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Come nel 2020: Rangnick non arriva e Ibra resta. La storia al Milan si ripete ancora

Come nel 2020: Rangnick non arriva e Ibra resta. La storia al Milan si ripete ancora TUTTOmercatoWEB
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Gaetano Mocciaro
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Gaetano Mocciaro
Oggi alle 19:23Serie A

Evidentemente non doveva essere destino, Ralf Rangnick al Milan sfuma per la seconda volta. La prima con Elliott, la seconda con RedBird. E in entrambi i casi vince Zlatan Ibrahimovic.

Rangnick-Milan, il primo approccio nell'autunno 2019
Già la precedente gestione era affascinata dal mondo Red Bull, che unisce sostenibilità e risultati. Certo, farlo al Salisburgo o al Lipsia non è la stessa cosa che farlo al Milan, dove l'asticella si alza. Ma era già tutto fatto, con gli approcci nell'autunno 2019 che avrebbero portato presumibilmente all'addio di Paolo Maldini. Boban salterà prima, accusando Elliott di essere stato irrispettoso nel scavalcarlo nella scelta del tedesco. E sarebbero andati via Stefano Pioli, Simon Kjaer e Zlatan Ibrahimovic.

Rangnick vedeva già nel 2020 un Milan senza Ibrahimovic
Proprio Rangnick in una sua intervista dell'estate 2020 parlerà del mancato approdo in rossonero: "Non è nel mio stile insistere su giocatori di 38 anni. Non perché non siano abbastanza bravi e Ibra certamente lo è. Ma perché preferisco creare valore, sviluppare talento. Per me ha poco senso puntare su Ibra o Kjaer, ma è la mia idea, né giusta né sbagliata. Semplicemente diversa".

Il dietrofront di Gazidis. E addio anche a Szoboszlai
Come è andata è storia: il Milan post-Covid inizia a vincere tutte le partite, si qualifica in Europa League, Ibra è il totem in campo, il gruppo sta con Pioli. E l'ad Ivan Gazidis fa un passo indietro, si scusa con Rangnick e decide di lasciare tutto così com'è. Per la cronaca, il Professor tedesco avrebbe portato un certo Dominik Szoboszlai, oggi stella del Liverpool.

Come sei anni fa, Ibra resta e Rangnick non arriva
Sei anni dopo lo scenario si ripete, con tempi, attori e modalità diverse. Non c'è più Elliott ma RedBird, non c'è nessun dirigente o allenatore che rischia di essere scavalcato, essendo stati tutti esonerati. C'è sempre la richiesta di Ragnick di avere pieni poteri. E c'è sempre Ibrahimovic, stavolta non in campo ma in qualità di consigliere del presidente. Che dopo aver contattato il tedesco e ascoltato il suo piano lo ha lasciato in standby, al punto da farlo stancare. Il finale è ancora lo stesso, Rangnick non arriva e Ibra resta.

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