Tra delusione e rabbia: una Salernitana che deve ritrovarsi
Ormai siamo nel fondo della botte. Passi questa metafora all'indomani della brutta sconfitta di Caserta, ma è così. Non si possono subire mortificazioni come quella del Pinto da una Salernitana che aveva ben altre ambizioni. Per carità, nel calcio si può vincere e perdere, ma farlo come l'altra sera, per una squadra granata senz'anima, è davvero mortificante. E quando poi si perde anche il terzo posto in classifica, a scapito di un Cosenza con tanti problemi societari ma con calciatori che, quando vanno in campo, danno l'anima per la maglia che indossano, allora la rabbia aumenta a dismisura.
Nessuno, probabilmente, anche tra i più scettici, aveva previsto alla trentesima di campionato questa sconfortante classifica, con il Benevento capolista addirittura con 19 punti in più. Ma nel calcio, purtroppo, accadono anche queste cose. Se una squadra, in quattro partite, con dodici punti in palio, ne porta a casa solo due, allora vuol dire che ci sono delle criticità addebitabili, in parte, anche all'ormai ex tecnico Raffaele. Ma tra i calciatori non c'è neppure quello spirito di gruppo che potrebbe sopperire a quanto sta accadendo, visto che loro, i calciatori, sono e restano gli attori principali.
E se nel corso delle gare (vedi l'ultima di Caserta) non si creano occasioni da gol o si gioca con sufficienza, allora arrivano le brutte figure, le sconfitte e anche gli sfottò dei tifosi di Terra di Lavoro, che ci tenevano tanto a battere i granata. Allora cosa fare? Diciamo che, con le partite ogni tre giorni (domenica si torna già in campo all'Arechi contro il Latina), l'unico obiettivo è quello di una ripresa immediata. Che non potrà cancellare quanto di non buono è stato fatto finora, ma almeno ci sarà la voglia di dare una piccola soddisfazione ai tifosi di fede granata che, sui social, non sono stati teneri con società e squadra dopo l'ennesima brutta figura rimediata in questo campionato.






