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tmw / napoli / Le Interviste
Chiariello: "Il Napoli è sceso dall'altalena di risultati! Fregatevene del mercato e godetevi Conte"
Oggi alle 10:10Le Interviste
di Davide Baratto
per Tuttonapoli.net

Chiariello: "Il Napoli è sceso dall'altalena di risultati! Fregatevene del mercato e godetevi Conte"

Nel corso di 'Campania Sport' su Canale 21, il giornalista Umberto Chiariello ha commentato la vittoria del Napoli con la Lazio nel suo editoriale: "La notizia d'inizio anno è la seguente: il Napoli è sceso dall'altalena. È stato un Napoli fino a poco fa, prima di Natale, col saliscendi, montagne russe. Bene, male, bene, male di nuovo. Il Napoli aveva preso uno scoppolone ad Eindhoven da far tremare le vene ai polsi, 6 gol, che è la peggiore sconfitta della storia di Antonio Conte e del Napoli in Europa. Si era rialzato battendo in maniera convincente l'Inter e sembrava passata la crisi. Niente vero perché dopo poche settimane il Napoli ha cominciato a ruminare calcio, a trovare difficoltà, causa gli infortuni in particolare, questo va detto chiaramente. De Bruyne per primo, anzi per secondo perché Lukaku l'avevamo perso già in estate, e una serie di problemini muscolari. Poi il Napoli si era ripreso dopo la sconfitta di Bologna che aveva traumatizzato l'ambiente, specie per le parole di Conte, e aveva inanellato cinque vittorie consecutive, seppur una sui calci di rigore in Coppa Italia col Cagliari.  Passata la crisi manco per niente. Una settimana di vuoto pneumatico tra Lisbona e Udine. A quel punto sembrava la seconda crisi, una crisi di rigetto che poteva essere devastante. Ma Conte, a differenza di molti altri allenatori, e questo lo rende il migliore di tutti, sa ragionare sulle proprie idee, sa correggersi, sa trovare i correttivi soprattutto. Lui, fatta la conta degli infortunati, ha cambiato sistema di gioco e è passato alla difesa a tre e al centrocampo a due. Lì era obbligato, non ne aveva più. Ma aveva inscenato una squadra che aveva fatto cinque vittorie consecutive con Di Lorenzo a presidio della fascia destra, una difesa a tre difensori centrali puri con Beukema e davanti aveva sguinzagliato finalmente Neres e Noa Lang alle spalle di Hojlund per dare una maggiore proposta offensiva al Napoli che non attaccava talmente più, giocando un 4-5-1 con Politano e Elmas sulle fasce, lontani dal centravanti, senza fare un tiro in porta.

Si è corretto, il Napoli ha fatto quelle vittorie, ma poi è arrivata la settimana nera. Si è corretto ancora. E cosa ha fatto? Ha rimesso nel motore un giocatore fondamentale, oggi il migliore in campo, è Politano. Ha riportato Di Lorenzo nei tre in difesa, che ti dà una mano in uscita straordinaria perché è l'uomo chiave nelle uscite del Napoli. E ha messo Elmas come chiave tattica in avanti nel ruolo che è il suo, perché non gioca ala, ma gioca negli half spaces, come dicono quelli colti di oggi, cioè nei corridoi intermedi, partendo da sinistra. Con questa correzione è andato in Arabia, ha stravinto sul Milan, ha stravinto su Bologna, i punteggi di 2-0 non fotografano il reale andamento delle partite, ha vinto in maniera molto convincente a Cremona, anche lì sprecando qualche gol di troppo, un altro 2-0, e oggi, tesi di laurea, a Roma con la Lazio di Sarri, la nostra bestia nera, alle 12.30 quando non si vince mai. Tutti i tabù di questo mondo mondo sfatati da una prestazione mostruosa del Napoli. Anzi, usiamo il termine che usa Antonio Conte. L'ha usato per Hojlund, lo usiamo per il Napoli: 'Dominante', dominante, punto. Ancora una volta qualche gol di troppo sbagliato e questa è l'unica pecca che Conte ha tenuto a precisare che oggi la sua squadra ha. C'è la nube nera dell'infortunio di Neres, l'ennesimo, una distorsione alla caviglia. Vedremo quanto tempo ce ne vorrà perché Neres è troppo importante per questa squadra. Ma è un Napoli che è un manifesto contiano in questo momento che rende ridicoli quelli che dicono che Conte gioca male, che il Napoli è una squadra che gioca un calcio antico, quando poi Sacchi ha definito il Napoli la squadra più moderna d'Italia, che difende salendo, che pressa alto, che fa delle preventive perfette, che recupera palla in tempi veloci, che domina la partita e che trova tante soluzioni in verticale. Se non è calcio moderno questo, ditemi voi qual è. Ma tutto questo, per chi ha voglia di studiare, sarebbe stato facile scoprirlo leggendo il libro di Antonio Conte del 2013, nei suoi fasti juventini. Testa, cuore, gambe. È tutto lì. Il manifesto di Conte è quello. 

