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Lamazza: "Da Bruzzaniti al Catania a Carriero alla Salernitana. Tanti i 'botti' in Serie C"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 21:34Serie C
di Tommaso Maschio

Lamazza: "Da Bruzzaniti al Catania a Carriero alla Salernitana. Tanti i 'botti' in Serie C"

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L'esperto direttore sportivo Francesco Lamazza è stato ospite della trasmissione A Tutta C, di TMW Radio dedicata alla terza serie, per analizzare il campionato che riprenderà domani e in particolare a quanto è accaduto nel Girone C. Finora questo campionato di Serie C ci sta intrattenendo moltissimo, come ogni anno. Partiamo dal girone che lei conosce meglio, il Girone C meridionale. Già tanti “botti” di mercato: il Catania ha preso Bruzzaniti dal Pineto, bomber del Girone B; la Salernitana ha risposto con Carriero dal Trapani, grande esperienza anche in Serie B con il Cittadella. La classifica è corta, il mercato entra nel vivo: che cosa ci dobbiamo aspettare da questo 2026? "Adesso ci saranno queste prime partite del girone di ritorno. Ricominciare porta sempre dubbi, complicazioni, serve attivarsi subito. Vediamo come reagiranno le squadre nelle prime giornate. Anche nei bassi fondi della classifica c’è grande movimento: vedo un Picerno dove Greco sta tentando il tutto per tutto per salvare la categoria. C’è un mercato in fermento: per alcuni sono scambi, per chi vuole veramente salvarsi, come il Picerno, si sta investendo molto. Quindi non è detto che chi è lassù in classifica trovi vita facile contro queste formazioni". Il mercato invernale, soprattutto in Serie C, può portare a stravolgimenti clamorosi. Immagino che lavorare da direttore in queste finestre sia particolarmente intenso. "È intensissimo e difficilissimo. Noi guardiamo sempre chi è in testa: Benevento, Catania, Salernitana, lo stesso Cosenza, la Casertana… società che hanno disponibilità e credono nel sogno, magari con proprietà propense a spendere. Ma per quasi tutte le altre diventa un mercato di scambio dove il bilancio la fa da padrone. Non è facile: se hai un giocatore richiesto e ti entrano soldi li puoi reinvestire, ma chi fa solo scambi si trova in grandissima difficoltà. Tante volte si punta sulla fortuna, si spera di aver fatto l’affare giusto… non è assolutamente semplice per tutte le compagini che non lottano per la promozione ma cercano una sopravvivenza di classifica e soprattutto di bilancio". Negli ultimi anni abbiamo intervistato tanti direttori e ci è stato insegnato quanto sia complicato “raffazzonarsi” in certe piazze con investimenti limitati, riuscendo poi a ottenere anche risultati importanti. "È molto complicato. Bisogna seguire le esigenze del tecnico in campo e allo stesso tempo quelle economiche della proprietà. Diventa davvero difficile: tante volte ti attacchi al giocatore che già conosce l’allenatore, al cavallo di ritorno che conosce la piazza… quando non hai soldi servono le idee. E le idee portano a rischiare. Poi, quando va bene, tutte le ciambelle escono col buco". In queste settimane di mercato si studia tantissimo: caratteristiche, identikit, curriculum, rapporti con allenatori e piazze… non è solo questione di nomi. "Esatto. Conta come sta il giocatore in questo momento: viene da infortuni? Ha poche partite? Ha giocato poco o tanto? Sono tanti i discorsi che si fanno. Non è che ti piace un giocatore e lo prendi: magari ha giocato poco, oppure in questo momento non va bene per come gioca il mister. Alla fine tutto si riduce alle ultime ore di mercato, quando si rincorre questo piuttosto che quell’altro. È un marasma". Torniamo sul campo, al Girone C. Lì davanti Benevento e Catania appaiate in testa, poi immediatamente dopo la Salernitana e un po’ più dietro il Cosenza. Lei ci aveva detto che il Catania aveva qualcosa in più. Si aspettava una classifica così corta in alto? "Del Catania l’avevo detto già nelle precedenti interviste: al di là dell’allenatore abituato a vincere, del direttore che conosce bene la categoria, della piazza con un seguito pazzesco, è una squadra costruita nel tempo. Era quella che mi dava più garanzie e infatti non ho sbagliato. Il Benevento ha iniziato un processo di svecchiamento della rosa negli anni precedenti: oggi è una rosa giovane ma allo stesso tempo matura e se la sta giocando. Il lavoro più difficile lo sta facendo il direttore Faggiano, che ha dovuto ricostruire piazza e squadra quasi da zero, e lo sta facendo benissimo grazie alla sua esperienza. Poi c’è il Cosenza che ci crede, sta investendo negli ultimi tasselli e soprattutto sta tenendo i propri gioielli per giocarsi questa volata promozione. La Casertana è ben costruita, ha fatto fatica all’inizio perché è una squadra nuova, ma ora il gruppo si è consolidato: con 35 punti e a 6 lunghezze dal vertice è lecito crederci, visti anche gli investimenti della proprietà negli ultimi anni. Oltre a queste quattro non ne vedo altre che possano realisticamente pensare alla promozione. Il mercato servirà anche a capire la griglia playout: sotto sono appaiate 7-8 squadre. Sarà avvincente sia in alto sia in basso: un campionato che regala tantissime emozioni". A proposito di piazze particolari, lei ha vissuto da vicino la Cavese. È partita male, poi sembrava aver rialzato il ritmo avvicinandosi alla zona playout, nelle ultime settimane è tornata un po’ a zoppicare. In panchina c’è un mister giovane come Prosperi, una piazza appassionata e molto esigente. Come si può riattivare la scintilla in questo momento? "Innanzitutto un grosso applauso a chi ha costruito questa squadra: all’inizio non ci avrebbe scommesso nessuno. È una rosa giovanissima, pecca di esperienza in tante partite che ho seguito. Prosperi sta facendo un lavoro grandissimo. Cava è una piazza esigente, con una pressione rapportata alle dovute proporzioni simile a quella di Napoli: vivono solo di pane e Cavese. Però la piazza ha capito la situazione della proprietà: dopo due anni tutti sappiamo quanto costi una Serie C. Si stanno stringendo intorno alla squadra e spesso diventano il dodicesimo uomo in campo. Auguro a loro di inanellare subito qualche successo per tirarsi fuori e viverla con più serenità. Finché hai un margine di tranquillità anche i ragazzi giovani riescono a esprimersi; quando vai sotto pressione non sai mai cosa può succedere, soprattutto con una delle rose più giovani del girone. L’età media è 23,6 anni: devono crescere in fretta, reggere la pressione della bassa classifica e stare il più lontano possibile dai playout".