Pescara, una città sospesa: tra rabbia, incredulità e un’ultima verità da affrontare
C’è qualcosa che non torna. E stavolta non è solo il risultato. Pescara si è svegliata con una sensazione pesante addosso: quella di aver perso molto più di una partita. Di aver perso il controllo, la lucidità, forse anche un pezzo di identità.
Il simbolo di tutto resta quel rigore. Ma non per l’errore in sé. Per come ci si è arrivati.
Perché dopo i proclami del presidente che ha raccontato di un Lorenzo Insigne sceso in campo stringendo i denti, addirittura dopo aver preso tre Toradol per il dolore al ginocchio a domanda nasce spontanea: se era in campo, perché non si è preso quel pallone?
E ancora più forte è l’altra domanda, quella che oggi gira in città, nei bar, sui social, ovunque: perché nessuno dei senatori ha fatto un passo avanti?
Perché in quel momento non serviva essere al 100%. Serviva essere leader.
Il vuoto delle responsabilità.Il rigore non lo sbaglia solo chi calcia. Lo sbaglia una squadra quando: non ha gerarchie chiare non ha una voce che si impone non ha qualcuno che dice: “datelo a me” E invece quel pallone è finito sul dischetto a un ragazzo più giovane, senza nemmeno un gol in Serie B. Una scelta che oggi appare difficile da spiegare, quasi inspiegabile. Non è una colpa individuale. È una fotografia collettiva.
Una città che si interroga Pescara oggi non è solo delusa. È confusa. Perché la squadra non ha dato la sensazione di sapere cosa fare nel momento più importante della stagione. E questo, più del gol subito allo scadere, più della classifica, è quello che fa male davvero.
Intanto gli altri ci credono, e mentre qui si cercano risposte, c’è chi continua a lottare con un’altra mentalità.
Lo Spezia Calcio, ad esempio, resta aggrappato alla salvezza con convinzione, con ordine, con una direzione chiara.
E il confronto, inevitabilmente, pesa. Una situazione assurda.Ora il Pescara si trova in una posizione paradossale:
Deve vincere.Deve sperare negli altri.Non è più padrone del proprio destino.Tutto questo dopo aver avuto la partita in mano. Dopo aver avuto l’occasione più grande sul dischetto.È una situazione che definire assurda è poco.
L’ultima domanda
Adesso resta solo una cosa da capire:il Pescara è pronto ad affrontare questa realtà… o è allo sbando?
Perché il rischio non è solo retrocedere.Il rischio è arrivarci senza una reazione, senza una risposta, senza dimostrare di aver capito gli errori.
Novanta minuti per salvare tutto. La città è arrabbiata, sì. Ma è ancora lì.In attesa.
In attesa di capire se quella squadra che ha visto smarrirsi davanti a un rigore decisivo è la stessa che scenderà in campo all’ultima giornata.
Perché una stagione può anche finire male.Ma non può finire senza assumersi le proprie responsabilità.
E quel rigore, oggi, pesa più di qualsiasi classifica.






