Napoli, Juan Jesus: "Rimontare l'Inter? Ci sono 30 punti in palio, vogliamo provarci"
Il difensore del Napoli Juan Jesus ha rilasciato una lunga intervista a Canale 8. Quieste le sue parole riportate da Tuttonapoli.net.
18 anni di carriera ad altissimi livelli, quinta stagione in azzurro. Ti eri mai trovato ad affrontare un tale concentrato di difficoltà tutte insieme?
"Mi è capitato una volta all'Inter, mi sa che c'era Stramaccioni in panchina, dove dopo dicembre eravamo a -1 dalla Juve poi hanno iniziato a infortunarsi Palacio, Milito... abbiamo avuto un sacco di infortuni e ci siamo ritrovati a giocare quasi con la Primavera. Però parlo di dieci, dodici anni fa. Ad oggi ritrovare una situazione così è complicato, anche perché noi avevamo uno scudetto da difendere con dei calciatori nuovi. Una stagione non dico complicata, però diversa da quello che di solito siamo abituati."
È apparso in Curva B uno striscione prima della partita con la Roma: 'Non sappiamo quale sarà il nostro destino, ma fino alla fine vi saremo vicino. Nonostante tante difficoltà, state onorando maglia e città.' Questo sembra tanto lo scudetto del cuore.
"Sì, quello sì. Il tifoso ha dimostrato di aver capito la situazione, di aver capito che nonostante le complicazioni e le difficoltà il gruppo ha retto botta. Non penso che un'altra squadra avrebbe avuto lo stesso risultato. Non siamo lontani dal Milan per il secondo posto, siamo ancora in lotta per la Champions League. Penso che con una squadra al completo avremmo avuto dei punti in più. Il calcio non dà certezze, ma quando eravamo tutti eravamo comunque a meno uno dall'Inter, era un campionato ancora aperto. Il tifoso è stato comunque molto bravo, è bello sapere che c'è un popolo che ci sostiene. Noi faremo il nostro meglio per finire al meglio la stagione."
Dieci partite da giocare, 30 punti in palio, 11 punti da recuperare sull'Inter. C'è tempo per i rimpianti o siete troppo presi a correre per blindare la Champions League?
"Abbiamo 30 punti a disposizione, io mi auguro di fare 30 punti e poi vedere cosa succede. Finché la matematica dà la possibilità, non parlo nemmeno solo di Champions League, perché io devo ambire sempre a quello che ambisce un calciatore vero, uno che vuole vincere. Voglio provarci nonostante la distanza, la matematica dice che è a sfavore nostro, ma ci provo fino all'ultima partita, fino agli ultimi tre punti. Ricordiamoci che l'anno scorso è stato così, fino all'ultimo. Spero che nelle ultime tre giornate si possa ancora giocare il campionato, perché c'è tanto da fare."
Il secondo posto eventuale, oltre alla Supercoppa vinta, varrebbero in queste difficoltà uno scudetto?
"Sì, certo. Già con la Supercoppa abbiamo dimostrato di essere una squadra forte, avevamo ancora dei ragazzi non disponibili e abbiamo fatto bellissime partite contro Milan e Bologna. Un secondo posto ci dà la possibilità di rigiocare la Supercoppa e di difendere anche quel titolo. Sarebbe stupendo."
Lo scorso anno ci fu l'infortunio di Buongiorno, tu eri un po' fuori dai radar, fosti chiamato in campo e le prestazioni furono tutte convincenti. Non sei praticamente più uscito, anzi ti sei messo anche a deridere la carta d'identità.
"Mi preparo sempre per me stesso perché sono un professionista, provo a dormire bene, mangiare bene, provo a essere sempre al massimo della concentrazione. Quando raggiungi una certa età sei più esperto, sai come muoverti in campo, non serve faticare sempre perché sai leggere i movimenti dell'attaccante in anticipo. C'è questo mito che dicono che Conte mi abbia trasformato, ma ricordiamoci anche con Spalletti: mi ha sempre dato la possibilità di giocare e abbiamo vinto lo Scudetto. Ho sempre giocato dovunque sono stato. Conte mi ha dato la possibilità di continuare a essere quello che sono. A gennaio sicuramente sarei andato via, poi Buongiorno si è fatto male e lì ho detto: c'è un'opportunità, dimostro veramente chi sono. È andata bene. Quest'anno ho già fatto 30-31 partite. Provo sempre a migliorare perché 35 anni non è un'età, vediamo Modric che gioca a 40. Sto bene fisicamente, posso fare ancora tante partite. Finché c'è divertimento si può fare sempre bene."
