REGGINA: LA GIUSTIZIA SPORTIVA E QUELL’INSOPPORTABILE SEQUENZA DI DUE PESI E DUE MISURE
Se la Reggina disputerà il quarto anno consecutivo in serie D, lo si dovrà certamente ad una stagione che non poteva essere fallita ma che lo è stata, per evidenti errori tecnici e gestionali che hanno portato a sprecare una serie infinita di opportunità in un campionato il cui equilibrio avrebbe consentito di porre rimedio persino all’inizio shock da media retrocessione: questo ormai è un dato assodato e riconosciuto anche dagli stessi protagonisti.
Nondimeno, spesso di tende a dimenticare che l’essere precipitati in quarta serie non è dipeso da una retrocessione dalla serie C, né tantomeno di una precedente dalla serie cadetta, ma dalle famigerate vicende extra campo che tutti noi dovremmo ancora avere ben scolpite nella mente, ma che determinati atteggiamenti sembrerebbero incredibilmente suggerire il contrario.
Ciò fa sì che il fondato sospetto di situazioni che sembrerebbero aver minato pesantemente la regolarità del campionato possano venire, da qualcuno, derubricate come propaganda o ennesimo alibi in nome di quell’atteggiamento oltranzista che tende ad adattare determinate circostanze ad elementi soggettivi: così chi oggi considera tante possibili gare truccate o dei tesseramenti, e forse persino una iscrizione al campionato irregolari come bolle di sapone, magari qualche mese fa elevava un mancato pagamento di pochi euro come un delitto efferato meritevole di un giudizio alla stregua di processo di Norimberga.
Le notizie di queste giorni, seppur ancora incerte e bisognose di verifiche e riscontri, avrebbero potuto rappresentare una buona occasione per stabilire una tregua per le fratture che dilaniano la città attorno alle vicende amaranto, per far sì che tutta la tifoseria, magari assieme alle istituzioni, pretendessero chiarezza in tempi celeri ed, eventualmente, ristoro al fine di riottenere, seppur parzialmente, ciò che ci è stato tolto, e non su quel famoso “campo” oggi invocato quale unico mezzo per ottenere benefici.
Non abbiamo mai negato, avendo seguito la faccenda nel modo più attento ed equidistante possibile, che in quella maledetta estate del 2023 l’allora società ebbe responsabilità tanto importanti quanto inspiegabili, seppur ancora convinti che la punizione inflitta finì per colpire non solo la squadra, ma un’intera comunità, in quel caso certamente innocente, in maniera eccessiva e praticamente tombale.
Ma proprio chi ha preso atto di un’applicazione integerrima ed esemplare della sanzione, dovrebbe restare basito di fronte a quanto accaduto successivamente ad altre latitudini: basti restare innanzitutto ancorati a quello stesso procedimento che, accanto alla Reggina, vedeva coinvolto quel Lecco accusato, a sua volta, di non avere rispettato un termine perentorio, e che invece poté usufruire di una decisione favorevole legata al “buon senso”, nonché sponsorizzata da quelle stesse 19 società che, contemporaneamente, si accanivano contro i colori amaranto.
Non sarà peraltro sfuggito, ai più attenti, come la Sampdoria avesse usufruito dello stesso accordo di ristrutturazione, con un debito praticamente decuplicato rispetto agli amaranto, e che nonostante un’omologa i cui presupposti sono oggettivamente decaduti visto che prevedevano, a garanzia di solvibilità, la promozione immediata dei blucerchiati in serie A, li vede ancora disputare tranquillamente il campionato cadetto con un monte ingaggi tra i più elevati della categoria, con buona pace di tutti i censori che invece prendevano a pretesto la famosa "equa competizione" nei nostri confronti.
Quella stessa Samp, già retrocessa "sul campo" l'anno scorso e con i calciatori mandati a casa, che rivede la luce per un squalifica comminata al Brescia (corsi e ricorsi storici...) ben cinque mesi dopo il fatto contestato ed a campionato concluso, gioca un play out che non avrebbe dovuto disputare e si salva: non risultano, nè all'epoca nè ad oggi, scene di isterismo dei tifosi liguri per non aver rispettato il calcio giocato. Nè d'altro canto sono avvenuti, ma stavolta in casa nostra, per i 5 punti subiti dall'Igea Virtus: eppure sul campo...
E come dimenticare, tornando a tempi più recenti, la grande elasticità con la quale si è consentito a società con pesanti situazioni debitorie palesemente evidenti, poco dopo certificate con decine di punti di penalizzazione comminate ancora prima che iniziassero le ostilità in campo, paragonandola alla pena di morte decretata per un pagamento effettuato in ritardo, oltretutto a seguito di una procedura conciliativa ratificata da un tribunale civile?
Lo ripetiamo e lo ripeteremo in maniera ossessiva: ove si presentasse la possibilità di prendere per altre vie, ovviamente legali, ciò che non si è riusciti ad ottenere sul campo, ma dimostrando che ciò che è avvenuto su quello stesso campo è stato tutt’altro che regolare (e non certo per colpe nostre), non ce lo faremmo ripetere due volte senza nutrire alcun tipo di imbarazzo, magari auspicando che quella stessa giustizia sportiva che, sin qui, non si è certo distinta per velocità ed equilibrio, possa avere un sussulto di efficienza e rispettabilità riuscendo ad istruire e soprattutto decidere repentinamente per dare un parvenza di regolarità ad una competizione che, per antonomasia, dovrebbe essere tale. E, magari, con una intera città a spingere affinché la stessa integerrimità adottata nell'agosto 2023 nei nostri confronti venga replicata oggi, non sarebbe utopistico da credere.





