Cataldi, Felipe Anderson e Jovane Cabral: le risposte convincenti di Udine
Il passo falso era dietro l’angolo, la Lazio però l’ha evitato. Ha camminato per le strade di Udine con attenzione per non incorrere in spiacevoli incontri. Ed è tornata a Roma con un punto che smuove poco la classifica ma aumenta, di tanto, le certezze e la fiducia del gruppo biancoceleste, orfano domenica sera di 5 titolari: Acerbi, Leiva, Lazzari, Luis Alberto e Immobile. Più un sesto, Pedro, che ha dovuto alzare bandiera bianca al 23’ per un infortunio alla caviglia: gli esami hanno evidenziato una tendinite all’altezza della tibia, da capire ancora gli effettivi tempi di recupero.
Con queste (pesanti) assenze, Sarri aveva gli uomini contati. E in campo sono scesi giocatori che, dopo una prima parte di stagione convincente, stavano attraversano un (lungo) momento di calo. Da loro Sarri si aspettava risposte, segnali, e li ha ottenuti. Perché Felipe Anderson, che non segnava in campionato dal 16 ottobre contro l’Inter, ha acceso l’interruttore in modalità ‘fenomeno’ e si è caricato la squadra sulle spalle. Perché Cataldi, tornato dietro a Leiva nelle gerarchie, ha tenuto bene il campo per 90’, dando equilibrio, rapidità e qualità alla manovra biancoceleste.
Il Comandante biancoceleste può abbozzare un sorriso anche su Jovane Cabral. L’esterno capoverdiano, arrivato nell’ultimo giorno di mercato, aveva esordito negli ultimi minuti giovedì scorso a Oporto. Domenica invece è subentrato a Pedro al 23’ e, nonostante abbia giocato in un ruolo non suo (centravanti) e sia entrato a freddo, ha fornito una prova interessante, da non sottovalutare: idee, dribbling, giocate e uno spirito di applicazione da elogiare. D’accordo, la forma fisica latita, ma in vista del rush finale di campionato può essere un’altra risorsa in più: sicuramente lo sarà giovedì contro il Porto, quando mancheranno Zaccagni e Pedro. Immobile recupera: non sarà al meglio, ma giocherà.






