Ecco perché non convince in pieno la scelta di riconfermare Faggiano
La possibile conferma di Daniele Faggiano nel ruolo di direttore sportivo della Salernitana è uno dei temi più discussi di queste settimane. Il dirigente è legato al club da un altro anno di contratto e la società sta valutando il futuro assetto tecnico in vista della prossima stagione. Prima di arrivare a conclusioni definitive, però, è necessario analizzare con lucidità il lavoro svolto nell’arco dell’intera annata. La semifinale playoff raggiunta dalla Bersagliera non può infatti diventare l’unico parametro di giudizio.
È il percorso complessivo a imporre una riflessione approfondita sull’operato dell’uomo mercato granata. Al suo arrivo a Salerno, Faggiano aveva presentato un progetto ambizioso. Nessuno pretendeva una promozione immediata, perché la storia del calcio insegna quanto sia complicato per una squadra retrocessa risalire subito di categoria.
Era però lecito attendersi una formazione costantemente nelle prime posizioni e pienamente coinvolta nella corsa al primo posto. Invece già a gennaio la Salernitana si era ritrovata lontana dalla vetta, con un distacco importante dalla capolista. Un elemento che inevitabilmente porta a interrogarsi sulle scelte effettuate nella costruzione dell’organico. Lo stesso mercato invernale ha rappresentato un segnale evidente delle difficoltà emerse nei mesi precedenti. Sette calciatori sono stati sostituiti e numerosi rinforzi sono arrivati per rilanciare le ambizioni della squadra. Anche in questo caso, però, il bilancio non può essere considerato pienamente soddisfacente.
Diversi innesti non hanno inciso come ci si aspettava, mentre altri hanno alternato buone prestazioni a gare meno convincenti. Quando una campagna correttiva così profonda non produce il salto di qualità atteso, è inevitabile che una parte delle responsabilità ricada su chi quelle scelte le ha compiute. Sarebbe comunque ingeneroso attribuire a Faggiano ogni colpa di una stagione che ha coinvolto allenatori, calciatori e società. Tuttavia il compito di un direttore sportivo è quello di allestire una rosa equilibrata e funzionale agli obiettivi prefissati. Se durante l’anno emergono limiti evidenti e si è costretti a intervenire nuovamente sul mercato in maniera così profonda, significa che qualcosa nelle valutazioni iniziali non ha funzionato.
È altrettanto vero che la Salernitana ha chiuso il campionato in crescita ed è riuscita a spingersi fino alla semifinale playoff. Un risultato importante, ma favorito anche dai rallentamenti di alcune concorrenti e dalle prestazioni decisive di singoli come Donnarumma. Il portiere granata è stato determinante in più occasioni, soprattutto nel doppio confronto con la Casertana, quando ha evitato che una qualificazione apparentemente già indirizzata potesse trasformarsi in una clamorosa delusione.
Anche nei playoff non sono mancati interrogativi legati alle scelte tecniche e alla gestione di alcuni uomini, ma questi aspetti riguardano prevalentemente l’allenatore. Il punto centrale, però, resta un altro. La società deve decidere se affidare ancora il proprio progetto sportivo a chi ha costruito questa squadra. Una scelta che richiede attenzione e che non può essere presa sull’onda dell’entusiasmo per un traguardo comunque inferiore alle aspettative della vigilia. La semifinale playoff rappresenta un risultato significativo, ma non sufficiente per cancellare le criticità emerse durante la stagione. Per questo la posizione di Faggiano va valutata senza entusiasmi e senza pregiudizi, partendo dai fatti più che dalle sensazioni delle ultime settimane. Perché il futuro della Salernitana merita analisi approfondite e decisioni ponderate, non giudizi dettati dall’emotività del momento.


