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Conte pronto all’addio, all’Inter c’è pessimismo. Non parla neppure oggi. Niente accordo sui tagli con i giocatori. Salta tutto? Juve, senza Champions difficile Zidane. Tentazione Pirlo-bis. Gattuso ultimo no al NapoliTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 14 maggio 2021 08:00Editoriale
di Enzo Bucchioni

Conte pronto all’addio, all’Inter c’è pessimismo. Non parla neppure oggi. Niente accordo sui tagli con...

Sono ore decisive per il futuro dell’Inter. Entro la fine del mese andranno regolarizzati gli stipendi e tutte le pendenze economiche con l’Uefa mentre il prestito da 250 milioni al dodici per cento di interessi (un’enormità) che Zhang sta trattando non è ancora arrivato.

Dopo l’incontro con la società i giocatori hanno già detto no ai tagli e alla riduzione degli stipendi, ma il tema vero è uno e uno solo: Conte resta o va via?

La proprietà cinese ha messo al corrente anche l’allenatore delle difficoltà non da poco e della necessità di fare tagli al costo del personale e alle spese in generale, e adesso aspetta la sua risposta.

Situazione delicata e complicata, difficile da decifrare. Qualche settimana fa Conte aveva posto delle condizioni per restare alla guida dell’Inter anche nella prossima stagione, vale a dire la conferma dell’ossatura attuale senza cessioni eccellenti e ovvio turn over, l’innesto di alcuni giocatori in ruoli oggi non copertissimi per essere competitivi anche in Champions e chiarezza estrema sulla situazione societaria per evitare sorprese, eventuali cessioni dell’Inter a stagione in corso e quindi difficoltà nel rapporto con il gruppo dei giocatori. Le risposte definitive non sono ancora arrivate e quanto detto da Marotta appena mercoledì sera “Speriamo che Conte resti”, racconta di un momento particolare. C’è di più. Come ha fatto alla viglia della gara con la Roma e anche nel post partita affidato al suo vice Stellini, Conte non parlerà neppure oggi per presentare la sfida con la Juventus, segno inequivocabile di un disagio e soprattutto il desiderio di non rispondere a domande sul suo futuro che inevitabilmente ci sarebbero. Insomma, il timore di un addio è forte e i segnali chiari. Nemmeno il tempo per godere dello scudetto e il futuro torna di nuovo in bilico per tutto e tutti.

Conte non resterà se capirà che non avrà la possibilità di lavorare come vuole. Come sappiamo, l’allenatore è un perfezionista, non lascia mai niente al caso, chiede il massimo da se’ stesso e lo pretende da tutto l’ambiente che lo circonda, non lo immaginiamo alla guida di un gruppo che non percepisce lo stipendio, in una società senza futuro, costretto a pensare a cose che non siano il campo, la tattica, il miglioramento della squadra. Già questo scudetto appena vinto è una sorta di miracolo, per sette mesi la società è stata assente, anche fisicamente, le difficoltà economiche vanno avanti da tempo, ma se l’emergenza si può gestire in maniera occasionale ed eccezionalmente, non può diventare la regola.

Se Conte capirà di non avere il controllo della situazione, se ci saranno troppi margini d’incertezza e rischi, di sicuro saluterà. Non è tipo da accettare le situazioni non gradite, compromessi o comportamenti di comodo. Lo ha già fatto sbattendo la porta alla Juve quando non gli volevano fare i ritocchi alla squadra e lo ha fatto anche al Chelsea andando in rotta di collisione con Marina, la plenipotenziaria di Abramovic.

Tanto più che l’anno prossimo l’Inter oltre che in campionato sarà attesa anche a un rendimento diverso in Champions e per far quello serviranno solo situazioni ottimali e non precarie.

Conte sa benissimo che passare dal Condottiero di oggi all’asino di domani nel calcio basta poco anche a cose normali, figuriamoci con una società sull’orlo del fallimento.

Il timore è legato anche e soprattutto, all’ipotesi di qualche cessione eccellente per ripianare le perdite o almeno garantire la gestione economica corrente. Si parla dell’addio di Lautaro Martinez che ha chiesto (fra l’altro) un pesante adeguamento dell’ingaggio e per Conte (ovvio) sarebbe intollerabile. Ma l’allenatore sa benissimo di avere anche altri giocatori non felicissimi come Bastoni che aspetta da mesi l’adeguamento promesso, a fronte di altre società che lo corteggiano anche all’estero. Ma anche altri giocatori sono scontenti e perplessi.

