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Lo scoop di El Grafico e quella maglia di troppo, così Caniggia perse la Juventus

Lo scoop di El Grafico e quella maglia di troppo, così Caniggia perse la Juventus TUTTOmercatoWEB
autore
Redazione TMW
Oggi alle 09:05Storie di Calcio
L'affare con la Juve sfuma definitivamente a causa di un clic. Caniggia approderà in Serie A soltanto l'anno successivo, nel 1988, vestendo la maglia del Verona per poi legarsi all'Atalanta e alla Roma.

Ci sono immagini che custodiscono il potere di cambiare il corso della storia, fermando il tempo un attimo prima che tutto crolli.
Nel grande album dei rimpianti del calciomercato italiano, ce n'è una stampata a colori che profuma di anni Ottanta, di gel per capelli e di promesse mai mantenute. Il protagonista è un ventenne di Henderson con le ali ai piedi e i capelli biondi al vento Claudio Paul Caniggia.
L'anno è il 1987.
In quell'estate infuocata, la Juventus è una nobile signora ferita, rimasta orfana del re Michel Platini e costretta a guardare il Napoli di Maradona sul tetto d'Italia.
Giampiero Boniperti cerca disperatamente un lampo di genialità per riaccendere il Comunale, i radar dei dirigenti bianconeri si posano su Buenos Aires, sponda River Plate.
Lì gioca un ragazzo che corre i cento metri in poco più di dieci secondi e salta gli avversari come birilli.
La trattativa per portare in Italia il "Figlio del Vento" decolla rapidamente, le cifre sono sul tavolo, l'accordo tra i club è vicinissimo e i contratti attendono solo l'inchiostro.
È in questo limbo perfetto, sospeso tra il sì e l'ufficialità, che si consuma il peccato originale, la celebre rivista argentina El Gráfico fiuta lo scoop mondiale e decide di anticipare i tempi.


I giornalisti stringono un patto con l'entourage del talento argentino e organizzano un servizio fotografico blindato.
Caniggia, con l'ingenuità dei suoi vent'anni, accetta, si mette in posa davanti all'obiettivo, sorride e indossa l'iconica maglia a strisce bianconere.
Lo scatto è perfetto, ma la reazione a Torino è un terremoto.
Nello stile sabaudo della Juventus dell'epoca, governata dal rigore della Real Casa e dall'austerità di Boniperti, quell'ostentazione pubblica è un affronto intollerabile.
La foto viene interpretata come una violazione del protocollo, una mancanza di rispetto verso l'istituzione societaria e un'incursione mediatica non autorizzata.
L'orgoglio bianconero si irrigidisce, la dirigenza, indispettita dalla fuga in avanti, decide clamorosamente di far saltare il banco.
La trattativa si interrompe bruscamente e l'affare viene definitivamente cancellato, la Juventus svanisce così per un clic di troppo, lasciando Caniggia a fare i conti con un trasferimento fantasma.
Il biondo attaccante arriverà in Italia solo un anno più tardi, nel 1988, ma per vestire la maglia del Verona, prima di legarsi all'Atalanta e alla Roma.
Di quella trattativa sfumata resta solo una fotografia, testimonianza sbiadita di un matrimonio che si sarebbe dovuto fare e che si è sciolto sotto i flash dei fotografi.

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