L'editoriale di Chiariello: "Il rientro di McTominay può scompaginare i piani tattici di Allegri"
Antonio Noto
Nel corso di 'Campania Sport' su Canale 21, il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto editoriale, soffermandosi sul successo per 3-0 del Napoli contro il Frosinone e sulla corsa Champions: "In attesa della Juventus, tra le rivali del Napoli nella corsa Champions, la giornata si è tinta di positività perché il Napoli ha guadagnato sei punti: ne ha rosicchiati due al Como, due alla Roma e due al Milan. Era il rientro dalle nazionali e si temeva molto questa partita col Frosinone perché c'erano diverse incognite. Il Frosinone, prima della sosta, aveva battuto il Como, che era lanciatissimo, mostrando un bel gioco e giovani interessanti, mentre il Napoli era in difficoltà. A Firenze Allegri era sbottato di brutto.
Si riparte e il Napoli vince 3-0, per una volta tanto non di corto muso, anche se Allegri giustamente sostiene che la squadra deve imparare a chiudere prima le partite, evitando di portarsele fino in fondo con un inutile dispendio di energie. Questo risultato è stato sicuramente confortante per una serie di considerazioni che stasera andremo a fare. Poi si è vista Como-Roma e la Roma ha dato un'impressione migliore del Como. Pur rimasta in dieci uomini per oltre mezz'ora, ha mostrato grande solidità difensiva e nel primo tempo è stata più pericolosa. Il Como è andato letteralmente a sbattere, un po' stucchevole direi. E il Milan non si ritrova proprio: brutto, ma brutto assai. Amorim, che è venuto a insegnare calcio e con il quale avremmo dovuto vedere un calcio migliore e diverso, finora tutto chiacchiere e distintivo. Ma il Napoli non ha fatto nulla se non cominciare un percorso. Come ha detto giustamente Allegri in conferenza stampa, è il momento del filotto buono. Bisogna vincere con continuità, perché il calendario lo impone. Non parlo della partita di Villarreal, che si giocherà martedì in Champions, dove l'obbligo non è vincere, ma dare continuità ai risultati positivi, come minimo non perdere. La vittoria, però, è obbligatoria nella successiva partita a Venezia e in casa col Bodø/Glimt, perché i 12 punti individuati da Allegri per qualificarsi derivano esattamente dalle tre vittorie casalinghe rimanenti e da quella in Azerbaigian. Sono partite semplici solo sulla carta, in particolare quelle con Venezia e Bodø/Glimt, due squadre teoricamente inferiori al Napoli. Il Villarreal l'anno scorso è stato una grande di Spagna, ma normalmente non è una squadra irresistibile. Tra le trasferte di Champions, quella di Manchester contro il City è sicuramente la più proibitiva, ma anche quella di Oporto contro il Porto è estremamente difficile.
Che cosa dobbiamo pensare? Che con il rientro di Scott McTominay, il ritorno alla forma convincente di Kevin De Bruyne, già mostrata in Nazionale, e di Rasmus Hojlund, che al di là del rigore sbagliato ha partecipato in maniera importante ai primi due gol, le cose cominciano a prendere una diversa coloritura. Aggiungiamoci un Di Lorenzo in grandissimo spolvero, protagonista assoluto della gara, e il rientro di David Neres, altro uomo importantissimo. E qui nasce il problema. Ci sono due cose che stridono tra loro. Sono convinto che nel calcio di oggi, come ha detto Alvini ieri in conferenza stampa, i principi di gioco valgano molto più dei sistemi. E ieri quelli del Napoli sono stati molto più soddisfacenti in chiave moderna. Si è vista una squadra subito aggressiva, intenzionata a sbloccare la partita, con il baricentro più alto. Oggi non si può fare a meno di aggressione e riaggressione sistematica. Il Napoli è sembrato molto più votato all'offensiva, anche per le caratteristiche dei giocatori. Secondo me, oggi non si può giocare senza tre attaccanti di ruolo. Che siano ali, mezze punte, trequartisti, che giochino negli half-space o siano punte centrali, non cambia. Guardate Bayern Monaco, Arsenal, PSG, Real Madrid: nessuno gioca con meno di tre attaccanti. Quando vedo il Napoli schierare come sottopunte Politano, che non è più un attaccante ma un quinto di fondo, e De Bruyne, che è un centrocampista, anche se illuminato e avanzato, ma non una mezzapunta, è evidente che Hojlund è destinato alla solitudine. Ieri, con Lang e Neres, l'assistenza è stata nettamente maggiore. Rinunciare ai tre attaccanti è per me impensabile, anche perché come alternative ci sono Alisson Santos e Vergara, che proprio in quel ruolo, quello di Neres, può giocare. Il Napoli ha questo tipo di attaccanti. C'è anche Giovane, il jolly tuttofare che può giocare a destra, a sinistra o al centro. È comunque un attaccante. C'è solo un assente ingiustificato: Lorenzo Lucca, che proprio non si riesce a coinvolgere in questo progetto, nonostante Allegri ci provi in tutti i modi, dandogli minutaggio e fiducia, almeno a parole.