Per quanto potrà andare avanti questa situazione?

Non molto. A un gruppo confuso e soprattutto non pagato in rapporto al valore di mercato non si possono chiedere i sacrifici e il rigore che pretende Conte sempre dai suoi.

Marotta, ovvio, in nome e per conto della società, sta cercando di tenere unita tutta la baracca, cerca di mediare, procrastinare e suggerisce compromessi, ma anche per lui i dubbi cominciano a diventare di gran lunga superiori alle certezze.

Abbiamo sempre detto che il mese di maggio sarebbe stato cruciale. Ma anche se dovesse arrivare l’accordo per il prestito, sarebbe comunque una soluzione-tampone. Zhang dovrebbe tornare invece nell’ottica della cessione, ma è impossibile trovare acquirenti alle cifre richieste per rientrare, e in questo momento è complicatissimo anche trovare qualcuno disposto a investire in un calcio che affonda travolto dalla crisi preesistente e messo al tappeto dalla pandemia.

Situazione di grande difficoltà anche alla Juventus dove la crisi economica non è così grave come all’Inter, ma c’è ed è evidente, ma soprattutto pesa il deludente comportamento sportivo. Dopo il tracollo con il Milan in una sorta di spareggio, giocare la Champions per la Juve è ormai quasi un miraggio. Se Atalanta e Milan battono Genoa e Cagliari nel prossimo turno, saranno aritmeticamente in Champions. Il Napoli, avanti di un punto sulla Juve, se la vedrà con la Fiorentina già salva e il Verona che da tempo ha finito la benzina e il campionato. La Juve dovrà battere l’Inter domani e il Bologna nell’ultima giornata e sperare in un passo falso del Napoli che oltre al vantaggio in classifica ha però il calendario più agevole e una forma fisica e mentale migliori.

Impresa impossibile?

Nel calcio ci sta tutto, ma se le cose vanno come dovrebbero, i margini sono davvero pochissimi.

Che succederà dopo?

C’è anche una finale coppa Italia da giocare mercoledì prossimo con l’Atalanta e se non dovesse arrivare il successo, senza Champions e senza Coppa, la rivoluzione sarà totale. Di sicuro cambiamenti radicali in panchina e per la squadra, molto probabilmente anche in società con lo scenario più volte descritto di un cambio al timone con Agnelli avvicendato probabilmente con Alessandro Nasi.

Per la panchina gira insistente da tempo il nome di Zinedine Zidane, ma costa molto e senza la Juve in Champions il gradimento potrebbe cadere. E allora? C’è chi sta spingendo per confermare Pirlo con una squadra ringiovanita, senza Ronaldo (vuole giocare nell’Europa che conta) e tutti i senatori da Buffon che ha già dato l’addio, a Chiellini, ma anche Bonucci e non solo. Lo scherzo del destino è pronto: domani sera sarà proprio l’Inter ad avere la possibilità di buttare forse definitivamente fuori dalla Champions la Juve, la rivale di sempre alla quale ha appena strappato lo scudetto. Credo che Conte non si lascerà sfuggire un assist del genere. Qualcuno accosta ancora Allegri alla panchina della Juve, ma il grande ex sa bene che potrebbe fare solo peggio, che sarebbe tutto molto rischioso e con poche certezze. Allegri aspetta solo un cenno di Florentino Perez che come vi abbiamo già anticipato, lo ha bloccato in attesa della decisione finale che arriverà a giorni. Comunque i riflettori su Allegri li ha accesi anche De Laurentiis che sta stringendo con Spalletti, anche se chiama mille allenatori. E non solo. Se l’Inter dovesse perdere Conte? Con Allegri libero lo scenario potrebbe portare proprio a lui. Fra gli affari che gli intermediari hanno messo in piedi, come sappiamo, c’è anche Gattuso alla Fiorentina. Inutili i tentativi di mediazione con De Laurentiis, il Napoli sa che a fine contratto Gattuso se ne andrà e Firenze è la destinazione più gradita. Convinto da Rocco Commisso, calabrese entusiasta e motivato come lui, che ha in testa di rilanciare la Fiorentina proprio con Rino in panchina. Manca la firma che, ovvio, arriverà dopo il trenta giugno, ma la fumata è viola.
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