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Match Analysis: Come gioca l'Atalanta di Gian Piero GasperiniTUTTOmercatoWEB.com
Gian Piero Gasperini
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
venerdì 17 settembre 2021 15:30Esclusive TS
di Roberto Sarrocco
per Tuttosalernitana.com

Match Analysis: Come gioca l'Atalanta di Gian Piero Gasperini

Conosciamo meglio la formidabile Atalanta di Gian Piero Gasperini, che negli ultimi anni è diventata una vera e propria big non solo a livello nazionale ma anche internazionale

L’Atalanta di Gasperini, realtà consolidata nel calcio che conta in Italia e in Europa, non ha avuto un inizio entusiasmante, racimolando solo 4 punti nelle prime tre partite. Una vittoria al fotofinish contro il Sassuolo, uno scialbo 0a0 in casa col Bologna e una sconfitta inaspettata con la Fiorentina, sempre davanti al proprio pubblico, hanno lasciato sorpresi un po' tutti, tifosi e addetti ai lavori, che si aspettavano forse una partenza lanciata come quella dello scorso anno. La squadra ha cambiato poco, anzi nulla, inserendo alcune pedine chiave per colmare le partenze di Romero e Gollini, entrambi sbarcati all’estero. Sono stati scelti Musso e Demiral, ai quali si sono aggiunti Koopmeiners per rimpinguare il centrocampo, Lovato per la difesa e Zappacosta per gli esterni, considerato anche il fermo forzato di Hateboer. In attacco il Gasp punta forte su Piccoli, al rientro dal prestito allo Spezia, preferito a Lammers lasciato partire destinazione Eintracht Francoforte.

IL CREDO TATTICO DI GIAN PIERO GASPERINI

Da calciatore ricopriva il ruolo di centrocampista centrale, sempre al centro dell’azione: questo gli ha permesso evidentemente di sviluppare idee tattiche e di gioco che ha provato da sempre a replicare nelle sue esperienze, quali Crotone, Genoa, Palermo e Atalanta. Fermo credente della difesa a tre e delle marcature a uomo, ama giocare con un offensivo 3-4-2-1, che in fase di possesso palla si trasforma in un 3-2-4-1, con i due esterni come ali offensive, aumentando cosi la densità in attacco. Spesso gli piace cambiare la tattica offensiva, passando ad un trequartista dietro due punte o addirittura ad un tridente puro. Il suo credo è fatto di possesso palla, velocità e gioco aggressivo.

COME GIOCA L’ATALANTA

In fase di possesso, quindi per la maggior parte della gara, uno dei due giocatori offensivi a supporto della punta si abbassa sempre sulla linea dei centrocampisti, pronto a ricevere palla ed innescare la verticalizzazione. Abbassandosi fino alla mediana tira con se l’eventuale marcatura, per creare spazio per l’inserimento degli esterni. La costruzione di gioco avviene perlopiù dal basso, dove i difensori a turno, ricevendo palla dal portiere, servono uno dei due centrocampisti centrali che arretrano a ridosso della difesa. Nel caso di poco spazio per i centrali di centrocampo, il difensore in possesso di palla lancia direttamente sull’esterno, abili a muoversi rapidamente e liberare la posizione. Gli esterni attaccano la profondità e dialogano spesso con i centrali di centrocampo o direttamente con la prima punta che a volte scende di giri per favorire l’inserimento dei due trequartisti. Se l’attacco arriva invece dall’esterno, le ali bergamasche crossano a ripetizione durante tutto il match, preferendo quasi sempre cross tesi e a mezz’altezza, per tagliare la difesa avversaria, con l’inserimento sistematico dell’esterno opposto, bravo a chiudere l’azione sia di testa che di piede (si vedano gli undici gol di Gosens dello scorso anno). In caso di recupero palla, il calciatore autore del break positivo cerca subito la verticalizzazione verso la punta o gli esterni.

In fase di non possesso, il modulo offensivo della Dea si trasforma in un blindato 5-3-2 con gli esterni che diventano terzini e uno dei due centrali che si abbassa fino a diventare un libero aggiunto. La fase di non possesso è caratterizzata da una forte aggressività e da marcature ad uomo molto stringenti: ecco perché tutti i difensori atalantini sono calciatori dotati di grandi doti atletiche. Le transizioni negative sono molto frequenti e spesso il “ritirata” dettato del tecnico non è svolto propriamente a dovere.

PRO E CONTRO DEGLI OROBICI

Sicuramente il principale aspetto positivo della macchina da guerra del Gasp è la fase offensiva, dove si registra una densità ed una capacità di non dare punti di riferimento davvero impressionanti. A questo si aggiunge la grande duttilità dei suoi interpreti, in grado di ricoprire ruoli e personalizzare i compiti secondo quanto dettato dal tecnico piemontese. Pessina e Pasalic davanti alla difesa, così come Malinovski terminale offensivo, sono solo alcune della varianti inattese della Dea.

Il principale punto debole è la controffensiva: in caso di transizione negativa con perdita del possesso palla o di contropiede rapido, la squadra spesso non riesce a ricompattarsi in tempo e lascia i tre centrali difensivi all’uno-contro-uno o addirittura in inferiorità numerica. Proprio perché anche i centrali di centrocampo accompagnano l’azione, nel caso uno dei due perda palla, la squadra è sbilanciata e non in grado di gestire una controffensiva rapida. Non a caso l’Atalanta, tra le sette sorelle del campionato, è quasi sempre quella che segna di più ma subisce anche di più.

LA CHIAVE DI LETTURA

Il turn over che Gasperini intende attuare, unitamente alle assenze di Muriel e De Roon, può sicuramente giovare alle scelte di mister Castori che si troverà di fronte con molta probabilità un’Atalanta non al 100%. Occhio però alle riserve che andranno in campo: Gasp è bravo a valorizzare giovani e scommesse come pochi allenatori e riesce sempre a tirare fuori il meglio da tutti i suoi interpreti. Ad ogni modo il 3-4-2-1 atalantino è l’antitesi di quello castoriano, che soffrirà dunque molto la potenza di fuoco sugli esterni da parte di Gosens e Maehle. La partita della Salernitana, qualunque sia il modulo scelto dal tecnico marchigiano, dovrà essere una partita di contenimento e di ripartenze, sfruttando tutte le transizioni negative che possano far saltare i meccanismi difensivi di Gasperini. Sarebbe preferibile optare per due linee da quattro con un più coperto 4-4-2 per assicura protezione agli esterni, dopo la lezione di Torino. Bonazzoli e Ribery, nella ripresa, dovranno cercare di puntare uno-contro-uno quante più volte è possibile i centrali nerazzurri, molto fallosi e impetuosi, anche al fine di ottenere calci piazzati interessanti dalla trequarti in su. Occhi puntati su tutti, ma soprattutto su Ilicic: se titolare sarebbe opportuna una marcatura ad uomo di un centrale di centrocampo, per togliergli spazio e tempo di pensiero.

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