Però questo stride con un altro aspetto. Quando Conte si trovò all'arrivo di McTominay, decise di cambiare modo di giocare. Aveva fatto tutto il ritiro col 3-4-2-1. Arriva McTominay, dopo un piccolo assaggio a Cagliari, e alla quinta giornata, a Torino contro la Juve, passa al 4-3-3 pur di schierarlo insieme ad Anguissa e Lobotka. Il Napoli disputa un gran girone d'andata, nonostante la bruttissima sconfitta casalinga con l'Atalanta. Finché ha avuto Kvaratskhelia, svogliatissimo perché non vedeva l'ora di andarsene, e Neres, che era nel suo momento migliore, al punto di aver offuscato il più bravo e famoso compagno. Perse le due ali, Conte ha dovuto cambiare sistema, ha allargato McTominay ed è passato di fatto al 4-4-2. Un grande contributo lo ha dato Raspadori, anche se nel girone di ritorno il Napoli ha frenato e rischiato di non vincere lo scudetto. Pareggi come quelli di Parma, Venezia e in casa col Genoa avevano messo a rischio quel titolo straordinario che Conte è riuscito a conquistare. Max Allegri è partito col 4-3-3, tutt'altro che convincente. Ora ha studiato questo 3-4-3, ma se dovesse essere l'abito del Napoli attuale, si troverebbe davanti a un problema: come far convivere De Bruyne e McTominay? Perché non c'è spazio per entrambi. Se il Napoli gioca con due attaccanti a supporto di Hojlund, Neres e Lang in questo momento, ma in futuro potrebbero esserci anche Vergara e Alisson, a centrocampo restano due posti per cinque giocatori. Lobotka, Gilmour, che è il suo alter ego, McTominay, che con Lobotka ha formato la coppia più bella di questi due anni, quella vista in Supercoppa, dove furono dominanti. Poi De Bruyne, che Allegri vuole trasformare in regista dicendo che così gli allunga la carriera, lui che regista non è mai stato, ma sempre un numero otto, un numero dieci al massimo, mai un regista o un trequartista. E infine Anguissa, redivivo, che prima o poi si dovrà palesare.
Qual è l'alternativa se non vuoi perdere gli attaccanti? Tornare al 4-3-3, rimettendo De Bruyne nel suo ruolo originale di mezzala in coppia con McTominay, avendo come ricambio Anguissa e Gilmour, che si alterna con Lobotka, dando un po' di respiro allo slovacco che si lamenta di giocare sempre. Però questo significherebbe perdere l'identità trovata col Frosinone, che sembra essere un abito che funziona. Badiashile ha mostrato di essere un giocatore valido e la difesa a tre con Rrahmani centrale sembra ben messa. È chiaro che il Frosinone non può essere il banco di prova definitivo, ma è comunque indicativo perché è una squadra propositiva. E allora il rebus di Allegri, già a partire dal Villarreal, sarà insistere sul 3-4-3, sacrificando nomi importanti, oppure tornare al 4-3-3 con una vocazione più offensiva, sacrificando Politano, ad esempio. Questo credo sia un po' l'Amleto. Io l'ho chiamato Capitano Tranchetto, ora lo chiamo Amleto Allegri, perché il rientro di Scott McTominay può scompaginare i piani tattici intravisti col Frosinone”.


