Marotta esce allo scoperto per Palestra, Chivu spiega come ha sanato l'Inter post Inzaghi
Giornata di dichiarazioni in casa Inter. Prima dai giornali o dalle televisioni e poi anche dal Festival della Serie A di Parma, attraverso gli inviati di TMW, sono arrivati infatti virgolettati importanti tanto da mister Cristian Chivu quanto dal presidente Giuseppe Marotta. In primis, il numero uno del club nerazzurro ha parlato proprio del rinnovo in arrivo per il giovane allenatore rumeno: "Io l’ho sempre definito un atto formale. C’è la volontà da parte di entrambi di proseguire questo percorso. L’accordo sarà siglato quando Chivu tornerà dalla brevissima vacanza che sta giustamente vacanza. Non ci sono problemi".
A Chivu è stato chiesto invece il segreto del suo successo, non certo scontato dopo la batosta della finale di Champions col PSG col conseguente addio di Simone Inzaghi: "Io non ho mai avuto la sensazione che il gruppo fosse finito perché ho apprezzato il percorso che la squadra ha avuto lo scorso anno, il coraggio che hanno avuto nel provare a restare competitivi in tutti i percorsi. I trofei non devono essere un ossessione perché le ossessioni creano aspettative e le aspettative possono fare delusioni. Nell'Inter non esistono regole, ma esistono standard che devono essere sempre alti. L'idea di base era quella di togliere l'ego, di non pensare all'io ma al noi, che è fondamentale per essere competitivi. Non è stato semplice perché i ragazzi venivano da una grande delusione e non ci sono parole che possono riaggiustare certe ferite, ma ho dato tutto me stesso per trasmettere a loro la mia fiducia, la mia fiducia".
Infine, qualche battuta di Marotta sul mercato e sull'obiettivo, ormai chiacchieratissimo, Marco Palestra: "Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter, che ha un palmares ricco di vittorie. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato".






