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Il paradosso della 'sveglia' Juventus: la rinascita parte dagli 'epurati'? C'è il solito uomo chiave e il 9... Amorim, che combini? Ora Cardinale può rimediare a un errore d'estateTUTTOmercatoWEB
Oggi alle 00:01Editoriale
di Marco Conterio

Il paradosso della 'sveglia' Juventus: la rinascita parte dagli 'epurati'? C'è il solito uomo chiave e il 9... Amorim, che combini? Ora Cardinale può rimediare a un errore d'estate

La manita della Juventus col NEC fa intravedere una strada per il futuro. Milan, cosa combina Amorim? E Cardinale deve prendere subito una decisione
C'è vita sul pianeta Juventus. O forse non se n'era mai andata, solo che i dubbi permangono, mica è una partita contro il NEC Nijmegen a fugarli perché gli ultimi giri di valzer sono stati una musica stonata. Però mica sempre possiamo processare e discuter del banco degli imputati, ci son serate che vanno fotografate e raccontate nel modo più opportuno. Chissà che ronzava nei pensieri del collega olandese che ha chiesto a Luciano Spalletti se avesse paura di Dick Schreuder, il NEC è ben poca cosa tecnicamente e pure tatticamente. Però tre punti son tre punti, e il morale si gonfia e allora l'analisi di quel che è andato (praticamente tutto) è duopo. Anche perché può essere la base per costruir il domani prossimo, anche se la gara contro l'Atalanta sarà una controprova durissima. La notte d'Europa ci dice che Nick Woltemade non è il centravanti che voleva Spalletti, per caratteristiche, però è altrettanto qualcosa di diverso rispetto a Randal Kolo Muani, ieri però in gol e assist e chissà che non sia l'inizio di una nuova storia. Significa che sul finale la dirigenza ha reagito, ha capito, però ancora non ha risolto. Tempo al tempo.

La chiave McKennie e la rinascita con gli 'epurati'

La sfida col NEC ci dice che la Juventus ha scelto di non cambiare identità tattica e che è una squadra con Weston McKennie e una senza l'americano. E sembra un paradosso perché è l'uomo con la valigia e invece la Juve la cambia lui. Ora Capitano, senza chi ne ha più gradi di lui, ma McK è quel che spesso le società scordano nella costruzione di un progetto. Servono giocatori di profondo equilibrio, nello spogliatoio e pure in campo, che sappiano esser trascinatori anche se magari la voce l'alzan più gli altri. C'è oramai poco da pianger sul passato e su quel che non c'è stato alla Continassa: ora sta solo e soltanto a Luciano Spalletti trovare le soluzioni giuste. Più equilibrio con Sarr e Douglas, largo alla fantasia sugli esterni. E poi McKennie. Il paradosso: lo statunitense, Nico Gonzalez e Douglas Luiz, i tre 'epurati' della Juventus, riscoperti e al centro della nuova squadra...

I dubbi sugli esperimenti di Amorim

Parliamo ora del Milan e di quel che sta combinando il club rossonero. Ruben Amorim dovrà prima o poi cercare di trovare la sua strada, una sua dimensione. Troppi tentativi, troppe formazioni diverse, troppi esperimenti. Ogni grande squadra ha una sua ossatura, un undici tipo. Qual è la difesa titolare? Chi sono gli esterni sulla carte da grande partita? Perché Modric e Rabiot non son stati ancora blindati come tandem certo e indispensabile? Perché le alternative son state lasciate allo sbaraglio, su tutti un giocatore ancora da proteggere come Jashari? Chi sono i trequartisti? Perché questa gestione di Pulisic? Troppi perché, la risposta non può che arrivare dal portoghese.

Cardinale deve correre ai ripari sulla dirigenza

E poi c'è la grande lacuna aperta da Gerry Cardinale: perché non c'è un grande dirigente il società? Serve qualcuno che ci metta la faccia nei momenti difficili. Che rappresenti il club. Che sia padre e consigliere dei giocatori, ma pure bastone e carota con lo spogliatoio. Serve un grande uomo mercato, un advisor che lavori al fianco di Cardinale e anche un direttore tecnico che sia un uomo di campo e sempre presente a Milanello. L'errore più grande il proprietario del Milan lo ha fatto quando ha detto che 'non vuol più delegare'. Un grande uomo d'azienda quale lui è, fidarsi dei propri manager e dirigenti messi in organigramma. Con tutto il rispetto d' un grande procuratore come Jorge Mendes, da anni e per anni il centro gravitazionale di alcune delle più importanti trattative Mondiali, per adesso ha accompagnato a Milanello un centravanti da 70 milioni che non dimostra di valerli, ha provato fino alla fine a portare offerte inglesi e saudite per Rafael Leao senza riuscire a centrare l'obiettivo, ha fatto (stra)pagare Diego Moreira e non ha portato offerte per i giocatori che poi il club ha ceduto in prestito calciatori senza far fare cassa alla società.

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