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Pinna: "Non solo gli episodi, Chiffi incoerente in tutta la condotta di Atalanta-Napoli"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 18:30Serie A
di Pierpaolo Matrone

Pinna: "Non solo gli episodi, Chiffi incoerente in tutta la condotta di Atalanta-Napoli"

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Radio Tutto Napoli /
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Edmondo Pinna, giornalista che cura le moviole del Corriere dello Sport, all'indomani del discussissimo Atalanta-Napoli è intervenuto al microfono di Radio Tutto Napoli per analizzare i vari episodi: “Voto 3,5 a Chiffi oggi sul quotidiano? La motivazione è semplice. Spesso ci concentriamo solo sugli episodi, perché sono la parte più visibile di una direzione di gara. Qui però la prestazione è insufficiente per la condotta complessiva, non solo per un singolo episodio. Fischi mancati, fischi sbagliati, gestione disciplinare non lineare. Parliamo di un arbitro internazionale, non di un esordiente, eppure è apparso pauroso, titubante, incapace di decidere”. Entriamo negli episodi: rigore prima assegnato e poi revocato… “La revoca, per i parametri attuali, può anche starci: il contatto non è falloso. Attenzione però: non è simulazione, è un contatto che non viene giudicato fallo. Il problema nasce dopo, quando con lo stesso metro si annulla anche il gol del Napoli per un ‘contattino leggero’. Lì la prestazione crolla, perché manca coerenza”. Quindi il nodo non è tanto il singolo episodio? “Esatto. Noi non chiediamo arbitri infallibili, chiediamo un metro comune. Dieci da una parte e dieci dall’altra. Se decidi che quel tipo di contatto non è fallo, allora non lo è mai. Se invece è fallo, lo è sempre. In questo caso, con quel metro, il Napoli doveva essere avanti 2-0 all’inizio del secondo tempo. Poi magari perde 3-2, per carità, ma la partita cambia”. Quanto ha inciso l’uso del VAR? “Tantissimo. Qui si è andati fuori protocollo, ma non da ieri. È da quasi un campionato che si prova ad ‘aggiustare il tiro’, e secondo me è deleterio. Le regole non si cambiano in corsa. Il paradosso è che da casa vediamo quattro inquadrature, mentre l’arbitro ne guarda una sola per sette secondi. È normale che nascano dubbi”. Se Chiffi avesse confermato il rigore o il gol, oggi saremmo qui a parlare allo stesso modo? “No. Se avesse mantenuto coerenza, l’errore umano sarebbe stato accettato. L’errore lo accettiamo, come accettiamo un rigore sbagliato da un calciatore. Il problema nasce quando l’arbitro va al VAR, vede un’inquadratura sola e cambia decisione senza una vera revisione completa”. Secondo te il VAR sta arbitrando al posto dell’arbitro? “Sta succedendo anche questo. Se io vengo chiamato al monitor con il messaggio ‘vieni a vedere perché secondo noi non è rigore’, l’arbitro arriva già condizionato. Bisognerebbe dire: ‘vieni a rivedere l’episodio’. Altrimenti arbitra il VAR, non l’arbitro di campo”. Eppure tu sei favorevole a più interventi VAR… “Sì, io farei anche sette interventi VAR, perché se ho la tecnologia perché non usarla? Il punto non è usarla poco o tanto, ma usarla bene e con criteri chiari. Oggi invece abbiamo un protocollo anacronistico e interpretazioni continue”. Come si esce da questo tunnel, secondo te? “Dal punto di vista arbitrale, l’introduzione della nuova società indipendente sul modello inglese ha creato molta ansia: tutti vogliono entrarci, qualcuno resterà fuori. Spero che questo porti maggiore responsabilità e linearità. Gli errori ci saranno sempre, ma deve sparire questa sensazione di precarietà”. Il vero problema resta l’interpretazione delle regole? “Assolutamente sì. Quando in Inghilterra introdussero il VAR provarono a togliere interpretazione riscrivendo le regole. Poi siamo tornati allo step on foot: mezzo piede, un quarto di piede… o è fallo o non è fallo. Finché regna l’interpretazione, regnerà il caos”. Conclusione “Accettiamo l’errore umano, perché è parte del gioco. Ma serve coerenza. Senza un metro unico, continueremo a discutere di arbitri più che di calcio”.