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L'ultimo sorriso di Miklos Fehrer. Il numero 29: una maglia ritirata per sempre

L'ultimo sorriso di Miklos Fehrer. Il numero 29: una maglia ritirata per sempre
Miklos Fehrer tomba
autore
Redazione TMW
ieri alle 08:06Nato Oggi...
Miklós Fehér è nato il 20 luglio 1979 a Tatabánya, in Ungheria

Ci sono immagini che rimangono impresse nella memoria collettiva, istanti in cui il tempo sembra fermarsi e lo sport si riscopre drammaticamente fragile. Il 25 gennaio 2004, il calcio mondiale ha perso una parte della sua innocenza sul prato bagnato dello stadio Afonso Henriques.
Miklós Fehér, attaccante ungherese del Benfica di soli 24 anni, si è accasciato al suolo durante i minuti di recupero della sfida contro il Vitória Guimarães.

Non si rialzerà mai più.

L'ultimo assist e quel cartellino giallo
La serata di Fehér era iniziata dalla panchina, subentrato a gara in corso con il compito di scardinare la difesa avversaria, il giovane centravanti aveva risposto presente: un suo assist perfetto nei minuti finali aveva permesso a Fernando Aguiar di siglare il gol dello 0-1 per le "Aquile" di Lisbona.
Una rete fondamentale, arrivata sotto una pioggia battente.
Poi, l'episodio che il destino ha trasformato in un'icona tragica.
Nel tempo di recupero, Fehér cerca di rallentare una rimessa laterale avversaria per difendere il vantaggio, l'arbitro Olegário Benquerença si avvicina e gli mostra il cartellino giallo. Miklós accetta la sanzione con un sorriso malinconico, si sistema i capelli bagnati all'indietro, fa due passi e si piega sulle ginocchia.

Un attimo dopo, il suo corpo cade all'indietro, rigido, esanime.Il dramma in diretta TV

La gravità della situazione è apparsa chiara in pochi secondi. Il compagno di squadra Tomislav Šokota è il primo a correre verso di lui, sollevandogli la testa per evitare il soffocamento. Iniziano i soccorsi disperati dello staff medico, mentre intorno si consuma un dramma collettivo: i calciatori di entrambe le squadre si stringono le mani nei capelli, molti scoppiano in lacrime, le telecamere inquadrano volti increduli in tribuna.Le manovre di rianimazione sul campo durano lunghi minuti prima del trasporto d'urgenza in ambulanza verso l'ospedale di Guimarães.

Ma ogni sforzo si rivelerà inutile.

Alle ore 23:10 viene dichiarato il decesso del calciatore.
L'autopsia confermerà in seguito la causa: arresto cardiaco provocato da una cardiomiopatia ipertrofica, una malformazione congenita del cuore tanto silenziosa quanto letale per gli atleti professionisti.
Un vuoto incolmabile e l'eredità eternaIl Portogallo e l'Ungheria si sono risvegliati uniti in un lutto profondo.
Il Benfica, club con cui Fehér stava consacrando la sua carriera, ha scelto di rendere eterno il suo ricordo ritirando ufficialmente la maglia numero 29.
Oggi, nell'atrio dello Stadio da Luz a Lisbona, un busto in bronzo ne ricorda lo sguardo fiero, meta di pellegrinaggio per migliaia di tifosi.
Il corpo di Miklós riposa oggi a Győr, la sua città natale in Ungheria, dove l'anno successivo alla tragedia l'intera delegazione del Benfica si recò per consegnare ai genitori la medaglia di Campioni del Portogallo, un titolo che Fehér aveva contribuito a conquistare.
A distanza di anni, la vicenda di Miklós Fehér rimane un monito sulla necessità di controlli medici sempre più stringenti nello sport professionistico, ma soprattutto il ricordo di un ragazzo spezzato nel fiore degli anni, il cui ultimo istante di vita è rimasto sigillato in un sorriso.

Ci sono luoghi in cui il calcio smette di essere un semplice gioco e si trasforma in memoria sacra.
All’Estádio da Luz di Lisbona, la casa del Benfica, il tempo si è fermato a quel drammatico 25 gennaio 2004.
Da allora, il club delle "Aquile" ha convertito il dolore per la perdita di Miklós Fehér in un tributo monumentale e istituzionale senza precedenti, scolpendo il ricordo dell'attaccante ungherese nelle fondamenta stesse della propria storia.Il Santuario della Porta 18: il busto di Soares BrancoIl cuore pulsante del ricordo di Fehér si trova presso la Porta 18 dell’impianto lisboeta.
Lì, in un atrio ad altissimo passaggio, i tifosi non incrociano solo il presente del club, ma si fermano in silenzioso rispetto davanti a un busto in bronzo a figura parziale che ritrae il volto fiero e lo sguardo del giovane attaccante.

L’opera, commissionata dal club e realizzata dal celebre scultore portoghese Soares Branco, fu inaugurata il 22 gennaio 2005, a ridosso del primo anniversario della tragedia.
Accanto al bronzo, che poggia su un plinto recante le date di nascita e di morte del calciatore, si trova un libro in marmo. Sopra vi è incisa una frase che è diventata il manifesto del lutto benfiquista: “Lembrança.
O tempo passa, a saudade fica” (In memoria. Il tempo passa, il profondo rimpianto resta).

La teca del fango al Museo Cosme Damião

Pochi metri più in là, all’interno del modernissimo Museu Benfica Cosme Damião, la storia di Miklós si fa drammaticamente tangibile. Custodita come una reliquia laica all'interno di una teca speciale, c'è la maglia numero 29 rossa che Fehér indossava sul prato bagnato di Guimarães.
Il tessuto conserva ancora le tracce visibili del fango di quella notte, un frammento di realtà che commuove quotidianamente i visitatori.
Accanto alla divisa, i sistemi multimediali del museo proiettano in loop le sue giocate, i suoi gol e, inevitabilmente, quell'ultimo sorriso spezzato dal destino, celebrando la vita del ragazzo prima della sua fine.Il numero 29: una maglia ritirata per sempreIl tributo più solenne e intangibile della società lusitana rimane tuttavia lo spogliatoio.
Poche ore dopo la tragedia, la dirigenza del Benfica scelse di ritirare permanentemente la maglia numero 29.
Nello spogliatoio delle "Aquile", quel numero è diventato tabù: nessun atleta, dalle giovanili alla prima squadra, potrà mai più stamparlo sulle proprie spalle.
Un decreto ufficiale per garantire a Fehér l'immortalità sportiva.

Ogni 25 gennaio, la Porta 18 smette di essere un semplice varco d'accesso e si trasforma in un altare.
Dirigenti, capitani di tutte le sezioni sportive del club e migliaia di tifosi si radunano ai piedi del busto per depositare corone di fiori, sciarpe e candele. Un pellegrinaggio laico che dimostra come, a distanza di anni, il legame tra il Benfica e il suo sfortunato campione non si sia mai spezzato.

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