Clemente di San Luca a TN: "Conte ha vinto giocando male e ha tradito l'identità azzurra! Allegri può redimersi"
Arturo Minervini
Guido Clemente di San Luca, docente di Giuridicità delle regole del calcio presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Vanvitelli, ha affidato al consueto editoriale in esclusiva per i lettori di TuttoNapoli le proprie riflessioni sul momento degli azzurri:: "Quasi tutti ci esprimiamo sulla base di informazioni non dirette, riferite, e tenendo conto delle voci che corrono. Basandoci sulle impressioni che ricaviamo dall’osservazione dei fatti. Comprese, in questi, le incerte ed opinabili informazioni acquisite. Naturalmente, ciascun giornalista rivendica l’affidabilità delle sue fonti, assicurando sulla credibilità del racconto che propone. Siccome, però, i racconti quasi mai coincidono, c’è qualcuno fra loro che non dice il vero. Non ho altre notizie rispetto a quelle che leggiamo tutti. Quindi, non sappiamo se e cosa possa esserci sotto: disappunto di alcuni giocatori importanti verso il mister (ma non avevano salutato con sollievo il suo avvento, dopo il ‘motivatore stressante’?); spogliatoio disunito; mancanza di fame; stanchezza e usura da anzianità; sfiducia verso preparatori atletici e staff sanitario per le ricadute in infortuni; disarmonie societarie fra Presidente, Amministratore delegato, Direttore generale e Allenatore. Chi più ne ha, più ne metta. Da quanto si legge, il Presidente sarebbe «inquieto», perché starebbe scoprendo che non fosse vero quanto gli avrebbero detto i suoi collaboratori, e cioè che «Conte era la zavorra, non il valore aggiunto». Ora, il fatto che ci abbia creduto spiegherebbe le scelte compiute per costruire il progetto tecnico di quest’anno. Ma non le giustifica. Perché, se veramente ci si fosse convinti che Conte era stata la «zavorra», si sarebbe dovuta prendere una via opposta a quella rappresentata dal ‘salentino savoiardo’.
Tornare a Sarri. O, finalmente, puntare su Italiano. Si è invece scelto Allegri. La strada, cioè, della continuità nel tradimento dell’identità azzurra (che coniuga vittoria con bellezza). Ebbene, dovendo ragionare sul fatto compiuto, sin da subito ho manifestato la speranza che Allegri esprimesse la sua attitudine, meno integralista di quella del predecessore. Dissimile da essa anche per la storia professionale (prima di contaminarsi con la cultura bianconera, si era affermato facendo giocar bene Sassuolo, Cagliari e Milan). Auspicavo (e tuttora mi auguro, da tifoso autentico) che si lasciasse contagiare dalla bellezza del luogo dove si trova adesso, facendo giocare il Napoli meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi due anni. Per quel poco che s’è visto fin qui, un po’ pare ci stia provando. Con scarsi risultati. Anzi, con risultati peggiori (ma pure con qualche attenuante). Tuttavia, non riesco a spiegarmi la povertà logica – e proprio mi irrita l’incoerenza – dei ragionamenti che si sentono fare in giro. La partita di Venezia (che ho visto male, sul tablet, in treno, di ritorno da un convegno a Milano, soffrendo maledettamente per le cospicue interruzioni della linea nel tratto appenninico, attraversato naturalmente durante il corso del secondo tempo!), sotto il profilo del gioco, non è stata diversa da gran parte di quelle dei due anni di Conte.
La differenza è solo nel risultato. L’anno scorso e due anni fa (resta scolpita nella mia mente Monza-Napoli di Sabato Santo del 2025), il rigore di KDB sarebbe stato gol e la deviazione di Rrahmani avrebbe fatto finire il pallone a lato. Solo questo. Per due anni si è assistito – pressoché silenti, e molti servilmente plaudenti – all’‘anticalcio’. Per giunta, accompagnato da un atteggiamento borioso e arrogante da parte di chi lo produceva. Eppure, guai a chi osava farlo notare. Ora, per partite giocate certamente non peggio (anzi), ma finite male, ci s’indigna? Beh, io vorrei chiedere a questi campioni del rigore logico-coerenziale: perché non s’indignavano anche allora, e vaticinano adesso il ritorno del generatore di anticalcio? Soltanto perché ci era propizio il risultato, assistito da un generoso e gradevole Kairos? Conte ha vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana con un secondo posto. Sì, ma come? Anzitutto, giocando male, forse addirittura peggio di come sta tentando di fare Allegri. In secondo luogo, spremendo fisicamente e psicologicamente pezzi consistenti della rosa. E, infine, contribuendo al deterioramento finanziario della società, col bilancio ‘disastrato’ per la prima volta nell’era di ADL. Senza contare il danno più grave di tutti (e meno percepito): la figura di Conte ha concorso ad alterare significativamente l’identità di una parte non marginale del tifo azzurro, finendo per alimentare il deterioramento antropologico di un popolo, di una città. L’identità, non l’anima. Giacché questa non difettava certo alla squadra di Conte. Come non difettava al Napoli di Gattuso, che però vantava – diversamente da quella di Conte – anche una chiara identità (ciò che, sbeffeggiato e deriso, sostenni all’epoca sta trovando ampia dimostrazione nella bellissima esperienza della Lazio).
L’ho già scritto e lo ripeto. Sarri peccò. Spalletti ha peccato, anche gravemente. E pure Allegri ha peccato. Ma ad un peccatore è sempre consentito di redimersi. Ciò che non è dato a chi il peccato l’incarna in sé. Per rimetterci sulla buona strada e riprendere a sperare nel futuro dell’azzurro, occorre rendersene conto al più presto. A cominciare da stasera coi norvegesi. Prima dell’identità, sarà indispensabile – e noi tifosi dobbiamo fare la nostra parte – che la squadra ritrovi l’anima. Vero KBD? Postilla giuridico-calcistica. Continua lo scempio del Regolamento. Gasperini s’è lamentato per l’espulsione di Malen (autore a Como di un’entrata da kung fu), in ragione del «fallo ripetuto» sul suo giocatore non rilevato dall’arbitro. Certo, è verosimile che, se il fallo su Malen fosse stato fischiato come da Regolamento, egli non avrebbe poi compiuto l’entrata assassina. Ma, allora, perché l’ineffabile mister s’è contraddetto affermando che «Sarebbe ora di smetterla con i fotogrammi, falsificano la realtà e da quest’anno si vede un calcio più vero»? E perché – insieme a quasi tutti i suoi colleghi e tanti addetti ai lavori –, anziché criticare, plaude al «nuovo corso» di Orsato? Che è palesemente eversivo, visto che il Responsabile CAN è privo di qualsiasi potere normativo, e perciò non è abilitato giuridicamente a modificare le regole mediante una loro interpretazione ‘creativa’. Ancora una volta: coerenza, questa sconosciuta!


