Aronica: "Salernitana, dai tempo a Carriero! Galeotti è stato il miglior portiere della C"
Ha allenato Cesare Galeotti nella scorsa stagione a Trapani e non ha dubbi sulle qualità del nuovo portiere della Salernitana. Ai microfoni del nostro quotidiano, mister Salvatore Aronica racconta punti di forza, personalità e prospettive dell'estremo difensore granata, soffermandosi anche sul rendimento di Giuseppe Carriero e sulle ambizioni della Salernitana nel prossimo campionato.
Mister, che portiere è Cesare Galeotti? Che evoluzione ha avuto nel tempo?
«Per noi è stato un punto di riferimento, sia dal punto di vista tecnico sia sotto l'aspetto umano. Ha guidato il reparto difensivo e tutta la squadra, dimostrandosi un leader anche nello spogliatoio, soprattutto nei momenti più difficili che abbiamo vissuto tra penalizzazioni e incertezze sul campionato. È sempre rimasto positivo, trascinando il gruppo con il suo carattere. Sul piano tecnico, per me è stato il miglior portiere del girone C. La Salernitana ha fatto un ottimo acquisto: è un portiere moderno, comunica tanto con i compagni, è bravo con i piedi, legge bene le situazioni anche fuori dall'area ed è completo sotto ogni aspetto. Credo abbia tutte le qualità per arrivare nelle categorie superiori».
Crede che Galeotti sia pronto per giocare da titolare in una piazza esigente come Salerno, con la pressione di dover vincere a tutti i costi?
«Credo proprio di sì. Ha un carattere forte, una personalità importante ed è un leader carismatico. Sono convinto che uno stadio come l'Arechi e un pubblico caloroso possano rappresentare uno stimolo ulteriore. Giocare con la propria tifoseria alle spalle dà una spinta in più e penso che abbia tutte le qualità per affrontare un campionato con grandi responsabilità».
Che ricordi conserva della doppia sfida contro la Salernitana? Nella gara di ritorno Galeotti fu probabilmente il migliore in campo.
«Sono state due partite completamente diverse. All'andata non avevamo ancora la squadra al completo, ma disputammo una grande gara, passando anche in vantaggio e conquistando un pareggio meritato. Al ritorno, invece, affrontammo una Salernitana molto forte, capace di reagire dopo lo svantaggio. In quella partita Galeotti fu decisivo, ci tenne in gara con numerosi interventi determinanti fino ai minuti finali. Anche quella fu una delle tante occasioni nelle quali dimostrò tutto il suo valore».
Come si spiega il rendimento al di sotto delle aspettative di Giuseppe Carriero dopo il suo arrivo a Salerno?
«Carriero è un ragazzo che conosco molto bene, avendolo allenato per un anno e mezzo. Ha qualità importanti e non arriva dalla Serie B per caso. Probabilmente hanno inciso il cambio di guida tecnica, il momento complicato vissuto dalla Salernitana e anche i problemi fisici che ne hanno limitato la continuità. Non è semplice inserirsi rapidamente in una realtà così particolare. Se dovesse restare, avrebbe già sei mesi di conoscenza dell'ambiente e questo potrebbe aiutarlo a esprimere tutte le sue qualità».
Che campionato si aspetta e dove colloca la Salernitana ai nastri di partenza?
«La Salernitana riparte con un anno di esperienza in più in Serie C dopo la doppia retrocessione. Lo scorso campionato è servito anche per conoscere una categoria molto difficile. Oggi può contare su un'ossatura già importante e, insieme a Bari, Catania e Casarano, parte sicuramente tra le principali pretendenti. Sarà un girone complicato, ricco di derby e di squadre attrezzate, ma la Salernitana ha tutte le carte in regola per essere protagonista. Dire oggi se vincerà il campionato è prematuro, ma è certamente una delle favorite».
Da ex difensore, ritiene che la Salernitana debba intervenire soprattutto sul reparto arretrato dopo i tanti gol subiti nella scorsa stagione?
«Sì, credo che sia uno degli aspetti principali da migliorare. Una squadra costruita per vincere non può concedere così tanti gol. Evidentemente c'è qualcosa da registrare. Più in generale, penso che nel calcio moderno si sia un po' persa la cultura difensiva. Oggi si lavora molto su possesso palla, movimenti e schemi, mentre si dedica meno attenzione alla marcatura individuale, all'aggressività e alla capacità di concedere poco agli avversari. Sono aspetti che un tempo rappresentavano l'essenza del ruolo del difensore e che andrebbero recuperati già nei settori giovanili».


