L’epopea romantica di Gianni De Rosa: il bomber gentile che infiammò la provincia
Dalle giovanili del Milan fino alla corona di re dei bomber a Palermo e alla maglia numero 9 del Napoli, la storia di Gianni De Rosa resta il ritratto nostalgico di un calcio d'altri tempi.
Ci sono calciatori che non hanno avuto bisogno di bacheche piene di trofei internazionali per entrare nel mito; a loro è bastato l'amore incondizionato delle piazze di provincia, quelle che vivono di pane e pallone.
Gianni De Rosa è stato esattamente questo: l'incarnazione del centravanti d’altri tempi, un bomber generoso e carismatico che tra gli anni Settanta e Ottanta ha scritto pagine indelebili del nostro calcio, lasciando un vuoto immenso quando una tragica fatalità lo ha portato via troppo presto.
Nato a Cerignola il 19 settembre1956, ma cresciuto calcisticamente a Milano nel settore giovanile del Milan, De Rosa era un attaccante moderno per l'epoca, dotato di un gran fisico, abile nel gioco aereo e con un fiuto del gol innato.
Dopo la classica gavetta in Serie C, la sua vera ed esplosiva consacrazione avviene con la maglia del Palermo in Serie B. In terra siciliana, nella stagione 1981/1982, De Rosa vive l'anno di grazia: si laurea capocannoniere del campionato cadetto con 19 reti, trascinando lo stadio "La Favorita" a un passo da una clamorosa promozione e diventando un idolo assoluto per il popolo rosanero.
Quell'exploit gli spalanca finalmente le porte della Serie A.
Viene acquistato dal Napoli, dove ha l'onore di ereditare la pesante maglia numero 9 che era stata di Giuseppe Savoldi. Sotto il Vesuvio gioca una stagione intensa, collezionando 6 gol in campionato e uno storico sigillo in Coppa UEFA contro i tedeschi del Kaiserslautern. La sua carriera proseguirà poi con alterne fortune tra Como, Catania, Cagliari e Riccione, dimostrando ovunque lo stesso attaccamento alla maglia e uno spirito di sacrificio fuori dal comune, prima di appendere gli scarpini al chiodo. La vita di Gianni De Rosa si è purtroppo interrotta bruscamente all’età di soli 52 anni, a causa di un tragico incidente stradale avvenuto a Riccione nell'agosto del 2008. Un destino crudele che non ha però scalfito il ricordo di un uomo rimasto nel cuore di tutti i suoi vecchi tifosi, anche grazie a una serie di aneddoti memorabili.Si racconta che a Palermo il suo legame con la città fosse così simbiotico che il bomber amasse girare per i mercati storici, stringendo mani e scherzando con la gente comune. Proprio in Sicilia nacque il celebre coro "Gianni De Rosa, facci una cosa...", un tormentone che i tifosi rosanero cantavano a squarciagola prima di ogni sua spizzata di testa. Un altro curioso aneddoto risale ai tempi del Napoli: De Rosa, descritto da tutti come un ragazzo d'oro e un professionista impeccabile, legò moltissimo con l'allora giovanissimo talento Ciro Ferrara, facendogli quasi da fratello maggiore nello spogliatoio e dispensando consigli preziosi che il futuro difensore azzurro ricorderà con affetto per tutta la vita. Gianni De Rosa resta così, nel grande album dei ricordi del calcio italiano, il ritratto perfetto di un bomber vero e di un uomo d'altri tempi.La notte del 2 agosto 2008, la parabola terrena di Gianni De Rosa si è interrotta bruscamente.
L'ex centravanti, che aveva scelto Riccione come sua città d'adozione dopo il ritiro, è rimasto vittima di un drammatico incidente stradale sulla statale Adriatica, all'altezza del viale Cavalieri di Vittorio Veneto, nel tratto compreso tra Rimini e Riccione. Intorno alle due del mattino, lo scooter su cui viaggiava l'ex calciatore si è scontrato frontalmente con un minibus, nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi, l'impatto si è rivelato fatale e l'attaccante si è spento all'età di soli 51 anni. La notizia della sua scomparsa ha gettato nel profondo sconforto il mondo del calcio italiano, provocando un'immediata e unanime ondata di cordoglio da parte di tutte le sue vecchie squadre. Il Palermo, club in cui De Rosa aveva conquistato la corona di capocannoniere della Serie B, ha espresso il proprio dolore ricordandolo come «un pezzo di storia rosanero, un bomber memorabile impresso nei cuori di tutti i tifosi siciliani». Messaggi carichi di commozione sono arrivati anche dal Napoli e dal Cagliari, che hanno voluto omaggiare non solo le doti sportive del calciatore, ma soprattutto lo spessore e la straordinaria umiltà dell'uomo.Il momento di massima commozione si è consumato durante i funerali blindati da una folla oceanica presso la chiesa di San Martino a Riccione. Per testimoniare l'amore trasversale raccolto in carriera, sulla sua bara sono state adagiate le maglie storiche di Palermo e Napoli. Tra i ricordi più toccanti emersi nelle ore successive alla tragedia, sono rimaste impresse le parole dei suoi ex compagni di squadra, che lo hanno descritto unanimemente come «un gigante buono, un professionista esemplare che all'agonismo in campo sapeva sempre anteporre il sorriso, la lealtà e un profondo rispetto per il prossimo»Altre notizie
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