Playoff da protagonisti? No. Tifosi rassegnati, già con la mente al prossimo torneo di C in attesa della svolta societaria
Se qualcuno pensa che siano i risultati sportivi o le categorie ad allontanare la gente dagli spalti è completamente fuori strada. Perché il sottoscritto, che notoriamente lega una parte importante della propria vita alla passione per i colori granata, è tra quelli che non mette piede all’Arechi da tempo e che continuerà nella sua protesta silenziosa fino a quando l’attuale proprietà non deciderà di fare un passo indietro o di restare circondandosi di personaggi diversi da quelli che hanno sancito un triennio che sarebbe eufemistico definire disastroso. Lunedì pomeriggio ho assistito passivamente alla partita, sapendo già quale sarebbe stato l'epilogo. Prima di spegnere la tv, però ho aspettato. Evidente che il Benevento, con un organico nettamente superiore, non stesse forzando sull’acceleratore accontentandosi del pareggio anche in virtù delle buone notizie che arrivavano da Catania. Ma la Salernitana, questa Salernitana, è davvero troppo scadente per poter approfittare della situazione. Debole di testa, di piedi, di fisico. Un disastro. E puntuale è arrivato il rigore, tipico da var o fvs fate voi: Salvemini fa gol e la mia tv è stata messa a riposo. Non ce l'ho fatta a restare fino alla fine. Non so se continueró a seguire la mia Salernitana. Sono troppo nauseato. Mi auguro finisca presto questa tortura già il 3 maggio, data del preliminare dei play off. Chi ha visto la squadra degli eroi lottare col cuore su tutti i palloni pur di evitare il fallimento con Lombardi commuovendosi quando gente come Candreva, Ochoa, Ribery, Di Bartolomei, Prati e Gattuso baciava il nostro stemma sotto la curva non può assistere a uno spettacolo del genere. Tascone, Matino, Anastasio, Donnarumma, Quirini, Longobardi, Carriero, Molina, Capomaggio e quel Ferrari che entra quasi come se ti facesse una cortesia: ma davvero vogliamo rovinarci l’esistenza per questa gente che speriamo vada via e per sempre da Salerno?
Qualcuno storce il muso quando sente di acquirenti poco attendibili. Ci chiediamo: perché? Possibile fare peggio di Iervolino? Mi sono sentito meno umiliato nei due fallimenti. Tutte le maggiori umiliazioni sportive le abbiamo subìte negli ultimi due anni. Il Verona che festeggia la salvezza all’Arechi, la Sampdoria che trionfa e ci manda in serie C, poi il Benevento che passeggia in uno stadio un tempo inespugnabile senza che nessuno, tra società, dirigenza e calciatori, abbia una minima reazione d’orgoglio. È troppo per me. Di bocconi amari, con questa proprietà, ne abbiamo ingoiati tanti. Gli otto gol di Bergamo, la richiesta di gemellaggio con il Napoli e con chi ha fatto di tutto per ostacolare il nostro percorso in serie A, un Primavera del Sassuolo atteso 30 giorni perché prima bisognava liberarsi dell’ingaggio di Njoh (terza serie francese!), il presidente Milan che girovaga tra i club promettendo ogni cosa salvo poi tirarsi indietro ora che sarebbe d’obbligo metterci la faccia, le liti pubbliche con agenti, arbitri e Federazione che – chissà – forse hanno comportato quello scempio extracalcistico a cui abbiamo assistito tra maggio e giugno scorso senza che si riuscisse a vincere un ricorso. E poi: oltre dieci allenatori in panchina, via-vai di direttori sportivi, Nicola esonerato e sostituito da Nicola, De Sanctis che manda messaggi alle società della Premier parlando in inglese in conferenza stampa, calciatori mediocri esaltati come fossero campioni, gli sfottò da realtà della provincia che ci vedevano col binocolo e oggi ci battono dominando. La lista sarebbe lunga, ma dopo la Pasquetta non vogliamo intossicarci anche il venerdì, pur chiedendoci come si possa ancora difendere l’indifendibile ritenendo che le responsabilità di Iervolino siano inferiori a quelle politiche o dei collaboratori che hanno fatto disastri, ma che ha scelto lui in prima persona. Di peggio c'è solo il terzo fallimento. Ma siamo sicuri che sia il peggio a questo punto?
La dignità sportiva non ha prezzo, né categoria e Salerno ha dimostrato di essere pronta anche a ripartire dalla D pur di seguire una squadra ben rappresentata. Oggi il clima è quello della smobilitazione, con il cartello “saldi” davanti la porta della sede e nessuno che si prende le responsabilità. Milan è sparito, Iervolino mette in vendita la società prima di una gara importante e poi parte per un viaggio di piacere senza parlare alla piazza e alla stampa locale. Faggiano ha quasi visto più partite dalla tribuna per squalifica che dal campo. Cosmi, ahinoi, sta facendo maluccio e questo conferma che Raffaele (con tutti i suoi limiti e con tanti errori da gennaio in poi) avesse fatto un miracolo sportivo a primeggiare con una rosa così modesta. E poi i calciatori. “Siate uomini” chiedeva la Sud, quella curva che li ha applauditi e sostenuti dal primo allenamento. E come è stata ripagata? Infortunati cronici, diffidati che battibeccano con tutti pur di farsi ammonire, il capitano che va fuori per un calcio sul volto del portiere avversario, subentrati che non versano una goccia di sudore e “franchi-tiratori” che di danni ne fanno a iosa tutti i giorni. Ricordino una cosa, però, questi signori: il calcio, come la vita, è una ruota che gira. Di piazze così importanti difficilmente ne vivranno in futuro. E da luglio torneranno nell’anonimato della C senza che nessuno li rimpiangerà o li ricorderà a Salerno. Così come nessuno rimpiangerà chi ha fatto mille promesse scendendo dalla nave quando c’era da combattere. E chiedere scusa…