C'è un dato della difesa in controtendenza rispetto allo scorso anno: 17 reti incassate, 12 nei secondi tempi, il che rende spesso incandescenti i finali di gara. C'è una spiegazione?
"Dobbiamo essere più attenti sui calci piazzati, che sono praticamente gli ultimi gol che abbiamo preso, e gestire meglio certi palloni che prendiamo in contropiede quando non serve. Però io preferisco vincere le partite. Per me contano i tre punti: se non prendiamo gol è ancora meglio, ma se arriviamo al secondo posto avendo preso 50 gol, a me il gol subito non conta quanto il risultato finale."
Ti era capitato di vivere un asse tutto mancino come nella partita con il Torino?
"Fa ridere perché ogni tanto scherziamo, la palla gira, rigira e siamo tutti mancini. Però non è un problema: a questo livello non è che se sei mancino non sai giocare con il destro, devi giocare con entrambi i piedi."
Quanto siete stati realmente bravi a restare in piedi con tutti gli infortuni?
"Il nostro lavoro è anche questo. Se fossimo stati tutti al completo penso che questa squadra avrebbe potuto fare meglio, ma non mi aggrappo alle difficoltà. L'infortunio ci sta nel nostro lavoro, è uno sport ad alto livello. Il rammarico c'è, ma non c'è delusione perché mi dispiace per i miei compagni come esseri umani, non per il risultato sportivo. Abbiamo dimostrato di avere un gruppo vero, che ha tenuto botta fino all'ultimo."
La Champions la riconquistate per cancellare Copenaghen?
"Non parlo neanche di Copenaghen perché anche con l'Eintracht Francoforte in casa potevamo vincere. Ci sono state partite che non abbiamo approcciato nel modo giusto, perché la Champions League è un campionato a parte. Abbiamo perso con il PSV, ci sono stati atteggiamenti che spero abbiamo capito, che ci hanno dato esperienza per fare diversamente l'anno prossimo."
Vergara o Alisson: chi ti ha colpito di più per la capacità di impattare questa realtà?
"Sono due ragazzi umili che lavorano e ci danno una mano. Vergara lo conoscevo già, quando ci allenavamo contro in Primavera ho detto subito che aveva qualcosa in più. Alisson sinceramente non lo conoscevo, il calcio portoghese non è che lo guardo tanto, è stata una sorpresa: è velocissimo, ha una tecnica importante. Ovviamente ci dispiace per quello che è successo a Vergara, ma è un ragazzo con la testa sulle spalle. Spero che crescano sempre meglio, sono bravi e faranno sicuramente bene."
Se dovessi dare la maglia da titolare a uno solo tra Hojlund e Osimhen, chi sceglieresti?
"Sono caratteristiche diverse e i paragoni non mi piacciono. Sono due attaccanti fortissimi, fai fatica anche in allenamento perché sono rapidi. Rasmus è più potente, più forte a tenere palla, Victor nello spazio ti ammazza. Darei la maglia a metà a entrambi. Però adesso Rasmus è quello che ci dà una mano, quindi devo scegliere Rasmus. A Victor auguro sempre bene, per me è un fratello e uno dei attaccanti più forti d'Europa."
Hai ancora un sogno: la nazionale con Ancelotti o un altro titolo con il Napoli?
"La nazionale è un bonus: se fai bene con la tua squadra hai la possibilità di giocarla. Per essere corretto, non penso possa accadere perché ci sono Gabriel, Militao... ragazzi che stanno facendo bene. Non è perché ho 34 anni che non posso andarci, ho dimostrato quest'anno chi sono. Se vado in nazionale sarò il calciatore più contento possibile. Se non vado, almeno il mio lavoro l'ho fatto a Napoli e sono stato contento. Spero comunque in un titolo: abbiamo già la Supercoppa, lo scudetto sappiamo che è difficile, ma rimane un sogno nel cassetto."
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