Allegri: "Alleno grazie a Galeone. Pescara? Mi preoccupa, verrà a Torino per giocarsela"
A Il calcio continua a metterlo di fronte al suo passato, ai ricordi, agli amori che non finiscono mai e che si ripresentano a volte, con tutto il loro fascino. Max Allegri sabato avrà a che fare ancora una volta con il “suo” Pescara. Gli era già capitato quattro anni fa, quando allenava il Milan. La situazione è la stessa, con il Delfino che soffre lì in fondo e lui che guarda tutti dall’alto, ma l’emozione è sempre nuova. Mentre la Juventus corre sparata al vertice della classifica e pensa alle gare decisive di Champions, appare quel biancazzurro che gli ha fatto perdere la testa. "E’ stata una tappa fondamentale della mia vita di uomo e di calciatore – racconta il Conte Max – soprattutto per il mio incontro con Galeone: tutto è iniziato da lì. Con lui ho passato sette anni da giocatore ed è stato lui a trasmettermi la voglia di diventare allenatore. In realtà, me ne sono accorto solamente dopo aver smesso di lavorarci assieme. Mi aveva incuriosito e contagiato e non me n’ero neanche reso conto".
Oggi il tecnico della squadra leader della serie A rivede l’impronta del Profeta conosciuto all’Adriatico. "In cosa mi rivedo in Gale? Nella ricerca della pulizia tecnica. E’ vero che il calcio è cambiato e si è velocizzato molto, ma gli schemi funzionano solo se la palla viaggia e arriva con precisione. Di Galeone mi piaceva anche la fase difensiva, anche se molti pensavo che non l’abbia mai curata. Lui sostiene che il pallone non si recupera con il pressing, ma con la giusta posizione”.
Di Allegri ed il Pescara si sa tutto o quasi. Di Allegri e Massimo Oddo un po’ meno. “Io l’ho avuto nel Milan, era a fine carriera, ma si è rivelato un professionista esemplare. Ricordo ancora come a Napoli, in una partita decisiva per la vittoria dello scudetto, lo feci giocare dall’inizio a sorpresa e lui ci regalò due assist decisivi per vincere. Un giocatore del suo calibro, a quel punto della sua carriera, avrebbe potuto anche staccare la spina, invece… è stato un grande calciatore ed ha i mezzi per diventare un allenatore eccellente. Ha bisogno di tempo per fare esperienza e deve avere la possibilità di sbagliare per migliorarsi”.
Endorsement di livello per il giovane tecnico del Pescara che sabato lo sfiderà allo Stadium. “I biancazzurri hanno sbagliato solo la partita contro l’Empoli finora – prosegue Allegri – . Contro il Milan l’ho vista bene, ad un certo punto mi ero stancato a contare le palle gol pescaresi. E’ una partita che mi preoccupa: dobbiamo starci con la testa, riattaccare la spina perché dopo la sosta le partite sono sempre pericolose. E’ vero che abbiamo la Champions, ma la partita decisiva per noi sarà quella contro la Dinamo Zagabria, non quella di Siviglia. Non voglio alibi. Mi aspetto un Pescara che verrà a giocarsela, e contro avversari così se non sei pronto puoi andare in difficoltà”.
Allegri e Oddo sono accomunati da una polemica che, seppur agli antipodi da Torino a Pescara, ha tratti in comune: il bel gioco. A Oddo si rimprovera di cercarlo senza fare punti, allo juventino di fare risultati senza dare spettacolo. “Giocare bene vuol dire fare bene sia la fase difensiva che la fase offensiva”, taglia corto il toscanaccio più amato dai pescaresi. Vuole vincere sabato, ma l’anno prossimo vorrebbe ritrovare il suo Delfino allo Stadium: “Spero che il Pescara si salvi: assieme a Cagliari e Sassuolo rappresenta le società alle quali sarò sempre grato".


