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SARDO BUSSA, BUSCÈ ADESSO DEVE SCEGLIERE: È ARRIVATO IL MOMENTO DI CAMBIARE LE GERARCHIE?

autore
Antonio Iannucci
per Tuttopescaracalcio.com
Oggi alle 11:53Primo Piano
autore Antonio Iannucci
04.10.2026 11:53Primo Piano
A un certo punto le gerarchie le decide l’allenatore.

Poi arriva il campo e comincia a riscriverle. Jacopo Sardo è il caso più evidente, ma non è l’unico. La vittoria di Livorno ha regalato tre punti pesantissimi al Pescara e contemporaneamente ha consegnato ad Antonio Buscè nuove domande. Dopo otto giornate, però, il tempo degli esperimenti non può durare all’infinito: adesso bisogna capire chi sono gli uomini sui quali costruire davvero questo Delfino.

A un certo punto le gerarchie le decide l’allenatore. Poi arriva il campo e comincia a riscriverle. Jacopo Sardo lo sta facendo partita dopo partita. Contro il Gubbio entra e cambia il Pescara, a Vado parte dall’inizio ed è tra quelli che convincono maggiormente, a Livorno torna in panchina, entra al 70’ e al 96’ segna il gol che vale tre punti. Tre partite diverse, tre segnali nella stessa direzione. A questo punto continuare a parlare semplicemente di un giovane interessante sarebbe quasi riduttivo. Sardo sta chiedendo una maglia da titolare. E non la sta chiedendo con le parole: la sta chiedendo giocando.

Ma il punto non è soltanto Sardo. Anzi, il gol del Picchi può diventare l’occasione per aprire una riflessione molto più ampia sul Pescara di Antonio Buscè. Siamo arrivati a otto giornate di campionato e probabilmente è arrivato anche il momento di domandarsi quale sia realmente la formazione sulla quale l’allenatore vuole costruire il proprio progetto. All’inizio era comprensibile cercare. Il mercato si era chiuso tardi, alcuni giocatori erano arrivati senza una condizione ottimale, altri erano indisponibili e lo stesso Buscè aveva bisogno di conoscere fino in fondo caratteristiche e compatibilità della rosa. Tutto legittimo. Ma una squadra non può vivere per mesi dentro un laboratorio. Prima o poi bisogna scegliere.

SARDO NON È PIÙ LA SORPRESA

Il primo nome inevitabilmente è quello di Sardo. Non perché abbia segnato un gol al 96’ e improvvisamente debba diventare intoccabile, ma perché le indicazioni ormai cominciano ad accumularsi. Ha personalità, vuole il pallone, prova a giocare in avanti e soprattutto sembra avere una caratteristica che in questo momento al Pescara serve disperatamente: non ha paura di incidere sulla partita. Anche a Livorno, prima del gol, aveva già cercato la porta con un colpo di testa. Poi arriva l’ultima azione e succede quello che sappiamo. Palo, pallone ancora lì, Sardo ancora lì, gol. Non è soltanto tecnica. È presenza.

Ed è qui che Buscè deve decidere. Perché un allenatore deve certamente proteggere un giovane e gestirne la crescita, ma deve anche avere il coraggio di riconoscere quando quel giovane sta accelerando i tempi da solo. Non conta la carta d’identità e non conta quale fosse la gerarchia immaginata ad agosto. Se uno merita di giocare, gioca. E oggi diventa difficile costruire il prossimo Pescara senza considerare seriamente Sardo tra i candidati per una maglia dall’inizio.

FIORILLO HA RIAPERTO UN’ALTRA PORTA

Poi c’è Vincenzo Fiorillo. A Livorno Buscè lo rimette tra i pali e la risposta è enorme. Nel momento nel quale il Pescara perde campo e il Livorno costruisce le occasioni migliori, Fiorillo tiene in piedi la squadra. Non una parata, ma una serie di interventi che permettono ai biancazzurri di arrivare vivi a quell’ultima punizione. Anche qui sarebbe sbagliato trasformare una partita in una sentenza definitiva, ma sarebbe altrettanto sbagliato fingere che nulla sia successo.

Fino a ieri la gerarchia sembrava chiara. Oggi Buscè deve almeno interrogarsi. E questo non significa bocciare chi ha giocato precedentemente. Significa semplicemente riconoscere una legge vecchia quanto il calcio: quando arriva l’occasione e la sfrutti in quel modo, costringi l’allenatore a pensarci. Fiorillo ha esperienza, conosce Pescara, conosce la pressione e soprattutto contro il Livorno ha dimostrato di essere ancora perfettamente capace di spostare una partita.

E IL CENTROCAMPO?

È probabilmente qui che la questione diventa ancora più interessante. Buscè a Livorno è tornato al 4-3-3 con Valzania, Guccione ed Erradi. A Vado avevamo apprezzato il centrocampo a due con Valzania e Sardo. Contro il Gubbio proprio l’ingresso di Sardo aveva dato un’altra velocità alla squadra. Non è quindi soltanto una questione di uomini, ma anche di caratteristiche.

