Pescara, l’effetto Gorgone non c’è stato: numeri impietosi e una crisi che peggiora
L’avventura di Giorgio Gorgone sulla panchina del Pescara era partita con l’idea di una scossa necessaria, di un cambio di rotta capace almeno di invertire la tendenza. A distanza di settimane, però, i numeri raccontano una storia diversa, persino più amara di quella che aveva portato all’esonero del suo predecessore.
Un inizio che lasciava sperare
Il debutto di Gorgone risale al 21 novembre, con un pareggio in trasferta contro il Catanzaro. Un risultato che sembrava poter rappresentare una base da cui ripartire. Nelle quattro gare successive arrivano altri quattro punti: una sconfitta interna con il Padova, un pari a Bari, un nuovo ko casalingo contro il Frosinone e infine l’unica vittoria della gestione, ottenuta all’Adriatico contro la Reggiana.
In quel momento, pur tra mille difficoltà, si intravedeva almeno una possibile stabilizzazione.
I primi segnali di difficoltà
Quella luce, però, si è spenta rapidamente. Dopo il successo con la Reggiana, il Pescara è tornato a smarrirsi, ripiombando in una spirale fatta di risultati negativi, fragilità difensive e crescente sfiducia. Il passo falso di Cesena ha rappresentato l’ennesima conferma di una squadra incapace di cambiare marcia, anche con una nuova guida tecnica.
I numeri del confronto con Vivarini
Il dato che più colpisce riguarda il confronto diretto con Vincenzo Vivarini. Con Vivarini, il Pescara aveva raccolto 8 punti in 12 giornate, con una media di 0,67 punti a partita. Con Gorgone, il bilancio è addirittura peggiore: 7 punti in 11 gare, frutto di una vittoria, quattro pareggi e sei sconfitte, per una media di 0,64 punti a incontro.
Numeri freddi, ma estremamente eloquenti: il cambio in panchina non ha prodotto l’inversione di tendenza sperata.
Una squadra che continua a perdere terreno
Ancora più preoccupante è l’andamento recente. Nelle ultime sei partite, il Pescara ha raccolto appena due punti, rimanendo costantemente invischiato nelle zone basse della classifica. La sensazione è quella di una squadra che entra in campo con buone intenzioni, ma che si sgretola al primo errore, senza riuscire a reagire.
Difesa fragile e fiducia ai minimi storici
A rendere il quadro ancora più allarmante è il dato sulle reti subite: 13 gol incassati nelle ultime sei gare. Una media che rende quasi impossibile pensare di fare punti con continuità. La difesa continua a concedere troppo e l’intera squadra appare priva di certezze, con una fiducia che partita dopo partita sembra scivolare sempre più in basso.
Il Pescara si ritrova così in una situazione paradossale: il cambio di allenatore non ha migliorato i risultati e, anzi, ha finito per accentuare la crisi. Ora il tempo stringe e la stagione entra in una fase decisiva. Senza una reazione immediata, il rischio è che i numeri – già durissimi – diventino una sentenza definitiva.






