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GdS - Pepe: "Cuore a Torino ma penso a salvare il Pescara"
venerdì 18 novembre 2016, 10:31Primo Piano
di Redazione TuttoPescaraCalcio
per Tuttopescaracalcio.com

GdS - Pepe: "Cuore a Torino ma penso a salvare il Pescara"

Una corsa in più e ti applaude. Un’altra ancora e la gente non si scorda più di te. Simone Pepe alla Juve ha lasciato una coscia e ricordi felici: "Non è merito delle vittorie, condivise con gente più forte di me, ma proprio della corsa, della generosità", ammette ora. Ha ricominciato a faticare a Pescara e sa bene che domani saranno ancora applausi: allo Stadium l’ala generosa si sentirà sempre a casa.

Pepe, perché è ancora innamorato della Juve? "Perché è qualcosa di diverso da tutto il resto. Quando sei fuori da quel mondo, senti sempre parlare della loro mentalità. Ti sembra un discorso finto, poi ci entri e capisci cosa vuol dire: è la storia che si tramanda. Devi vincere perché quelli prima di te lo hanno fatto e quelli dopo lo faranno".

Pure lei ha vinto 4 scudetti: chi l’ha stupita di più dei compagni di quegli anni? "Escludo Pirlo e Buffon: loro non stanno in nessuna classifica. Allora dico Vidal: anche l’allenamento con lui era più intenso. Trascinava la squadra 20 metri avanti col pressing, a volte anche confusionario. Un altro nome? Vucinic: non è vero che non avesse voglia, anzi...".

Lei ha segnato nella notte in cui nacque il 3-5-2 e quindi la BBC: la Juve ora deve andare oltre? "Novembre 2011, Napoli. Conte mi disse: cambiamo modulo, vuoi fare la mezzala o l’esterno? Per fortuna alla fine feci la mezzala... La forza, però, era ed è ancora nella BBC più il portiere: a loro non si può rinunciare. Ora ci sono pure Benatia e Rugani, contro gente così, al Pescara serve un’impresa".

E alla Juve cosa serve per l’impresa in Champions? "Può essere l’anno buono. Come nel primo anno di Allegri bisogna prendere fiducia pian piano e poi sorprendere i rivali. Il giorno dopo la finale di Berlino ero devastato, d-e-v-a-s-t-a-t-o, dal dolore anche se ero una comparsa nella squadra".

Da lei e Lichtsteiner a Cuadrado-Alves: c’è una trasformazione genetica a destra a Torino? "Giocatori più tattici e ordinati ed altri forse con più qualità e follia. Ho giocato con Cuadrado all’Udinese: lui era il terzino, io l’ala, ma saltava tutti e dovevo coprirlo. A proposito di fascia destra, dopo Camoranesi mi sentivo in imbarazzo: volevo dire alla gente “scusate se non sono bravo come lui”".

Come si trova ora a Pescara? "Alla grande, l’ambientamento prosegue: ho avuto qualche problema fisico e senza la giusta condizione a uno come me si annebbia la vista. Per questo non ho giocato dall’inizio, ma spero succeda presto".

Lo conosceva da avversario in campo, ma che tipo è Oddo da allenatore? "Avrà un grande futuro. È molto preparato e con la dote che tutti hanno notato: fa giocare benissimo la squadra. Quando ho visto Pescara-Napoli ho pensato: “Me sò perso qualcosa? Sto a vedè il Barcellona?”. Stessa cosa contro il Sassuolo, grande gioco e sfortuna. Alla fine, le abbiamo perse entrambe...".

Allora qual è il problema? "Contano i risultati e, se non segniamo, tutti i complimenti diventano chiacchiere inutili. Però, possiamo aggiustare la rotta perché c’è tanta qualità".

Chi ne ha di più? "Meritano tutti, ma dico: Cristante, Caprari, Verre e Biraghi. Se continuano a correre, faranno carriera".

Pensa mai a come sarebbe stata la sua senza quel terribile infortunio alla coscia sinistra? "Inutile farlo. Anzi, a volte penso: cosa farei adesso se da bambino non mi avesse notato Bruno Conti? Conta la fortuna e io, nonostante quei due anni e mezzo fuori, ne ho avuta".