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PESCARA, ADESSO VOGLIAMO CAPIRE CHI SEI DAVVERO
Oggi alle 14:29Primo Piano
di Antonio Iannucci
per Tuttopescaracalcio.com

PESCARA, ADESSO VOGLIAMO CAPIRE CHI SEI DAVVERO

Sei giornate, due vittorie, momenti di buon calcio ma anche troppi blackout, esperimenti e occasioni sprecate.

A Vado Buscè ha cambiato e qualcosa finalmente si è visto. Ma c'è un'altra considerazione da fare: finora il Pescara non ha ancora affrontato tutte le grandi del girone. Con Spezia e Livorno all'orizzonte comincia un altro campionato. Ed è lì che capiremo quanto vale davvero questa squadra.

Sei giornate sono poche per emettere sentenze, ma abbastanza per cominciare a fare domande serie. E sul Pescara di Antonio Buscè la domanda oggi non può essere semplicemente se la vittoria di Vado abbia risolto tutti i problemi. La domanda è molto più grande: che Pescara abbiamo visto finora e, soprattutto, che Pescara dobbiamo aspettarci da adesso?

Perché il percorso delle prime sei giornate è stato tutto tranne che lineare. Abbiamo visto una squadra convincente all'esordio contro la Vis Pesaro, poi travolta nel folle 6-3 di Forlì. Abbiamo visto lo 0-0 con il Ravenna, una partita nella quale la solidità difensiva non è stata accompagnata da una vera identità offensiva. A Caravaggio contro l'Atalanta U23 abbiamo probabilmente visto alcuni dei migliori minuti del Pescara, con occasioni, legni e vantaggio, prima di assistere a una rimonta subita in pochissimo tempo. Contro il Gubbio è arrivato un altro pareggio, salvato dalla prodezza di Parigi e accompagnato da una ripresa decisamente migliore del primo tempo. Infine Vado: vittoria 1-0, tante occasioni e soprattutto un cambiamento tattico finalmente evidente.

Il risultato complessivo dice due vittorie in sei giornate. Ma forse, in questo momento, più dei numeri interessa capire come ci siamo arrivati.

BUSCÈ HA CERCATO IL SUO PESCARA. FORSE A VADO HA TROVATO UNA PRIMA RISPOSTA

Siamo stati critici con Buscè quando era giusto esserlo. Dopo Ravenna avevamo posto una domanda molto semplice: come vuole giocare questo Pescara? Perché il 4-3-3 che vedevamo non sembrava ancora sostenuto da principi sufficientemente riconoscibili. Parigi troppo solo, D'Ausilio costretto spesso a inventare, centrocampo poco presente negli ultimi metri, difficoltà nel creare superiorità attraverso movimenti organizzati.

Poi è arrivato Vado e Buscè ha cambiato. Non una rivoluzione epocale, semplicemente una scelta che ha prodotto effetti visibili. 4-2-3-1, Valzania-Sardo davanti alla difesa, Ferraris più vicino a Parigi, esterni più aggressivi e pressione portata più avanti. Lo stesso allenatore, dopo la partita, ha spiegato di aver chiesto alla squadra di andare a prendere gli avversari alti e ha sottolineato la necessità di non lasciare isolata la prima punta.

Questa è probabilmente la cosa più interessante uscita dalla Liguria. Non il rigore di Letizia. Non lo 0-1. La correzione.

Un allenatore deve anche saper guardare ciò che non funziona e modificarlo. Buscè lo ha fatto. Adesso, però, viene il passaggio successivo: dimostrare che non si è trattato soltanto della soluzione trovata per affrontare il Vado.

PERCHÉ C'È ANCHE UN'ALTRA VERITÀ: CHI ABBIAMO AFFRONTATO?

Ed eccoci al punto che forse merita più attenzione. Quando giudichiamo questo avvio dobbiamo necessariamente guardare anche il calendario. Il Pescara ha incontrato Vis Pesaro, Forlì, Ravenna, Atalanta U23, Gubbio e Vado. Questo è stato il primo blocco della stagione.

Avversari diversi, alcuni insidiosi, altri capaci di mettere seriamente in difficoltà il Pescara. Non vogliamo sminuire nessuno e la Serie C insegna ogni anno che le partite apparentemente semplici spesso sono proprio quelle nelle quali si lasciano punti.

Ma allo stesso tempo dobbiamo essere sinceri: il Pescara deve ancora misurarsi con buona parte delle squadre che sulla carta rappresentano gli esami più pesanti del girone. E questo cambia parecchio la prospettiva.

Perché se contro questo primo gruppo di avversari abbiamo visto una squadra capace di vincere soltanto due volte, andare in difficoltà a Forlì, non segnare contro il Ravenna, perdere una partita che stava conducendo contro l'Atalanta U23 e pareggiare in casa col Gubbio, allora non possiamo ancora sapere quanto il Pescara sia realmente vicino al livello necessario per stare stabilmente davanti.

Vado ha dato una risposta. Non ancora la risposta.

ADESSO ARRIVANO SPEZIA E LIVORNO

Il calendario sembra quasi aver costruito appositamente il prossimo esame. Domenica arriva lo Spezia all'Adriatico, poi sabato 3 ottobre il Pescara andrà a Livorno. Ed è qui che comincia una fase diversa.

Non perché due partite possano decidere un campionato a settembre. Sarebbe assurdo. Ma perché finalmente potremo osservare il Pescara in due contesti che possono darci indicazioni molto più profonde.

