Il Messaggero - Il Pescara ha trasformato la delusione di Padova in furore agonistico
Il primato di oggi è stato costruito da Bepi Pillon, l'uomo che l'anno scorso ha salvato il Pescara e che ora si gode il primo posto. Da quando è arrivato in riva all'Adriatico ha saputo conquistare tutti con il solo modo che conosce: lavorare duramente. Niente proclami, profilo basso e tanto sudore: non ha il carattere guascone e coinvolgente di Gianni Galeone, ancora un grande idolo da queste parti, e nemmeno l'eloquenza affascinante, persino nei silenzi conditi da soli sguardi, di Zdenek Zeman, ma con loro ha in comune il modulo, il 4-3-3 (anche se quello di Pillon è più accorto e meno garibaldino) ed ha il merito di aver riavvicinato la tifoseria alla squadra. L'ultimo che era riuscito a coinvolgere la città intera, sin dal suo insediamento, era stato Massimo Oddo, il condottiero del più recente Pescara promosso in A. Ironia del destino, sabato scorso Oddo, accompagnato dal fido Marcello Donatelli, era sugli spalti e ha visto il Delfino andare in testa. Il Pescara poteva essere in vetta da martedì scorso, ma cinque minuti di black-out avevano vanificato tutto. Con il Benevento la squadra è riuscita a trasformare la delusione in grinta o, se preferite, la rabbia in furore agonistico, e la meritatissima vittoria contro quella che è da molti individuata come la potenziale Juventus della B proietta il Pescara verso traguardi che a luglio, quando la truppa ha iniziato a lavorare per la nuova stagione, erano impronosticabili.