Il Napoli gioca con la testa, applicato in maniera feroce. Il suo alfiere si chiama Juan Jesus, un giocatore che è diventato addirittura prioritario davanti a uno come Buongiorno. Uno che si applica in maniera feroce e non sbaglia una palla. Testa. Cuore. Questa squadra ha cuore. Il cuore io lo identifico nel capitano. Il capitano sta dovunque. A destra, a sinistra, in metà campo, in avanti, va a cercare di segnare, va sull'ala. Sta dovunque. Perché ha trovato una collocazione per lui ideale: quella di essere l'uomo che organizza l'azione del Napoli in alternativa a Lobotka e McTominay. E gambe. Le gambe sono le sue. Quelle di Scott, hurricane Scott McTominay. Dieci chilometri a partita li fa facili, ne fa 10,6, 10,3, 10,4... supera sempre i dieci chilometri e lo fa con costrutto, coadiuvato da un grande Lobotka ed è una categoria, una taglia fisica superiore a tutti. Si sta sublimando in un ruolo di centrocampista a tutto campo in maniera straordinaria. Ma sono tutti sul pezzo, come degli operai specializzati che ogni tanto diventano artisti. Se questo è il Napoli che è sceso dalle montagne russe e che ora pare determinato, costante, ci ha regalato un ottimo Natale con la Supercoppa Italiana, ci ha regalato un ottimo San Silvestro con la vittoria di Cremona, ora ci regala una buonissima Epifania, Ma guardate che il calendario ci dice delle cose importantissime. Perché il Napoli è arrivato a sei vittorie in trasferta su dieci partite. Perché su 17 giocate il Napoli ne ha fatte ben dieci in trasferta. Dove ne ha perse quattro e tre in Champions. E dove sembrava il vulnus invece doppia vittoria fondamentale tra Cremona e Roma con la Lazio. Dopo aver battuto anche la Roma, l'Olimpico è terra di conquista per Antonio Conte.

Ebbene...  Il Napoli adesso ha tre trasferte, di cui una in Champions difficilissima perché deve giocare a San Siro con l'Inter l'11 gennaio, a Torino con la Juventus il 25 gennaio, nel frattempo va a Copenaghen in quello che è uno spareggio praticamente di Champions il 20 gennaio. Ma in casa ha quattro partite che sono Verona subito dopo l'Epifania, poi c'è il recupero col Parma, poi c'è il Sassuolo e la Fiorentina. E il Napoli in casa ha fatto sei vittorie e un pareggio, solo con il Como al Maradona. Ci hanno perso la Juventus, ci ha perso l'Inter. Cioè il Napoli in casa ha un altro passo. Ecco perché il famigerato gennaio che tanto preoccupava tutti comincia subito ad assumere un aspetto diverso. In tutto questo c'è anche la partita col Chelsea, che ha perso Maresca che se n'è andato perché quella è una polveriera, quella società come il Manchester United è una polveriera letteralmente. Spendono, spandono, ma non c'è tecnico che riesca a rimanere, altro che la stabilità del Napoli con De Laurentiis che vuole far Conte diventare, non dico il suo Ferguson, ma il suo allenatore per tanti anni ancora. Insomma, non vi focalizzate sul mercato, ma fregatevene di sto mercato, scrivete solo di mercato, pensate solo al mercato. Godetevi questo Napoli, perché è un Napoli veramente straordinario e mi piacerebbe questa sera vedere la faccia di Marotta appellandolo con una parola di Antonio Conte: agghiacciante".