Il Porto vince con i cambi, Napoli senza energie: nella crisi c'è lo zampino di ADL
Allegri denuncia la panchina troppo corta dopo il 4-1 del Dragão. L'emergenza infortuni pesa, ma le scelte estive di De Laurentiis non sono esenti da responsabilità
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Francesco Farioli ha vinto la partita anche con i cambi, Massimiliano Allegri l'ha persa facendone tre e scarichi. È una sintesi brutale, ma efficace, del 4-1 subito dal Napoli con il Porto, terza sconfitta in quattro partite di Champions League. E soprattutto di uno dei principali problemi della stagione azzurra, perché il dato non riguarda sono la trasferta portoghese. Gli uomini a disposizione di Max sono sempre meno, le energie finiscono presto e, quando bisognerebbe intervenire, spesso le alternative non esistono. Ieri, per esempio, il tecnico aveva appena cinque giocatori di movimento in panchina: tre attaccanti e due ragazzi del 2008. Un'emergenza oggettiva, che non spiega tutto ma di sicuro fa il suo. E la crisi coinvolge anche le scelte della società.
Farioli cambia tutto, Allegri può solo aspettare
Il Porto di Farioli ha cambiato attaccante al 56', inserendo Samu al posto di André Silva. All'67' sono entrati anche Santi Gimenez e Sanusi: quattro minuti dopo, proprio l'ex Milan ha servito a Gabri Veiga il pallone del 2-1. Al 78' dentro altri due giocatori, tra cui Hwang In-beom, protagonista dell'assist per il terzo gol di Kiwior. Samu, nel finale, ha firmato il poker su rigore. Su cinque sostituzioni, tre giocatori entrati dalla panchina sono stati direttamente coinvolti nei gol decisivi. Allegri, invece, ha effettuato il primo cambio soltanto al 79', quando il risultato era già compromesso: Giovane e Noa Lang per Vergara e Anguissa, poi Lucca per Politano. Non certo per scelta. "A un certo punto loro hanno fatto cinque sostituzioni, io in panchina avevo solo attaccanti", ha spiegato nel dopopartita. Il problema è che il Napoli continua a esaurire le energie nell'ultima mezz'ora: già alla vigilia Allegri aveva ricordato gli undici gol incassati in quella fase delle partite.De Laurentiis e le responsabilità di un mercato particolare
Gli infortuni sono tanti, troppi per qualsiasi allenatore. Ma nella crisi del Napoli c'è anche una questione di costruzione della rosa, che chiama in causa Aurelio De Laurentiis. La scorsa estate il presidente aveva parlato di 47 giocatori in organico e della necessità di venderne 25 prima di acquistare. Alla fine il mercato è stato il grandi assente dell'estate: gli investimenti sono serviti a riscattare chi c'era, a partire da Hojlund e Alisson Santos, i nuovi innesti sono stati solo Badiashile e Favasuli. È una scelta legittima dal punto di vista economico, meno convincente alla prova del campo. La rosa del Napoli è numerosa solo sulla carta, perché non è ben equilibrata, tantomeno per affrontare un'emergenza come quella attuale. L'assenza contemporanea di tutti gli esterni difensivi ha costretto Allegri a cambiare sistema di gioco, mentre quella di Lobotka ha ridotto ulteriormente le soluzioni a centrocampo. L'allenatore ha schierato quattordici formazioni diverse nelle prime quattordici partite stagionali: trovare continuità diventa complicato, ma è altrettanto difficile pretendere che la squadra possa reggere sempre gli stessi ritmi. De Laurentiis non può essere considerato responsabile degli infortuni, né Allegri può essere assolto per ogni errore tecnico. Il punto è che, dopo una stagione già pesantemente condizionata dai problemi fisici, il Napoli ha deciso di correre nuovamente qualche rischio sulla profondità dell'organico. E adesso sta pagando anche quello.Altre notizie
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