Contro lo Spezia vogliamo vedere se il coraggio mostrato a Vado esiste anche quando dall'altra parte trovi un avversario di maggiore spessore. Vogliamo capire se Buscè confermerà il nuovo assetto, se Sardo resterà dentro questa squadra, se Ferraris continuerà a giocare vicino a Parigi e soprattutto se il Pescara avrà la stessa voglia di andare a prendere alto l'avversario.

A Livorno sarà probabilmente un altro tipo di partita ancora. Ed è proprio questo che serve. Adesso vogliamo vedere se il Pescara possiede un'identità oppure soltanto soluzioni per le singole partite.

BUSCÈ DICE CHE NESSUNO HA DOMINATO IL PESCARA. È VERO, MA NON PUÒ BASTARE

Nel dopogara di Vado Buscè ha fatto un'altra considerazione interessante: nelle prime sei giornate, secondo il tecnico, nessuna squadra ha realmente dominato il Pescara e i numeri avrebbero meritato qualche punto in più.

È una lettura che contiene una parte di verità. Anche nella sconfitta con l'Atalanta U23 il Pescara aveva prodotto occasioni importanti prima di buttare via la partita. Contro il Gubbio lo stesso Buscè aveva sostenuto che il pareggio stesse stretto ai biancazzurri. A Vado la vittoria è stata meritata, ma il punteggio è rimasto pericolosamente aperto fino alla fine proprio per la quantità di occasioni sprecate.

Ma attenzione. Non essere dominati non significa dominare. E soprattutto non significa vincere.

Una squadra costruita per avere ambizioni importanti non può accontentarsi di uscire dalle partite dicendo che avrebbe meritato qualcosa in più. Deve imparare a trasformare la propria superiorità in punti. È qui che il Pescara deve crescere.

IL PROBLEMA ADESSO NON È CREARE. È UCCIDERE LE PARTITE

Paradossalmente, nelle ultime uscite il problema sembra essersi spostato. All'inizio chiedevamo al Pescara come intendesse creare occasioni. Adesso cominciamo a vederne parecchie. Ma bisogna segnare. A Vado il Pescara ha prodotto abbastanza per chiudere la partita molto prima. È rimasto sull'1-0 e nel finale ha rischiato di trasformare una prestazione positiva nell'ennesimo pareggio. Anche Rete8 ha sottolineato come il successo sia stato meritato ma accompagnato da troppo spreco sotto porta e da una gestione rivedibile nell'ultima parte della gara.

Contro avversari più forti certe occasioni potrebbero essere molte meno. E allora Ferraris deve segnare. Parigi deve segnare. Vitali deve segnare.

Gli inserimenti dei centrocampisti devono produrre gol. Perché una squadra che vuole stare in alto non può avere bisogno di costruire sette occasioni per farne una.

E POI C'È SARDO

Dentro queste prime sei giornate c'è anche una scoperta che potrebbe cambiare le gerarchie. Jacopo Sardo non sembra più semplicemente il giovane da inserire gradualmente. Contro il Gubbio entra e cambia ritmo alla partita. A Vado parte titolare e conferma personalità, tecnica e soprattutto coraggio nella giocata. Buscè dovrà decidere cosa fare quando torneranno tutti. Ed è qui che iniziano i problemi belli.

Perché Guccione rimane un giocatore importante, Valzania difficilmente può essere considerato sacrificabile e Sardo sta facendo di tutto per diventare altrettanto difficile da togliere. Il Pescara costruito in estate doveva avere alternative. Adesso Buscè deve trasformare quelle alternative in concorrenza vera.

LE ATTENUANTI STANNO PER FINIRE

Finora ci sono state. E sarebbe scorretto negarlo. Infortuni, squalifiche, giocatori arrivati negli ultimi giorni di mercato, Inglese ancora alla ricerca della migliore condizione, Pellacani fuori per diverse giornate, Letizia indisponibile, Guccione fermato proprio quando stava assumendo un ruolo centrale.

Buscè non ha praticamente mai avuto tutto il Pescara. Anche dopo Vado ha spiegato che Altare e Merola non saranno disponibili contro lo Spezia, mentre per Guccione bisognerà attendere gli esami; Eletu deve ancora trovare ritmo e condizione. Tutto vero. Ma il campionato non aspetta.

E soprattutto, con il passare delle settimane, le attenuanti devono lasciare spazio alle certezze.

ORA VOGLIAMO IL PESCARA DI BUSCÈ

Non chiediamo sei vittorie consecutive. Non chiediamo di dominare ogni avversario. Non chiediamo nemmeno di confermare necessariamente il 4-2-3-1.

Chiediamo qualcosa di più importante. Vogliamo vedere una squadra riconoscibile. Una squadra che sappia quando pressare e quando abbassarsi. Che non lasci Parigi quaranta metri lontano dal resto del mondo. Che sappia portare quattro o cinque uomini negli ultimi trenta metri. Che non perda completamente le distanze quando subisce un gol. Che sappia gestire un vantaggio senza smettere di giocare. Che sappia chiudere una partita quando ne ha l'occasione. E soprattutto vogliamo cominciare a vedere Antonio Buscè dentro questo Pescara. Perché alla fine questo è il lavoro di un allenatore.

Non scegliere semplicemente undici giocatori. Dare loro un'identità. A Vado ne abbiamo intravista una. Adesso arrivano Spezia e Livorno. Poi il campionato continuerà e arriveranno altri esami, altri momenti difficili e inevitabilmente altre sconfitte. Ma da questo momento in avanti il Pescara non può più essere soltanto una squadra che potrebbe diventare forte. Deve cominciare a dimostrare quanto è forte davvero. Sei giornate ci hanno lasciato dubbi, qualche certezza e una prima traccia. La settima può già raccontarci qualcosa in più.

Buscè, adesso facci vedere il tuo Pescara.

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