Se a Caserta sono soddisfatti possiamo lamentarci a Salerno? Evidente superiorità granata
E’ vero che non esiste materia più opinabile del calcio e che nessuno abbia in tasca la verità assoluta. Ma a volte bisognerebbe accantonare la “partigianeria” e provare ad analizzare le cose con obiettività. Stiamo leggendo in questi giorni commenti lusinghieri sulla Casertana, indubbiamente squadra organizzata che ha meritato di partecipare ai playoff e che ha alcune individualità interessanti. Ma è paradossale che, anche a livello nazionale, si stiano tessendo le lodi degli sconfitti sminuendo i meriti di chi ha strameritato il passaggio del turno sciorinando a tratti un calcio che non si vede facilmente in questa serie.
Già ieri sera abbiamo avuto modo di manifestare una certa perplessità rispetto alle dichiarazioni di mister Coppitelli. Perché paragonare il primo tempo della Salernitana al Pinto limitandosi ai “due tiri, due gol” a quello fatto dalla Casertana all’Arechi è decisamente inopportuno. In casa rossoblu abbiamo visto per oltre un’ora una squadra troppo superiore sotto il profilo tecnico-tattico e un’altra che veniva presa a pallonate senza opporre resistenza, prima di un finale generoso ma che certo non cancellava quanto fatto dalla Salernitana in precedenza. Tradotto: se al 70’ ci fossimo trovati sullo 0-4 nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.
Ieri, invece, la gara è stata tutt’altro che spettacolare, ma cosa si vuole pretendere quando la posta in palio è così alta? Perché la Salernitana, con tre risultati su quattro a disposizione, avrebbe dovuto premere il piede sull’acceleratore quando poi bastava gestire e sfruttare le ripartenze? A conti fatti la Casertana ha prodotto due occasioni nitide: quella con Heinz a metà primo tempo su palla inattiva e il tiro di Butic ben parato da Donnarumma. Ma in precedenza, sullo 0-0, c’erano stati due interventi non semplici di De Lucia su Tascone e un colpo di testa alto di un soffio da parte di Ferrari, oltre a un tiro di Ferraris a lato di poco. Poi ci sono le statistiche nell’arco dei 180 minuti e quelli sono dati oggettivi che non si prestano a interpretazioni: 11 occasioni per la Casertana contro le 20 dei granata.
Davvero si vuole mettere in discussione il passaggio del turno? Basta così poco per esaltare chi, dovendo fare due gol in trasferta per qualificarsi, si è reso per la prima volta pericoloso al 35’ e su palla inattiva? Che poi la Salernitana, specialmente in casa, per caratteristiche faccia fatica a imporsi lo stiamo dicendo da tempo. Ma dietro questo passaggio ai quarti di finale ci sono 70 minuti perfetti in un contesto ambientale che sarebbe eufemistico definire ostile, tre gol su quattro di qualità assoluta, i recuperi determinanti di Matino, le sgroppate di Cabianca, la crescita in mediana del tandem Tascone-De Boer e la spinta di un popolo a cui starebbe stretta anche la B.
Coppitelli riveda anche stavolta la partita e la paragoni a quanto ha subito in casa sua, quando tenne fuori 2-3 dei migliori della rosa. Forse, a mente fredda, rivaluterà “la grandissima prestazione” di chi certo ha messo in campo cattiveria agonistica e personalità ma senza far nulla in più di un avversario superiore sotto tutti i punti di vista.
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