18 squadre in Serie A? M. Serena: "Premier e Liga ne hanno 20, non è quello il problema"
L'ex calciatore ed oggi allenatore, Michele Serena, ha parlato a TuttoMercatoWeb.com delle sue sensazioni in merito ad alcuni temi caldi legati alla nostra Serie A ed al calcio italiano in generale.
Si parla di Malagò a capo della FIGC, piuttosto che di un ex calciatore. Chi vedrebbe bene per ripartire?
"Malagò ha fatto cose egregie, penso sia un nome molto valido. Fra gli ex calciatori ho letto i nomi di Maldini, Albertini e anche Del Piero. Direi che la cosa più importante è però che ci sia la volontà delle varie componenti di cambiare qualcosa, una volta scelto il nome".
Cosa c'è da cambiare?
"Leggo molte cose, su alcune delle quali sono d'accordo, mentre su altre meno. Per esempio: sul fatto di limitare il numero di squadre in Serie A non sarei d'accordo. I due campionati più belli del mondo, Premier League e Liga spagnola, hanno 20 squadre. Se poi serve solo per dividere gli introiti con meno squadre, questo è un altro discorso. Da questi campionati prenderei spunto per altri cambiamenti".
Fra i calciatori che problema ha visto a Zenica?
"Ho visto Real-Bayern: i ritmi sono totalmente diversi. Vanno molto più forte. Poi il Barcellona: aveva due 2007 titolari in un quarto di Champions. Noi facciamo giocare in Serie C i 2005 come giovani, pagando il minutaggio. Un 2005 se è bravo gioca in Serie A, non possiamo ancora considerarlo giovane e aspettarlo, all'estero giocano già da 2-3 anni in prima squadra a quell'età".
Si parla di profili top come Conte e Ancelotti per la Nazionale. È questo che serve?
"Ma per fare cosa? Posto che chiaramente condivido entrambi i nomi che sono fra i migliori al mondo, come quello di Mancini e altri ancora, ma se non ci sono dei cambiamenti, Conte cosa può fare? Non penso che questi allenatori possano accettare con la situazione che abbiamo ora. E questo secondo me è un viaggio lungo. Anche il presidente federale penso che abbia bisogno di un percorso di almeno due mandati per raccogliere i frutti".
Meglio un ct esperto o in rampa di lancio?
"Non sono dell'idea che quello più esperto possa essere più bravo di un giovane. Tutti possono avere idee buone o meno buone, ma dobbiamo cercare di cambiare la materia prima. I ritmi sono diversi rispetto all'estero, così come i sistemi di gioco. Le big d'Europa giocano a 4, da noi il 4-4-2 è visto come primitivo".
La Juventus rinnova il contratto a Spalletti. È il primo passo per i bianconeri per tornare in alto?
"Sì, stiamo parlando di un allenatore top. Vedo che sono vicinissimi a firmare un biennale, penso sia il primo tassello per costruire il futuro e la squadra che verrà. Lui ha già conosciuto la squadra e insieme alla società può porre le basi solide per costruire una squadra vincente".
Per l'Inter si parla di possibile rivoluzione. Che ne pensa?
"Sui giocatori: penso che all'Inter si siano resi conto che bisogna cambiare qualcosa per tornare ad alti livelli in Europa. Poi devo dire che quando si fa mercato, non si può fare con il cuore. L'Inter ha i dirigenti fra i migliori d'Italia, sapranno bene cosa cambiare".
La Fiorentina ha perso in Conference e ora pensa forse più al campionato. In Serie A è già fuori dai guai? Ripartirebbe da Vanoli l'anno prossimo?
"No, non è ancora fuori dai guai in A. Come ha detto Paratici alla sua presentazione, non è una situazione che si risolve in 15 giorni, è un cammino lungo. Certo che due-tre risultati hanno dato continuità togliendo i viola dalla zona caldissima. Però l'intoppo è dietro l'angolo. Reputavo la Fiorentina un'ottima squadra ad inizio anno e penso ancora che lo sia. Ci stanno queste annate. Lo Spezia l'anno scorso ha perso il playoff per andare in A e quest'anno è ultimo. Il calcio è così. Su Vanoli: io penso di sì, dico che non era facile subentrare in una situazione così critica. Si sta giocando la riconferma, il primo obiettivo è quello di salvarsi. Io lo stimo, ci ho giocato assieme ed ha allenato qui a Venezia e penso che sia un gran bell'allenatore".
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