Valzania porta esperienza, inserimento e personalità. Guccione può dare ordine e una regia più definita. Erradi garantisce corsa ed equilibrio. Sardo porta invece dinamismo, verticalità e quella voglia quasi istintiva di andare in avanti. Quattro caratteristiche differenti che possono diventare una ricchezza enorme, a condizione però che Buscè stabilisca che cosa vuole dal proprio centrocampo. Perché scegliere gli uomini viene dopo. Prima bisogna scegliere l’idea.

Ed è forse questo il passaggio che ancora aspettiamo. Non sapere necessariamente i nomi degli undici titolari una settimana prima della partita, ma sapere quali siano i principi non negoziabili di questo Pescara. Chi costruisce? Chi rompe la pressione? Chi accompagna l’azione? Chi si inserisce? Chi garantisce equilibrio quando gli altri attaccano? Le grandi squadre possono cambiare interpreti mantenendo le stesse risposte. Il Pescara, invece, qualche volta sembra cambiare risposta ogni volta che cambia un interprete.

DAVANTI LE SCELTE NON SONO PIÙ SEMPLICI

E poi c’è l’attacco. Parigi nelle ultime settimane ha cominciato a trovare gol e maggiore continuità. D’Ausilio rimane probabilmente il giocatore con maggiore capacità di inventare qualcosa dal nulla. Ferraris ha caratteristiche differenti e può giocare più vicino alla punta. Vitali offre profondità ma deve crescere enormemente nella concretezza. Inglese rappresenta esperienza, peso e una soluzione completamente diversa, ma deve ancora riuscire a diventare realmente centrale nelle rotazioni offensive.

Anche qui Buscè dispone di alternative. Ed è proprio questo che aumenta le sue responsabilità. Perché quando non hai scelta puoi soltanto adattarti. Quando invece hai più soluzioni, devi scegliere quelle che funzionano meglio insieme. Il problema non è mettere in campo i nomi più importanti. È costruire combinazioni nelle quali ogni giocatore renda migliore quello che gli sta accanto.

Parigi, per esempio, sembra un altro attaccante quando la squadra riesce ad accompagnarlo e portargli uomini vicino. D’Ausilio diventa molto più pericoloso quando non è costretto a essere l’unica fonte di creatività. Ferraris può diventare devastante se riceve negli ultimi metri anziché dover partire troppo lontano dalla porta. E Inglese non può essere giudicato soltanto attraverso spezzoni finali nei quali spesso il Pescara sta già giocando una partita completamente diversa rispetto a quella preparata.

BUSCÈ, ADESSO DEVI SCEGLIERE IL TUO PESCARA

Ed eccoci al punto. Le prime otto giornate hanno raccontato una squadra ancora in movimento. Abbiamo visto il 4-3-3, poi il 4-2-3-1, quindi nuovamente il 4-3-3. Abbiamo visto giocatori partire titolari e poi scivolare indietro, altri entrare dalla panchina e ribaltare le partite. È normale fino a un certo punto. Adesso però il campionato comincia ad avere una storia e Buscè deve iniziare a scrivere quella del suo Pescara.

Non significa scegliere undici uomini e non cambiarli più. Sarebbe assurdo. Significa costruire sette o otto certezze, una struttura dentro la quale gli altri possano entrare senza modificare completamente il volto della squadra. Significa sapere quali giocatori rappresentano meglio l’idea dell’allenatore e quali caratteristiche debbano essere sempre presenti indipendentemente dal sistema utilizzato.

E soprattutto significa premiare ciò che dice il campo. Perché le gerarchie iniziali servono a partire, non possono diventare dogmi. Se Fiorillo para così, Buscè deve pensarci. Se Sardo continua a incidere così, Buscè deve pensarci. Se una determinata coppia di centrocampo garantisce maggiore equilibrio, va riproposta. Se Parigi rende meglio con qualcuno vicino, bisogna trovare il modo di avvicinargli qualcuno. L’allenatore sceglie la squadra, ma spesso è la squadra stessa a suggerirgli come vuole essere scelta.

Livorno non ha risolto i problemi del Pescara. Anzi, per venticinque minuti ne ha mostrati parecchi. Ma potrebbe aver consegnato a Buscè qualcosa di molto più utile di una partita perfetta: delle indicazioni. E adesso sta a lui leggerle.

Perché fino a questo momento abbiamo chiesto spesso: “Buscè, qual è il tuo Pescara?”

Forse la risposta sta iniziando ad arrivare proprio dal campo.

Adesso, però, bisogna avere il coraggio di ascoltarla.

Sardo ha bussato. Fiorillo ha alzato la mano. Altri stanno chiedendo spazio. Buscè, adesso tocca a te scegliere.

per Tuttopescaracalcio.com

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