Due gol in più o due gol in meno: la sottile differenza tra gloria e flop
Negli ultimi anni il calcio, sopratutto quello italiano, si è ridotto a dare spazio a quelli che noi chiamiamo "teorici", quelli del "gioco dal basso", del "portiere che deve essere bravo con i piedi" del "falso nove", dei "braccetti", del possesso palla (orizzontale) al 70% e cose del genere.
Alla fine però conta, come ama dire Max Allegri, "mettere il musetto davanti".
Pur sottolineando le grandi responsabilità di società, squadra e degli allenatori, va anche dato spazio ai numeri e questi danno grande rammarico ai tifosi della Reggina. Gli amaranto hanno segnato 16 gol in 13 partite relativamente al girone di ritorno, mentre la Nissa co-capolista insieme al Savoia ha siglato 19 reti. I se e i ma contano zero, ma quanto avrebbero fatto la differenza un gol contro l'Acireale e un gol a Gela? Quando sarebbe cambiato se il calciatore che ha avuto l'occasione per segnare l'avrebbe messa in porta piuttosto che in Curva? Certamente avrebbero portato alla causa quattro punti in più. Se l'Italia avesse battuto la Bosnia, Gravina non si sarebbe dimesso e i problemi del calcio italiano magari sarebbero magicamente spariti: la differenza è un gol, un rigore, nulla.
E allora va detto che spesso le analisi sono meno impegnative di quanto si possa immaginare e che anche uno o due gol, nel bene e nel male, possono fare la differenza. Mea culpa, mea grandissima culpa Reggina.






