Napoli, l'importanza del ritorno dei big: così Conte l'ha spuntata senza cambiare modulo
La partita contro il Lecce ha lasciato in eredità al Napoli qualcosa che va oltre i tre punti. Il successo del Maradona ha mostrato come una squadra possa cambiare volto senza modificare il sistema di gioco, ma semplicemente inserendo interpreti diversi. È questa la prima chiave di lettura della rimonta della squadra di Antonio Conte, capace di ribaltare una gara iniziata nel peggiore dei modi mantenendo lo stesso assetto tattico ma aumentando qualità, ritmo e personalità.
L'importanza dei campioni
L’ingresso di Kevin De Bruyne e Scott McTominay ha inciso in maniera evidente, anche se entrambi non erano al massimo della condizione dopo i rispettivi infortuni. La loro presenza ha avuto un effetto non solo tecnico ma anche mentale, perché il Napoli ha iniziato a muoversi con più sicurezza e a gestire il pallone con maggiore efficacia. L’influenza dei due centrocampisti è stata soprattutto tattica: con loro in campo la squadra ha trovato linee di gioco più pulite e una migliore occupazione degli spazi.
Stesso spartito, interpreti diversi
Il Lecce, che nel primo tempo aveva interpretato la gara con intensità e organizzazione, è progressivamente calato quando il Napoli ha alzato il ritmo, confermando quanto nel calcio moderno la tenuta fisica e mentale sia determinante per restare competitivi per novanta minuti. Il 3-4-2-1 scelto da Conte, nato per fronteggiare l’emergenza, si è rivelato un sistema flessibile che ha permesso alla squadra di superare le difficoltà e valorizzare nuove soluzioni. Ora, con De Bruyne e McTominay sempre più dentro le rotazioni e con l’attesa per il rientro di Neres, il Napoli ha trovato una base più solida per il finale di stagione e per la corsa alla Champions.
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