenze, pannicelli caldo per ogni malato grave di bilancio. Prima si scambiavano figurine a cifre fuori mercato, ora che i bilanci sono appesantiti quanto un dinosauro bolso le squadre stanno tornando alla realtà. La Serie A paga stipendi da Premier League, se non più alti. Perché è difficile trovare un giocatore di alta caratura andare oltre i 4-5 milioni di ingaggio. Non contiamo i top, ma Ramsey e Rabiot in Inghilterra guadagnerebbero sensibilmente meno. Non solo loro ovviamente. La Serie A è un campionato di passaggio, ma non per l'ingaggio: strapagare gli stranieri è stato il nostro modo di attirarli. Peccato che forse sarebbe meglio valorizzare i giovani, come in Bundesliga, per poi essere sostenibili.