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Absolute Cinema. Vi spieghiamo la nuova visione di Gerry Cardinale sul mercato del Milan: solo top (secondo il club) e giovani crack. Basta coi 'buoni giocatori'. Manca però sempre un tassello fondamentale per la costruzione del progetto

autore
Marco Conterio
Oggi alle 01:15Editoriale
autore Marco Conterio
09.10.2026 01:15Editoriale
Il paragone di Cardinale tra Hollywood e il calcio italiano e la nuova strategia sul mercato: solo top player o giovanissimi. Stop coi 'Tier 2'
Non si può certo dire che Gerry Cardinale non sia un uomo ambizioso. Un avanguardista dell'imprenditoria calcistica, che ha però ben chiari i pericoli di cosa significhi restar fermi. Stagnanti. Il parallelismo tra il calcio italiano e quello che è accaduto in questi anni tra Hollywood e Netflix è ben chiaro. Quando viaggi leggero tra le nuvole del successo il rischio concreto è di non guardare avanti, ma crogiolarsi semplicemente nella beatitudine della gloria. Solo che la vanagloria è lo scoglio della vanità, e allora le luci del cinema si son sempre più affievolite. "Hollywood si è adagiata. Pensava di essere protetta. Poi è arrivato un venditore di Dvd a chiedere di prendere in licenza i contenuti. È nata Netflix e li ha schiacciati, perché la tecnologia era cambiata". E così è stato per il pallone nostrano, diventato musicassetta a confronto delle orchestre sinfoniche d'Inghilterra e non solo.

La credibilità per i tifosi deve passare dalle vittorie e dai trofei

Per questo avere una visione e un progetto per il movimento tutto è una strada necessaria per non restar ancora fermi, mentre gli altri viaggiano. E in questo binario è giusto e opportuno averne una pure per il proprio club. Beninteso: senza successi, senza trofei, ha ragione Antonio Conte. "Ci sono club che hanno perso di vista la propria storia", perdendola sotto uno strato di polvere ed errori. E senza vincere, se ti chiami Milan, o Juventus, o Inter (ma lei sì, che una direzione vincente l'ha presa negli ultimi anni), allora il tifoso non riesce a capire, a comprendere e ad accettare la tua visione e la strada che decidi di prendere. Che sia sull'impiantistica, sui progetti che strizzano l'occhio all'entertainment, sul mercato e non solo. Binari, appunto. Rette parallele, per quest'elite dei club dalla storia gloriosa, vincere non è un fattore negoziabile.

La nuova strategia sul mercato

Il piano è chiaro, sul mercato. Negli States definiscono i 'buoni giocatori', ovvero quella terra di mezzo che passa tra i Campioni e i gregari, ma pure tra i Campioni wannabe, Tier 2, o anche 3. Ovvero quella fascia di buonissime se non ottime seconde scelte, che forse hanno già dimostrato tanto e tutto e che solo (nelle idee di uomini mercato e scouting, mica dev'essere verità assoluta) con buona dose di fortuna, sorte e inserimento potrebbero fare il tanto atteso salto di qualità. Così Gerry Cardinale, lui e solo lui, ha deciso: il Milan prenderà giocatori che ritiene di primissima fascia e dietro a loro crescerà giovanissimi che ritiene possano fare quel salto. Giusto per spiegarla in poche parole: per il club, Goncalo Ramos e Diego Moreira sono (o stanno per diventare) Tier 1, ma dietro di loro il Milan non vuole più un Santiago Gimenez ma preferisce un potenziale crack giovanissimo, meglio ancora se dalla cantera come Francesco Camarda. Così vale anche per la coppia Adrien Rabiot-Christian Comotto, e anche tra i pali con Mike Maignan e Lorenzo Torriani. Da qui poi possono nascere mille dubbi: Mario Gila, o Strahinja Pavlovic, sono da 'fascia 1'? E via discorrendo, ma qui sta alla società scegliere e valutare. E qui c'è il solito problema...

Il tassello mancante

Come funziona attualmente la catena di comando e delle scelte del Milan. Ruben Amorim propone, valuta, sottopone le sue idee. Queste passano al vaglio di Almstadt e soprattutto di Gardiner ma l'ultima parola su investimenti e scelte ce l'ha sempre Gerry Cardinale. Il punto è che i due dirigenti non sono uomini di campo, ma provengono da altri percorsi e neppure di mercato. Questo manca a Cardinale, e ci stupisce da uomo di 'hedge fund', di fondi, ovvero quelli a cui sono delegati soldi e investimenti. Dovrebbe sapere che un grande manager, quale lui è, deve scegliere i suoi uomini e a questi delegare le scelte. E' un tema non negoziabile, anche perché non potrà sempre vivere a Milanello, in Italia, abitare lo spogliatoio e gli uffici di Via Aldo Rossi. Figuriamoci. Sicché il tema non è rimandabile: scelga un grande advisor indipendente, uno che possa lavorare al suo fianco nelle scelte più importanti sul mercato, e poi un direttore tecnico che sia la voce, il bastone e la carota del Milan ogni giorno al centro sportivo. La visione deve passare anche da qui.

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